Australia. Medici contrari alla legalizzazione ma non alla pratica dell'eutanasia
Opporsi alla legalizzazione dell'eutanasia non significa opporsi all'eutanasia per se. Questo emerge da uno studio australiano pubblicato nell'ultimo numero della rivista Internal Medicine Journal.
Un questionario di 36 pagine e' stato inviato a 1002 medici dell'ordine dei medici del Queensland, 1000 infermieri e 1200 cittadini. Un secondo questionario e' stato inviato quattro settimane dopo a coloro che non avevano risposto chiedendone la ragione. Nei questionari, l'eutanasia veniva cosi' definita: "agire al fine di porre fine alla vita di una persona, su richiesta della stessa e nel suo migliore interesse". Come spiegano gli autori dello studio, della Southern Cross University, questa definizione e' limitata alla sola eutanasia attiva volontaria (active voluntary euthanasia), per esempio quando un medico somministra consapevolmente al paziente una dose letale di farmaci.
Agli intervistati e' stato chiesto:
Quale fra le seguenti quattro affermazioni riflette meglio la sua posizione?
1. Sono contrario all'eutanasia (anti-eutanasia) e non voglio che la legge sia cambiata per legalizzare l'eutanasia
2. Non sono anti-eutanasia ma non voglio che la legge sia cambiata per legalizzare l'eutanasia
3. Sono favorevole all'eutanasia e vorrei che la legge fosse cambiata per legalizzare l'eutanasia
4. Non sono ne' contrario ne' favorevole all'eutanasia (sono neutrale o non sono sicuro).
Queste le risposte:
Analizzando questo studio e le ricerche fatte in passato, gli studiosi sostengono che l'opposizione della gran parte dei medici alla legalizzazione dell'eutanasia non e' dovuta alla loro contrarieta' all'eutanasia per se, quanto invece alla volonta' di mantenere la propria autonomia clinica e professionale, evitando vincoli legislativi e burocratici. Molti medici preferiscono lo status quo in quanto possono "aiutare i loro pazienti" segretamente, senza che controlli e misure di responsabilizzazione esterni interferiscano nella relazione medico-paziente.
I ricercatori concludono sottolineando la pericolosita' e la disparita' di trattamento che deriva dall'eutanasia clandestina. La mancanza di controllo e responsabilizzazione del medico che pratica l'eutanasia e' causa di decisioni avventate ed errate, decisioni che potrebbero essere evitate in un regime di legalizzazione. In un regime di clandestinita', al contrario, al paziente non e' dato sapere esplicitamente se il medico a cui si rivolge pratica o meno l'eutanasia, in quanto nessun medico ammettera' esplicitamente di averla praticata. Si viene per questo a creare una disparita' di trattamento fra i pazienti che inconsapevolmente si rivolgono a medici contrari all'eutanasia, i quali non potranno usufruire di quella assistenza che invece viene offerta ai pazienti che si rivolgono a medici che la praticano.
Un questionario di 36 pagine e' stato inviato a 1002 medici dell'ordine dei medici del Queensland, 1000 infermieri e 1200 cittadini. Un secondo questionario e' stato inviato quattro settimane dopo a coloro che non avevano risposto chiedendone la ragione. Nei questionari, l'eutanasia veniva cosi' definita: "agire al fine di porre fine alla vita di una persona, su richiesta della stessa e nel suo migliore interesse". Come spiegano gli autori dello studio, della Southern Cross University, questa definizione e' limitata alla sola eutanasia attiva volontaria (active voluntary euthanasia), per esempio quando un medico somministra consapevolmente al paziente una dose letale di farmaci.
Agli intervistati e' stato chiesto:
Quale fra le seguenti quattro affermazioni riflette meglio la sua posizione?
1. Sono contrario all'eutanasia (anti-eutanasia) e non voglio che la legge sia cambiata per legalizzare l'eutanasia
2. Non sono anti-eutanasia ma non voglio che la legge sia cambiata per legalizzare l'eutanasia
3. Sono favorevole all'eutanasia e vorrei che la legge fosse cambiata per legalizzare l'eutanasia
4. Non sono ne' contrario ne' favorevole all'eutanasia (sono neutrale o non sono sicuro).
Queste le risposte:
|
Gruppo |
numero |
1. Anti-eutanasia |
2. Non anti-eutanasia |
3. Pro-eutanasia |
4. Neutrale o |
|---|---|---|---|---|---|
|
Medici |
399 |
32 |
25 |
31 |
12 |
|
Infermieri |
422 |
19 |
16 |
46 |
19 |
|
Cittadini |
401 |
21 |
9 |
51 |
18 |
|
Totale |
1222 |
|
x2/6=75.9615, P<0.0001 |
|
|
Analizzando questo studio e le ricerche fatte in passato, gli studiosi sostengono che l'opposizione della gran parte dei medici alla legalizzazione dell'eutanasia non e' dovuta alla loro contrarieta' all'eutanasia per se, quanto invece alla volonta' di mantenere la propria autonomia clinica e professionale, evitando vincoli legislativi e burocratici. Molti medici preferiscono lo status quo in quanto possono "aiutare i loro pazienti" segretamente, senza che controlli e misure di responsabilizzazione esterni interferiscano nella relazione medico-paziente.
I ricercatori concludono sottolineando la pericolosita' e la disparita' di trattamento che deriva dall'eutanasia clandestina. La mancanza di controllo e responsabilizzazione del medico che pratica l'eutanasia e' causa di decisioni avventate ed errate, decisioni che potrebbero essere evitate in un regime di legalizzazione. In un regime di clandestinita', al contrario, al paziente non e' dato sapere esplicitamente se il medico a cui si rivolge pratica o meno l'eutanasia, in quanto nessun medico ammettera' esplicitamente di averla praticata. Si viene per questo a creare una disparita' di trattamento fra i pazienti che inconsapevolmente si rivolgono a medici contrari all'eutanasia, i quali non potranno usufruire di quella assistenza che invece viene offerta ai pazienti che si rivolgono a medici che la praticano.
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