Banche: il consorzio Pattichiari perde un terzo degli istituti
PattiChiari perde i pezzi. Il consorzio nato nel 2003 su impulso dell'Abi negli ultimi mesi ha perso circa un terzo dei suoi aderenti: da 150 a circa 100 banche, secondo quanto risulta a Radiocor. Le defezioni, spiegano fonti finanziarie, si spiegano con i nuovi obblighi imposti dalla riforma della governance decisa a fine ottobre: l'adesione a tutti e trenta i progetti del consorzio ma anche con i costi che per alcune banche di media taglia arrivano a svariate centinaia di migliaia di euro l'anno. Ad uscire sono state in particolare banche medie e piccole. Secondo alcuni dati riservati, infatti, la percentuale di sportelli del sistema che ancora aderisce al Consorzio, nonostante le uscite, e' ancora superiore al 70 per cento. Per il neo presidente del Consorzio, Filippo Cavazzuti, la strada ora e' tutta in salita: dovra' cercare di far cambiare idea alle banche della diaspora. Le critiche mosse da queste ultime, tuttavia, l'ex Commissario Consob le conosce bene. Il comun denominatore e' che PattiChiari sia "autoreferenziale", caratterizzata da "costose innovazioni organizzative", senza che appaia evidente il vantaggio in termini di reputazione, anzi in molti hanno giudicato i risultati "insoddisfacenti" anche alla luce del grave infortunio di settembre, in occasione della crisi della Lehman. Come e' noto la lista delle obbligazioni a basso rischio, una delle prime iniziative lanciate nella fase di avvio del Consorzio all'epoca degli scandali finanziari, conteneva anche nel giorno dell'annuncio del default Lehman (meta' settembre) l'indicazione, tra i titoli sicuri, dei bond dalla banca Usa.
Tra i vari appunti recapitati a Cavazzuti, c'e' anche il fatto che la struttura di PattiChiari non coinvolge a sufficienza le banche nella messa a punto delle iniziative.
L'obiettivo del Consorzio ora, coadiuvato dal presidente dell'Abi Corrado Faissola, e' quello di sensibilizzare un ripensamento nelle banche della diaspora anche perche' il progetto, dopo il suo rilancio e' tornato ad essere strategico per il sistema. Tra l'altro, osserva chi vede ancora positivamente l'iniziativa, a favorire l'uscita e' stato anche il meccanismo del nuovo statuto deciso dall'assemblea del Consorzio a fine ottobre: prevedeva l'adesione, entro la fine dell'anno, a tutti e 30 gli impegni per la qualita' che sostituiranno o integreranno le attuali dieci iniziative. La modifica pero' si e' rivelata un problema per molte banche: la vecchia versione di PattiChiari, infatti, consentiva di aderire solo alle iniziative preferite ciascuna caratterizzata da un suo bollino di riconoscimento.
Tra i vari appunti recapitati a Cavazzuti, c'e' anche il fatto che la struttura di PattiChiari non coinvolge a sufficienza le banche nella messa a punto delle iniziative.
L'obiettivo del Consorzio ora, coadiuvato dal presidente dell'Abi Corrado Faissola, e' quello di sensibilizzare un ripensamento nelle banche della diaspora anche perche' il progetto, dopo il suo rilancio e' tornato ad essere strategico per il sistema. Tra l'altro, osserva chi vede ancora positivamente l'iniziativa, a favorire l'uscita e' stato anche il meccanismo del nuovo statuto deciso dall'assemblea del Consorzio a fine ottobre: prevedeva l'adesione, entro la fine dell'anno, a tutti e 30 gli impegni per la qualita' che sostituiranno o integreranno le attuali dieci iniziative. La modifica pero' si e' rivelata un problema per molte banche: la vecchia versione di PattiChiari, infatti, consentiva di aderire solo alle iniziative preferite ciascuna caratterizzata da un suo bollino di riconoscimento.
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