Le banche gongolano: il 70% degli imprenditori stranieri sono clienti
Le imprese di migranti sono raddoppiate in cinque anni e ben sette imprenditori immigrati su dieci sono clienti delle banche. Si tratta dei dati del focus sull'Imprenditoria immigrata e le banche, condotto nell'ambito della ricerca Abi-Cespi, su un campione rappresentativo di 1.324 migranti di dieci diverse nazionalita', in cinque aree urbane italiane.
Secondo i dati dell'Unioncamere, negli ultimi 5 anni le imprese individuali gestite e controllate da immigrati sono piu' che raddoppiate, passando da circa 100 mila nel 2001 a quasi 230 mila nel 2006. A fronte di questo dato l'indagine sottolinea che nel dettaglio gli imprenditori immigrati che usano prodotti bancari - principalmente prestiti personali, investimento in titoli, ricorso ad internet e all'home banking per effettuare operazioni bancarie - sono 9 su 10 a Perugia e a Milano; 8 a Brescia, poco piu' di 7 a Roma. Il fenomeno e' invece ancora poco evidente al Sud: a Palermo sono 4 su 10.
Eppure se si va a vedere la percentuale degli immigrati impenditori, a Palermo si parla del 30% mentre a Brescia arriva a circa il 6%.
A Palermo, segnala l'Abi, "il quadro e' molto interessante. Spiccano la rilevanza del commercio, la crescita del lavoro domestico e una occupazione contenuta nel comparto industriale. Un altro elemento che contribuisce a spiegare l'elevato numero di imprenditori a Palermo e' collegato alle nazionalita' intervistate: nel campione erano inclusi bangladesi, molto impiegati nel settore del commercio e servizi, e marocchini, in molti casi commercianti ambulanti attivi nei mercati rionali.
A Brescia, i lavoratori autonomi immigrati sono il 5,6%, e cio' anche se il tessuto industriale e' piu' sviluppato, sia in termini di piccola e media impresa che di aziende di maggiori dimensioni. D'altra parte, nel campione bresciano e' predominante il lavoro dipendente, soprattutto nell'industria (oltre il 46% degli occupati)". Oltre al territorio di residenza, il luogo d'origine e il genere fanno l'imprenditore.
E cosi' sulla base della variabile nazionale, spicca l'alta propensione all'imprenditorialita' della comunita' cinese (33% circa di imprenditori, rispetto al totale dei cinesi intervistati), seguita in questa classifica dal dato relativo a bangladesi (20%) e marocchini (18%). Nel campione e' invece basso il livello di lavoratori autonomi tra albanesi (5%), ecuadoriani (6,6%), filippini (circa 7%) e ghanesi (7,6%). In posizione intermedia si situano senegalesi ed egiziani, che sfiorano il 10% di lavoratori autonomi tra gli occupati.
Quanto alla presenza femminile nel mondo dell'imprenditoria, il numero di imprenditrici immigrate non e' affatto trascurabile e le titolari di un'impresa rappresentano quasi il 7% delle donne intervistate nel corso dell'indagine.
La presenza di donne a capo di un'azienda dipende dal settore: nel commercio la percentuale 'rosa' supera addirittura quella maschile, con rispettivamente oltre il 65% a fronte di un 57%.
Solo gli uomini hanno costituito imprese nel settore delle costruzioni, mentre le donne sono prevalenti nel comparto degli alberghi e ristoranti e dell'industria. Quanto al titolo di studio, il 27,6% degli imprenditori e' laureato e il 72% degli autonomi ha un'istruzione superiore, in linea con l'alto livello di scolarizzazione degli immigrati in Italia.
Secondo i dati dell'Unioncamere, negli ultimi 5 anni le imprese individuali gestite e controllate da immigrati sono piu' che raddoppiate, passando da circa 100 mila nel 2001 a quasi 230 mila nel 2006. A fronte di questo dato l'indagine sottolinea che nel dettaglio gli imprenditori immigrati che usano prodotti bancari - principalmente prestiti personali, investimento in titoli, ricorso ad internet e all'home banking per effettuare operazioni bancarie - sono 9 su 10 a Perugia e a Milano; 8 a Brescia, poco piu' di 7 a Roma. Il fenomeno e' invece ancora poco evidente al Sud: a Palermo sono 4 su 10.
Eppure se si va a vedere la percentuale degli immigrati impenditori, a Palermo si parla del 30% mentre a Brescia arriva a circa il 6%.
A Palermo, segnala l'Abi, "il quadro e' molto interessante. Spiccano la rilevanza del commercio, la crescita del lavoro domestico e una occupazione contenuta nel comparto industriale. Un altro elemento che contribuisce a spiegare l'elevato numero di imprenditori a Palermo e' collegato alle nazionalita' intervistate: nel campione erano inclusi bangladesi, molto impiegati nel settore del commercio e servizi, e marocchini, in molti casi commercianti ambulanti attivi nei mercati rionali.
A Brescia, i lavoratori autonomi immigrati sono il 5,6%, e cio' anche se il tessuto industriale e' piu' sviluppato, sia in termini di piccola e media impresa che di aziende di maggiori dimensioni. D'altra parte, nel campione bresciano e' predominante il lavoro dipendente, soprattutto nell'industria (oltre il 46% degli occupati)". Oltre al territorio di residenza, il luogo d'origine e il genere fanno l'imprenditore.
E cosi' sulla base della variabile nazionale, spicca l'alta propensione all'imprenditorialita' della comunita' cinese (33% circa di imprenditori, rispetto al totale dei cinesi intervistati), seguita in questa classifica dal dato relativo a bangladesi (20%) e marocchini (18%). Nel campione e' invece basso il livello di lavoratori autonomi tra albanesi (5%), ecuadoriani (6,6%), filippini (circa 7%) e ghanesi (7,6%). In posizione intermedia si situano senegalesi ed egiziani, che sfiorano il 10% di lavoratori autonomi tra gli occupati.
Quanto alla presenza femminile nel mondo dell'imprenditoria, il numero di imprenditrici immigrate non e' affatto trascurabile e le titolari di un'impresa rappresentano quasi il 7% delle donne intervistate nel corso dell'indagine.
La presenza di donne a capo di un'azienda dipende dal settore: nel commercio la percentuale 'rosa' supera addirittura quella maschile, con rispettivamente oltre il 65% a fronte di un 57%.
Solo gli uomini hanno costituito imprese nel settore delle costruzioni, mentre le donne sono prevalenti nel comparto degli alberghi e ristoranti e dell'industria. Quanto al titolo di studio, il 27,6% degli imprenditori e' laureato e il 72% degli autonomi ha un'istruzione superiore, in linea con l'alto livello di scolarizzazione degli immigrati in Italia.
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