Avvenire: Wojtyla icona della dolce morte? Parola di stregoni
'Non si limitano a teorizzare l'eutanasia, si comportano pure come stregoni della diagnosi a distanza'. A rispondere all'articolo pubblicato da Micromega dal titolo 'La dolce morte di Karol Wojtyla' e presentato ieri in una conferenza stampa dall'autrice Lina Pavonelli, direttrice della Scuola di specializzazione di anestesia e rianimazione dell'universita' di Ferrara, e dal direttore della rivista Paolo Flores D'Arcais, e' oggi il quotidiano dei vescovi 'Avvenire' con un editoriale a firma di Luigi Geninazzi.
Alla dottoressa Pavonelli e a Flores D'arcais, che sostengono che a papa Wojtyla sia stata praticata una vera e propria forma di eutanasia, Avvenire contesta che 'senza aver mai visto il paziente e a due anni dalla sua morte' vogliono 'incredibilmente' trasformare la 'morte cristiana' di Giovanni Paolo II in una 'icona della dolce morte'. 'Un tentativo tanto piu' penoso quanto piu' dettato da furore ideologico'.
Ricordando che Pavonelli, 'che non c'e' mai stata al capezzale' del Papa, ha gia' ricevuto 'una sonora smentita da chi c'era, il professor Renato Buzzonetti, medico personale di papa Wojtyla fina dal 1978' dalle pagine del quotidiano 'Repubblica', il quotidiano della Cei sostiene che 'non esiste il minimo appiglio fattuale per una ricostruzione cosi' arbitraria e assurda'.
Alla dottoressa Pavonelli e a Flores D'arcais, che sostengono che a papa Wojtyla sia stata praticata una vera e propria forma di eutanasia, Avvenire contesta che 'senza aver mai visto il paziente e a due anni dalla sua morte' vogliono 'incredibilmente' trasformare la 'morte cristiana' di Giovanni Paolo II in una 'icona della dolce morte'. 'Un tentativo tanto piu' penoso quanto piu' dettato da furore ideologico'.
Ricordando che Pavonelli, 'che non c'e' mai stata al capezzale' del Papa, ha gia' ricevuto 'una sonora smentita da chi c'era, il professor Renato Buzzonetti, medico personale di papa Wojtyla fina dal 1978' dalle pagine del quotidiano 'Repubblica', il quotidiano della Cei sostiene che 'non esiste il minimo appiglio fattuale per una ricostruzione cosi' arbitraria e assurda'.
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