Mercoledì 10 giugno 2026
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Banda larga, rapporto I-com su disastro Italia: coperto solo il 19% del Paese, strategie sbagliate, nessuno standard minimo

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Sulla banda larga il nostro Paese, con una copertura di appena il 19%, e' indietro rispetto alla media europea del 4%. E l'intervento pubblico sembra insufficiente: questo il parere di un documento presentato da I-com sulle reti di prossima generazione.
I-com, istituto per la competitivita', nelconvegno "Come allargare la banda", conferma il gap tra Italia e resto d'Europa sullo sviluppo della banda larga e critica, senza mezzi termini, la strategia del governo. "Lo sviluppo della banda larga e' uno degli obiettivi cardine che una economia moderna dovrebbe incentivare e realizzare. Nonostante questo, pero', le infrastrutture di comunicazione elettronica di nuova generazione (Next generation networks, Ngn) stentano a decollare. Questo forte ritardo e' particolarmente avvertito in Italia. Da piu' parti si e' invocato un intervento pubblico forte, utile a supportare gli investimenti necessari a rendere realta' l'avvento delle reti a banda larga (2 Mb/s, idonee a consentire l'abbattimento del digital divide) e ultra-larga (Uwb, idonea a determinare tassi di crescita significativa del Pil). A gennaio 2009 - sottolinea il documento - il tasso di penetrazione della banda larga in Italia si attestava, secondo i dati della Commissione europea, al 19% contro una media comunitaria del 22,9% e contro livelli sensibilmente superiori degli altri piu' competitivi Paesi europei (Gran Bretagna 28,4%, Francia 27,7%, Germania 27,5%). A questo si aggiunge una scarsa diffusione tra gli italiani dell'utilizzo dei servizi fruibili tramite Internet: elemento da attribuire - secondo I-com - principalmente alla scarsa percezione che i cittadini hanno delle potenziailta' della broadband e lo scarso grado di informatizzazione della popolazione".
E nell'invocare un intervento forte della politica "a fronte di questa situazione di arretratezza", I-com non sembra approvare le strategie dell'esecutivo. "In Italia, ad oggi, risultano stanziati 800 milioni di euro (fondi Fas, il cui impegno e' al vaglio del Cipe), 264 milioni (gia' adibiti per il progetto a banda larga di provenienza Infratel) e 188 milioni di euro (fondi Fesr). Per quanto questo intervento costituisca una buona base di partenza per lo sviluppo della banda larga, ritenuto essenziale nel processo di evoluzione delle reti, (quantificate complessivamente per i collegamenti tra 2 e 20 Mb entro il 2012 in circa 1,4 miliardi di euro), il governo attraverso il piano Romani, non ha fornito, ad oggi, risposte concrete circa la provvista necessaria da stanziare per la banda ultra-larga".
"Altro spunto critico puo' essere rappresentato dal non aver previsto degli standard minimi di qualita' del servizio (Qos) nello specificare gli obiettivi di policy previsti. In altri termini, l'aver adottato un approccio progressivo che prevede una prima fase orientata all'abbattimento del digital divide e, una seconda, per lo sviluppo effettivo delle infrastrutture Fttx, non elimina la preoccupazione derivante dal non aver chiaramente stabilito un progetto pluriennale con scadenze e obiettivi precisi in merito al perseguimento della seconda fase".
E lo stesso studio auspica di "puntare in modo chiaro e trasparente su progetti a banda ultra-larga", in tal modo si possono rendere credibili "i tassi di crescita del Pil, principale beneficio che le infrastrutture di prossima generazione possono offrire al Paese e di fornire, ai principali players privati del settore, una pianificazione economica razionale dei propri investimenti e delle proprie scelte strategiche".

GENTILONI, IL CIPE SBLOCCHI SUBITO I FONDI  - 'Mi auguro che nella seduta del Cipe di dopodomani si faccia un passo serio in direzione della banda larga e si sblocchino finalmente le risorse': e' quanto auspica Paolo Gentiloni, responsabile comunicazioni del Pd.
'Non sappiamo esattamente quale sara' l'ammontare finanziato visto che e' stata corretta la norma, approvata solo qualche settimana fa al Senato, che accantonava per la banda larga 800 milioni di euro' ha spiegato l'ex ministro delle Comunicazioni. La nuova formulazione presente nel decreto fiscale riporta la dicitura 'fino a un massimo' di 800 milioni, 'introducendo di fatto - scriveva ieri il Sole 24ore - un tetto a questi stanziamenti'.
'L'opposizione e' disponibile a forme di pressione comune delle forze parlamentari nei confronti del governo - ha detto Gentiloni - affinche' il lavoro fatto non rischi di essere vanificato' aggiungendo che 'serve maggiore certezza su quali sono gli orientamenti del Paese in merito alla reti di nuova generazione.

CALABRO', DIRITTO AGCOM SUGGERIRE SOLUZIONI PER IL PAESE 
- 'Rientra nei compiti e nei doveri dell'Agcom segnalare necessita' ed esigenze. Se qualcun altro ha un'idea migliore si faccia avanti'. Con queste parole il presidente dell'Agcom, Corrado Calabro', ha replicato all'articolo di Massimo Mucchetti (pubblicato ieri sul Corriere della Sera), secondo cui l'Agcom avrebbe travalicato i confini di competenza.
'Non c'e' alcuna ingerenza nella politica industriale del Paese - ha sottolineato Calabro' nel corso del convegno 'Allargare la banda' in corso a Roma alla Camera dei deputati - ma non vogliamo un Paese a doppia velocita'. Ci sono investimenti cospicui a fare: lo Stato non puo' intervenire direttamente, ma ci sono organismi che possono farlo come la Cassa Depositi e Prestiti'.
Calabro' ha anche puntualizzato che nel suggerire la creazione di una societa' veicolo 'non vi era alcuna intenzione ne' palese ne' sottintesa di ipotesi di scorporo della societa' della rete da parte di Telecom Italia'.

PILERI, SU NUOVA RETE TELECOM STA PROCEDENDO 
- Nella realizzazione della rete telefonica di nuova generazione 'Telecom sta procedendo con il proprio piano che prevede di arrivare al 2016 con 13 milioni di case collegate per un investimento totale di 5 (Rpt 5) miliardi di euro'. Lo ha ricordato Stefano Pileri, direttore Technology & operations di Telecom Italia, intervenendo sul dibattito nato dalla proposta del presidente dell'Autorita' per le Tlc Corrado Calabro' di avviare una societa' veicolo tra gli operatori per la realizzazione di una nuova rete in fibra ottica.
Pileri, nel corso del convegno 'Come allargare la banda' organizzato da I-com, ha spiegato che 'le aziende vanno lasciate nei loro investimenti' e che per la realizzazione della rete di nuova generazione ci sono due modelli possibili: nel primo gli operatori fanno il primo passo, nel secondo si da' vita a una societa' comune: 'Telecom - ha spiegato Pileri - si sta muovendo sul primo modello, guardando alla clientela e scegliendo come portare avanti lo sviluppo'. Nel piano industriale 2009-2011, ha sottolineato, 'sono previsti 700 milioni di investimenti e a fine 2009 saranno investiti 60 milioni per arrivare a 300 mila case collegate. Proseguiremo fino al 2016 con 13 milioni di case collegate per 5 (Rpt 5) miliardi di investimenti totali'.
Pileri ha quindi sottolineato che c'e' anche spazio per l'iniziativa pubblica: 'L'intervento dello Stato - ha detto - sara' necessario quando le nuove reti degli operatori che investiranno saranno sviluppate nelle citta' piu' importanti e ci sara' bisogno di far uscire quelle piu' piccole, e quindi a fallimento di mercato, dal digital divide di nuova generazione'. Nel frattempo, ha concluso, sul fronte della regolamentazione 'la remunerazione sul capitale investito dovra' essere sufficientemente elevata'.

VODAFONE, MODELLO TELECOM TRIPLICA COSTI NUOVA RETE
- Il modello delineato da Telecom Italia nella realizzazione della rete in fibra ottica 'fa triplicare i costi delle reti di nuova generazione'. Lo ha sottolineato Bianca Maria Martinelli, direttore Affari pubblici e legali di Vodafone Italia.
Commentando la proposta dell'Autorita' per le tlc di dare vita a una societa' veicolo tra gli operatori per la rete in fibra ottica, Martinelli ha affermato che 'il modello di mettere a disposizione i cavidotti (proposto da Telecom Italia negli impegni accettati dall'Autorita', ndr) non e' il migliore, perche' ciascuno deve mettere la propria fibra e cio' triplica i costi per il sistema'. Secondo Martinelli, quindi, 'lo sviluppo della rete di nuova generazione richiede un modello regolatorio di rete aperta', perche' Vodafone 'non puo' condividere l'idea di investimenti su reti chiuse in fibra e per di piu' senza sapere cosa sara' della rete in rame'. Tra l'altro, ha aggiunto, 'non e' vero che nel mondo del fisso siamo tutti nella stessa posizione: migrare l'80% dei clienti del mercato su una nuova rete, senza doverli contendere, da' prospettive di investimento diverse'. Tra le altre asimmetrie, Martinelli ha citato anche il fatto che 'in 10 anni di concorrenza Telecom Italia e' l'unico operatore con flussi di cassa positivi'.
A riprova delle difficolta' che gli operatori alternativi incontrano sul mercato, il dirigente di Vodafone Italia ha ricordato che 'a oggi su 80mila clienti acquisiti in aprile da Vodafone e Tele2, 30mila sono attivi e 50mila sono in attesa: di questi, 15mila non saranno mai attivati per ko tecnici'.
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