Australia. Gesuiti: no alla tolleranza zero nelle scuole
I regolamenti severi e inflessibili sulle droghe illegali nelle scuole private -come i test casuali antidroga- non sono che un vacuo esercizio di marketing, diretto a coltivare la reputazione della singola scuola piuttosto che gli interessi degli alunni. L'atto di accusa viene da un rapporto nazionale sull'uso di droga e sui regolamenti scolastici in materia, condotto dal Centro servizi sociali dei gesuiti, che ha esaminato 1000 scuole cattoliche in tutta Australia.La politica di tolleranza zero, nelle poche scuole che la applicano, non risponde alle necessita' degli alunni e serve solo a non far vedere l'uso di droga -sostiene lo studio. In quelle scuole l'uso di stupefacenti non sembra affatto diminuire, ma piuttosto diventare piu' nascosto. La minaccia di espulsione o di trasferimento significa che la scuola, l'istituzione accessibile per eccellenza da parte della maggioranza dei giovani, diventa "un ambiente da evitare per chi cerca aiuto o consiglio", sostiene lo studio.
I test antidroga 'a caso' sono stati adottati negli ultimi anni da molte delle scuole private piu' costose ed esclusive, mentre il ministro federale dell'Istruzione, Brendan Nelson, sostiene che essi avrebbero un effetto positivo nelle scuole pubbliche.
"Molte scuole cattoliche hanno adottato criteri piu' onesti e meno conflittuali verso l'uso di droga, ma una minoranza di scuole usa ancora un approccio inefficace e puramente disciplinare", osserva l'autore dello studio, il direttore Centro servizi sociali dei gesuiti, padre Peter Norden. "Gli adolescenti imparano facendo errori e una risposta punitiva non porta al cambiamento, ma ad alienazione e distacco", aggiunge. Secondo padre Norden i test casuali possono danneggiare la fiducia e la comunicazione fra alunni e docenti nelle scuole cattoliche e compromettere gli approcci pastorali e disciplinari piu' efficaci al problema.
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