Banda larga di nuova generazione: per Telecom in Italia manca la domanda
L'Italia non soffre di un ritardo tecnologico nelle sue infrastrutture di rete a banda larga, ma il problema e' "un evidente" insufficienza nello sviluppo della domanda di servizi su internet veloce. L'amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabe', torna sulla vicenda dello sviluppo di una nuova rete tlc in fibra ottica capace di garantire servizi a 'larghissima' banda, la cosiddetta Ngn (Next generation network), durante un'audizione in commissione Trasporti alla Camera.
Telecom Italia, ha assicurato Bernabe' ai deputati, e' pronta a fare la sua parte per sviluppare la nuova infrastruttura: "siamo pronti ad assumere un ruolo primario per una crescita del sistema delle telecomunicazioni che consenta la nostro Paese di restare all'avanguardia in questo settore". Il piano Ngn di Telecom prevede circa 10,4 miliardi di euro nel periodo 2007-2016, di cui 4,6 miliardi per il completamento della piattaforma di prima generazione, 5,8 per la piattaforma di seconda generazione, con la trasformazione in linee 'ultrabroadband' di 13 milioni di utenze, pari al 64% del totale, e la copertura di gran parte della popolazione con la larga mobile di quarta generazione.
Il problema e' pero' la lenta crescita della domanda di servizi sulla larga banda in Italia, ha voluto sottolineare l'ad di Telecom. Sulla rete di prima generazione per la banda larga, quella che utilizza la tecnologia Xdsl, "nonostante i livelli di eccellenza raggiunti, a fronte di una 'copertura' di Telecom che, a fine 2007, risultava pari al 94% delle linee (circa 22 milioni), la capacità utilizzata risultava di poco superiore alla metà degli utenti potenziali (circa 10,5 milioni)". Insomma gli italiani usano poco internet e in giro ci sono pochi computer rispetto al resto d'Europa.
Per questo l'ad di Telecom ha rilanciato l'idea di un "New Deal" italiano che coinvolga tutti i soggetti interessati (operatori, istituzioni governative ed autorita' di regolamentazione) affidando all'intervento pubblico il compito di "sostegno della domanda" per eliminare il 'gap' esistente tra il nostro Paese e il resto d'Europa, ma chiedendo anche che le nuove reti di tlc siano inserite nel Piano 'Industria 2015' per lo sviluppo e la competitivita' del sistema produttivo nazionale.
C'e' poi il problema della regolamentazione sull'accesso alla nuova rete: "fino ad oggi l'Autorità di regolamentazione si è occupata di regolamentare l'esistente, da ora in poi, a questo compito già gravoso si aggiunge quello di individuare regole che promuovano il futuro, mantenendo l'apertura dei mercati ed i livelli di competizione, ma anche e, soprattutto, favorendo l'avvio di un nuovo ciclo di investimenti. Ció richiede, necessariamente, una diversa strategia regolamentare" ha sottolineato Bernabe'. Un tema quello del ritorno degli investimenti, ha evidenziato l'ad di Telecom Italia, che e' stato riconosciuto anche dalla Commissione Ue che nelle sue recenti decisioni in materia di sviluppo delle tlc ha "riconosciuto un 'risk premium' sui nuovi investimenti infrastrutturali caratterizzati da un elevato livello di rischio imprenditoriale, legato all'incertezza della domanda".
Per quanto riguarda il confronto con l'Agcom sull'apertura dell'attuale rete in rame, Bernabe' ha sottolineato che "l'attuazione degli impegni da noi presentati garantira', indistintamente a tutti gli operatori la fornitura dei servizi di accesso all'ingrosso, alle medesime condizioni e attraverso procedure uniformi. Di conseguenza, gli impegni determineranno il superamento dei rischi competitivi tradizionalmente associati dall'Autorita' all'integrazione verticale di Telecom Italia".
L'ad di Telecom ha ricordato che Open Access, il progetto interno all'azienda di riassetto delle infrastrutture, "e' uno sforzo molto rilevante e tra l'altro non era nemmeno richiesto. Diciamo che la costituzione di Open Access non e' stata una richiesta dell'Autorita', e' stata una nostra libera disponibilita' in funzione della creazione di un ambiente piu' competitivo, trasparente, piu' informato sui nostri investimenti". Per il resto Bernabe' ha evidenziato che ora spetta all' Authority decidere, dopo che e' terminata la consultazione con gli altri operatori sugli impegni Telecom.
Quel che e' certo, ha sottolineato Bernabe' , rispondendo ad un deputato della Lega che chiedeva un intervento legislativo per separate la rete dal resto delle attivita' di Telecom Italia, e' che su questa materia bisogna essere molto cauti, prima di pensare di imporre alla societa' interventi che potrebbero rivelarsi traumatici: "Telecom Italia ha oggi 43 miliardi di debito lordo, 37 di netto e quasi 30 miliardi di bond su mercato.
Quindi ha la necessita' di rifinanziare costantemente il debito.
Chi ha garantito questo debito, chi lo ha sottoscritto, ha come garanzia le infrastrutture e investimenti che Telecom ha realizzato. Ogni operazione che comporti una modifica della struttura patrimoniale di Telecom va verificata con chi prestato i soldi a Telecom". In caso contrario il rischio e' che Telecom non possa piu' andare sul mercato per finanziarsi, quantomeno alle condizioni buone di cui gode attualmente, e che gli investimenti, neccessari a tutto per il Paese sulle infastrutture, non si facciano piu'.
Bernabe' ha comunque assicurato che "il debito di Telecom e' di grandissima tranquillita' e ben strutturato" e che comunque la societa' "ha 24 mesi di liquidita'" senza quindi avere la necessita' di ricorrere in tempi brevi al mercato, vista anche l'attuale situazione della finanza mondiale.
Telecom Italia, ha assicurato Bernabe' ai deputati, e' pronta a fare la sua parte per sviluppare la nuova infrastruttura: "siamo pronti ad assumere un ruolo primario per una crescita del sistema delle telecomunicazioni che consenta la nostro Paese di restare all'avanguardia in questo settore". Il piano Ngn di Telecom prevede circa 10,4 miliardi di euro nel periodo 2007-2016, di cui 4,6 miliardi per il completamento della piattaforma di prima generazione, 5,8 per la piattaforma di seconda generazione, con la trasformazione in linee 'ultrabroadband' di 13 milioni di utenze, pari al 64% del totale, e la copertura di gran parte della popolazione con la larga mobile di quarta generazione.
Il problema e' pero' la lenta crescita della domanda di servizi sulla larga banda in Italia, ha voluto sottolineare l'ad di Telecom. Sulla rete di prima generazione per la banda larga, quella che utilizza la tecnologia Xdsl, "nonostante i livelli di eccellenza raggiunti, a fronte di una 'copertura' di Telecom che, a fine 2007, risultava pari al 94% delle linee (circa 22 milioni), la capacità utilizzata risultava di poco superiore alla metà degli utenti potenziali (circa 10,5 milioni)". Insomma gli italiani usano poco internet e in giro ci sono pochi computer rispetto al resto d'Europa.
Per questo l'ad di Telecom ha rilanciato l'idea di un "New Deal" italiano che coinvolga tutti i soggetti interessati (operatori, istituzioni governative ed autorita' di regolamentazione) affidando all'intervento pubblico il compito di "sostegno della domanda" per eliminare il 'gap' esistente tra il nostro Paese e il resto d'Europa, ma chiedendo anche che le nuove reti di tlc siano inserite nel Piano 'Industria 2015' per lo sviluppo e la competitivita' del sistema produttivo nazionale.
C'e' poi il problema della regolamentazione sull'accesso alla nuova rete: "fino ad oggi l'Autorità di regolamentazione si è occupata di regolamentare l'esistente, da ora in poi, a questo compito già gravoso si aggiunge quello di individuare regole che promuovano il futuro, mantenendo l'apertura dei mercati ed i livelli di competizione, ma anche e, soprattutto, favorendo l'avvio di un nuovo ciclo di investimenti. Ció richiede, necessariamente, una diversa strategia regolamentare" ha sottolineato Bernabe'. Un tema quello del ritorno degli investimenti, ha evidenziato l'ad di Telecom Italia, che e' stato riconosciuto anche dalla Commissione Ue che nelle sue recenti decisioni in materia di sviluppo delle tlc ha "riconosciuto un 'risk premium' sui nuovi investimenti infrastrutturali caratterizzati da un elevato livello di rischio imprenditoriale, legato all'incertezza della domanda".
Per quanto riguarda il confronto con l'Agcom sull'apertura dell'attuale rete in rame, Bernabe' ha sottolineato che "l'attuazione degli impegni da noi presentati garantira', indistintamente a tutti gli operatori la fornitura dei servizi di accesso all'ingrosso, alle medesime condizioni e attraverso procedure uniformi. Di conseguenza, gli impegni determineranno il superamento dei rischi competitivi tradizionalmente associati dall'Autorita' all'integrazione verticale di Telecom Italia".
L'ad di Telecom ha ricordato che Open Access, il progetto interno all'azienda di riassetto delle infrastrutture, "e' uno sforzo molto rilevante e tra l'altro non era nemmeno richiesto. Diciamo che la costituzione di Open Access non e' stata una richiesta dell'Autorita', e' stata una nostra libera disponibilita' in funzione della creazione di un ambiente piu' competitivo, trasparente, piu' informato sui nostri investimenti". Per il resto Bernabe' ha evidenziato che ora spetta all' Authority decidere, dopo che e' terminata la consultazione con gli altri operatori sugli impegni Telecom.
Quel che e' certo, ha sottolineato Bernabe' , rispondendo ad un deputato della Lega che chiedeva un intervento legislativo per separate la rete dal resto delle attivita' di Telecom Italia, e' che su questa materia bisogna essere molto cauti, prima di pensare di imporre alla societa' interventi che potrebbero rivelarsi traumatici: "Telecom Italia ha oggi 43 miliardi di debito lordo, 37 di netto e quasi 30 miliardi di bond su mercato.
Quindi ha la necessita' di rifinanziare costantemente il debito.
Chi ha garantito questo debito, chi lo ha sottoscritto, ha come garanzia le infrastrutture e investimenti che Telecom ha realizzato. Ogni operazione che comporti una modifica della struttura patrimoniale di Telecom va verificata con chi prestato i soldi a Telecom". In caso contrario il rischio e' che Telecom non possa piu' andare sul mercato per finanziarsi, quantomeno alle condizioni buone di cui gode attualmente, e che gli investimenti, neccessari a tutto per il Paese sulle infastrutture, non si facciano piu'.
Bernabe' ha comunque assicurato che "il debito di Telecom e' di grandissima tranquillita' e ben strutturato" e che comunque la societa' "ha 24 mesi di liquidita'" senza quindi avere la necessita' di ricorrere in tempi brevi al mercato, vista anche l'attuale situazione della finanza mondiale.
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