Australia. La tolleranza zero fa crescere i casi di epatite
La politica di tolleranza zero sulla droga, imposta dal governo conservatore, ha fatto impennare i casi di infezione da epatite C in Australia, dove si prevede che entro il 2020 rimarranno mezzo milione di persone. E' questa la preoccupata conclusione di un rapporto riservato, preparato per il dipartimento federale della Sanita', di cui il quotidiano "Australian" ha ottenuto una copia.
Preparato da esperti indipendenti, il rapporto rimprovera al governo Howard di "aver eluso le sue responsabilita'" ed esser venuto meno al ruolo di leadership negando le risorse necessarie per sanare un problema "urgente" di salute pubblica.
"La strategia del governo non e' riuscita a controllare l'epidemia di epatite C ... l'urgenza del problema non puo' esser sottolineata a sufficienza", dichiarano gli autori, fra i quali Howard Thomas, direttore del dipartimento di medicina dell'ospedale St. Mary's di Londra; Fran Baum, capo dipartimento di salute pubblica dell'universita' Flinders di Adelaide; e Michael Levy, direttore della salute della popolazione del servizio sanita' del sistema penitenziario del Nuovo Galles del Sud.
Gli esperti esprimono critiche particolarmente dure alla politica di tolleranza zero, che mira a reprimere l'uso illecito di droghe invece di tentare di rendere piu' sicuro il loro inevitabile uso. "Vi e' un crescente riconoscimento del fatto che la criminalizzazione dell'uso di droga per iniezione ha contribuito all'aumento dei tassi di contagio", decretano gli esperti, raccomandando l'adozione di una campagna educativa nazionale, oltre ad una migliore collaborazione con i gruppi che lavorano con i consumatori di droga per iniezione.
Il virus dell'epatite C causa malattie croniche del fegato nell'85% delle persone colpite. Si trasmette attraverso il sangue -con quasi il 90% delle nuove infezioni legate all'impiego di aghi ipodermici usati- ma raramente si diffonde tramite rapporti sessuali. Non esiste un vaccino, ma una nuova terapia, che ha portato al 60% il tasso di guarigione, e' disponibile in molti Paesi occidentali, anche se in Australia non e' ancora diffuso in mancanza di agevolazioni governative.
Secondo lo studio, un aumento di spesa nel settore porterebbe un buon ritorno economico. "La spesa sulla prevenzione puo' essere abbondantemente compensata da risparmi futuri sul trattamento nelle fasi avanzate dell'epatite C, con malattie di fegato e la necessita' di trapianti", osservano gli autori.
Preparato da esperti indipendenti, il rapporto rimprovera al governo Howard di "aver eluso le sue responsabilita'" ed esser venuto meno al ruolo di leadership negando le risorse necessarie per sanare un problema "urgente" di salute pubblica.
"La strategia del governo non e' riuscita a controllare l'epidemia di epatite C ... l'urgenza del problema non puo' esser sottolineata a sufficienza", dichiarano gli autori, fra i quali Howard Thomas, direttore del dipartimento di medicina dell'ospedale St. Mary's di Londra; Fran Baum, capo dipartimento di salute pubblica dell'universita' Flinders di Adelaide; e Michael Levy, direttore della salute della popolazione del servizio sanita' del sistema penitenziario del Nuovo Galles del Sud.
Gli esperti esprimono critiche particolarmente dure alla politica di tolleranza zero, che mira a reprimere l'uso illecito di droghe invece di tentare di rendere piu' sicuro il loro inevitabile uso. "Vi e' un crescente riconoscimento del fatto che la criminalizzazione dell'uso di droga per iniezione ha contribuito all'aumento dei tassi di contagio", decretano gli esperti, raccomandando l'adozione di una campagna educativa nazionale, oltre ad una migliore collaborazione con i gruppi che lavorano con i consumatori di droga per iniezione.
Il virus dell'epatite C causa malattie croniche del fegato nell'85% delle persone colpite. Si trasmette attraverso il sangue -con quasi il 90% delle nuove infezioni legate all'impiego di aghi ipodermici usati- ma raramente si diffonde tramite rapporti sessuali. Non esiste un vaccino, ma una nuova terapia, che ha portato al 60% il tasso di guarigione, e' disponibile in molti Paesi occidentali, anche se in Australia non e' ancora diffuso in mancanza di agevolazioni governative.
Secondo lo studio, un aumento di spesa nel settore porterebbe un buon ritorno economico. "La spesa sulla prevenzione puo' essere abbondantemente compensata da risparmi futuri sul trattamento nelle fasi avanzate dell'epatite C, con malattie di fegato e la necessita' di trapianti", osservano gli autori.
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