Australia. "Questo farmaco e' stato creato con materiale embrionale umano…"
Il Governo federale ha fatto richiesta formale alle case farmaceutiche, di specificare nei loro prodotti, se sono stati fatti o testati con materiale embrionale umano.
Il provvedimento permettera' ai medici e ai pazienti di sapere di piu' sui farmaci che utilizzano, e una maggiore chiarezza di informazioni per coloro che hanno dubbi di coscienza. Molti eticisti e rappresentanti del Senato sostengono la tesi secondo la quale le compagnie biotech sono solo interessate ad aumentare i loro profitti economici, e non sono motivati da un desiderio reale di sconfiggere le malattie degenerative.
L'anno scorso, dopo un intenso dibattito politico, l'Australia ha dato il si' definitivo alla ricerca su embrioni sovrannumerari, divenendo uno dei Paesi piu' accoglienti per la ricerca e i ricercatori. Ma gia' da subito, gli oppositori al provvedimento avevano chiesto garanzie per l'informazione dei consumatori di farmaci a base embrionale. Il Senatore Brian Harradine preannuncio' in quella occasione che avrebbe portato la questione in sede istituzionale. E cosi' ha fatto. Harradine ha presentato un emendamento alla legge nel quale si richiede espressamente alle compagnie quelle specifiche informazioni, sia nelle confezioni che nei prontuari. Ora il Governo ha chiesto il parere della Therapeutics Good Administration (TGA), l'ente che registra i farmaci, e l'opinione di scienziati e industriali. La TGA ha presentato la sua posizione, dimostrando inizialmente alcune perplessita' sulle posizioni ferme di Harradine, ma dopo una lunga trattativa, e' stato deciso che i farmaci registrati da luglio dell'anno prossimo, dovranno obbligatoriamente avere queste informazioni in etichetta.
"Credo che questa decisione possa tranquillizzare il Senatore, e io stessa garantisco che i consumatori avranno tutte le informazioni necessarie", ha dichiarato al Senato il ministro della Salute Kay Patterson. Scontata la soddisfazione di Harradine, secondo il quale "questo e' un grosso passo avanti verso il diritto dei consumatori a conoscere. Se un paziente ha obiezioni di coscienza nei confronti di questo prodotto, sapendo quali sono non avra' che da evitarli. Ma se invece non avverte il problema, questo provvedimento non limitera' comunque la sua liberta'".
La Do No Harm, una coalizione che supporta limiti sostanziali alla ricerca, e' stata la prima a sollevare la questione dei farmaci. Il suo portavoce medico, David Van Gend, dopo aver appreso la notizia, ha dichiarato che "e' solo una decisione adeguata ai bisogno dei cittadini, di conoscere ed eventualmente boicottare alcuni prodotti".
Molte compagnie farmaceutiche, non avendo a disposizione materiale umano, sono costrette ad utilizzare tessuti, nervi, muscoli sviluppati da cellule staminali di topo. E anche se la conformazione biologica e genetica e' simile a quella dell'uomo, non e' la stessa. "Quanto sarebbe meglio per le compagnie avere dei tessuti umani freschi e giovani, soprattutto per testare l'efficacia e la tossicita' di alcuni farmaci?" chiede Van Gend.
Il mondo industriale pero' ha continuato a torcere il naso, convinto che questo provvedimento rischia solo di creare allarmismi e timori ingiustificati; queste etichette potrebbero creare un impatto negativo sulla ricerca e idee distorte. Queste infatti non danno indicazioni sull'efficacia del prodotto o sulla sua sicurezza, ma su componenti che potrebbero turbare le coscienze di alcuni: in tal senso, secondo gli industriali, appare inopportuno apporre su un prodotto medico e in senso lato "scientifico", una dicitura prettamente "morale".
Il provvedimento permettera' ai medici e ai pazienti di sapere di piu' sui farmaci che utilizzano, e una maggiore chiarezza di informazioni per coloro che hanno dubbi di coscienza. Molti eticisti e rappresentanti del Senato sostengono la tesi secondo la quale le compagnie biotech sono solo interessate ad aumentare i loro profitti economici, e non sono motivati da un desiderio reale di sconfiggere le malattie degenerative.
L'anno scorso, dopo un intenso dibattito politico, l'Australia ha dato il si' definitivo alla ricerca su embrioni sovrannumerari, divenendo uno dei Paesi piu' accoglienti per la ricerca e i ricercatori. Ma gia' da subito, gli oppositori al provvedimento avevano chiesto garanzie per l'informazione dei consumatori di farmaci a base embrionale. Il Senatore Brian Harradine preannuncio' in quella occasione che avrebbe portato la questione in sede istituzionale. E cosi' ha fatto. Harradine ha presentato un emendamento alla legge nel quale si richiede espressamente alle compagnie quelle specifiche informazioni, sia nelle confezioni che nei prontuari. Ora il Governo ha chiesto il parere della Therapeutics Good Administration (TGA), l'ente che registra i farmaci, e l'opinione di scienziati e industriali. La TGA ha presentato la sua posizione, dimostrando inizialmente alcune perplessita' sulle posizioni ferme di Harradine, ma dopo una lunga trattativa, e' stato deciso che i farmaci registrati da luglio dell'anno prossimo, dovranno obbligatoriamente avere queste informazioni in etichetta.
"Credo che questa decisione possa tranquillizzare il Senatore, e io stessa garantisco che i consumatori avranno tutte le informazioni necessarie", ha dichiarato al Senato il ministro della Salute Kay Patterson. Scontata la soddisfazione di Harradine, secondo il quale "questo e' un grosso passo avanti verso il diritto dei consumatori a conoscere. Se un paziente ha obiezioni di coscienza nei confronti di questo prodotto, sapendo quali sono non avra' che da evitarli. Ma se invece non avverte il problema, questo provvedimento non limitera' comunque la sua liberta'".
La Do No Harm, una coalizione che supporta limiti sostanziali alla ricerca, e' stata la prima a sollevare la questione dei farmaci. Il suo portavoce medico, David Van Gend, dopo aver appreso la notizia, ha dichiarato che "e' solo una decisione adeguata ai bisogno dei cittadini, di conoscere ed eventualmente boicottare alcuni prodotti".
Molte compagnie farmaceutiche, non avendo a disposizione materiale umano, sono costrette ad utilizzare tessuti, nervi, muscoli sviluppati da cellule staminali di topo. E anche se la conformazione biologica e genetica e' simile a quella dell'uomo, non e' la stessa. "Quanto sarebbe meglio per le compagnie avere dei tessuti umani freschi e giovani, soprattutto per testare l'efficacia e la tossicita' di alcuni farmaci?" chiede Van Gend.
Il mondo industriale pero' ha continuato a torcere il naso, convinto che questo provvedimento rischia solo di creare allarmismi e timori ingiustificati; queste etichette potrebbero creare un impatto negativo sulla ricerca e idee distorte. Queste infatti non danno indicazioni sull'efficacia del prodotto o sulla sua sicurezza, ma su componenti che potrebbero turbare le coscienze di alcuni: in tal senso, secondo gli industriali, appare inopportuno apporre su un prodotto medico e in senso lato "scientifico", una dicitura prettamente "morale".
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti