Lunedì 8 giugno 2026
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D'Avack e Di Segni (Cnb), ddl su testamento biologico e' inadeguato

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Il decreto legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, piu' comunemente chiamato 'testamento biologico', 'e' talmente pessimo che c'e' chi si augura che in Italia si mantenga il vuoto legislativo che fino ad ora c'e' stato'. A dirlo, in un incontro organizzato giovedi' sera dalla Consulta della Comunita' ebraica di Roma, dal Centro di cultura ebraica e dall'Ufficio Rabbinico, e' stato Lorenzo D'Avack, professore di filosofia del diritto all'Universita' di Roma Tre e vicepresidente del Comitato nazionale per la bioetica.
D'Avack, ricordando la necessita' di distinguere tra 'consenso informato' e 'dichiarazione anticipata di trattamento', ha detto che su quest'ultimo punto 'la proposta di legge non consente assolutamente niente: anzitutto perche' le dichiarazioni vengono prese in esame solo per un paziente in stato vegetativo permanente; in secondo luogo perche' consente che si possano rifiutare solo l'accanimento terapeutico e la sperimentazione medica, entrambi gia' vietati dal codice deontologico medico e dalla normativa italiana'.
Sulla stessa linea, anche se non su identiche posizioni, il Rabbino Capo di Roma e vicepresidente del Comitato nazionale per la bioetica, Riccardo Di Segni: 'questa legge e', per come si propone, estremamente limitativa, perche' esclude il diritto del paziente di scegliere. Sembra un inganno, una ciliegina su una torta che non esiste'. Di Segni, ricordando come non ci sia una posizione ebraica ufficiale su queste tematiche, ha detto che 'la dichiarazione anticipata e' contemplata dalla legge ebraica' e che il dibattito, in continua evoluzione, verte su due punti: da un lato la sacralita' della vita, dall'altro il diritto della persona a non provare dolore e sofferenza. Per quanto riguarda la nutrizione e idratazione, il rabbino ha detto che, 'pur non esistendo una visione univoca, il pensiero prevalente e' che acqua e alimento siano due elementi naturali e vitali che non possono essere levati'. Su questo punto diverge il pensiero di D'Avack, secondo cui il 'paziente ha il diritto di rinunciare ad una pratica invasiva sul proprio corpo'. Per concludere entrambi gli studiosi hanno ricordato l'importanza dell'interazione attiva tra medico e paziente, di cui le dichiarazioni anticipate rappresenterebbero uno strumento d'ausilio.
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