Bar e ristorante. Si consuma meno. Fotografia della Fiepet
Propende al risparmio, riduce i consumi, ma non rinuncia alla pizza e al rito della colazione fuori casa. E' un consumatore piu' selettivo e piu' attento quello delineato dall'indagine realizzata dal Centro Studi Turistici di Firenze, per conto di Fiepet-Confesercenti, sui comportamenti di consumo degli italiani presso i pubblici esercizi. La ricerca, svolta dal 24 maggio al 4 giugno, ha coinvolto, attraverso un questionario telefonico, un campione di 1.008 unita' rappresentative della popolazione italiana.Stando ai risultati, nell'ultimo mese, il 50% del campione ha dichiarato una frequentazione piu' o meno assidua del bar, contro il 19,5% che lo considera un consumo superfluo. L'area geografica dove si registra una maggior propensione al consumo e' quella del Centro Italia (57,3%), a differenza del Sud e delle Isole dove la frequenza e' stata segnata solo dal 42,5% del campione. Rispetto allo scorso anno, il 15,8% del campione ha segnalato una riduzione sia nella frequenza sia nei consumi, in particolare nel Centro Italia (18,3%) e nel Nord Ovest (16,9%).
Chi dimostra una maggiore propensione al risparmio sono le fasce di eta' comprese tra i 26 e i 45 anni e in generale gli italiani con una fascia di reddito medio-bassa. Le modalita' di consumo appaiono diversificate: prevale il rito della colazione (50%) e meno abituale e' risultato il consumo di aperitivi (16,6%) e del dopo cena (9,5%).
Coloro che invece hanno dichiarato abitualmente un pranzo fuori casa raggiungono il 23,7% del campione, contro il 50,6% di consumi occasionali e il 25,7% che non ha utilizzato i servizi della ristorazione nell'ultimo mese.
Tra questi ultimi, si segnala soprattutto il pubblico femminile (30,3%) e il campione degli italiani residenti nelle aree del Sud e delle Isole (37,7%). Ma e' nel settore della ristorazione extra domestica che cala sensibilmente la propensione al consumo. Rispetto a un anno fa, ben il 26,7% dei rispondenti ha dichiarato una riduzione della spesa.con un ampliamento della fascia di eta' di coloro che risparmiano o che si sottraggono a questa forma di consumo (26-55 anni).
A spendere meno sono stati gli interlocutori appartenenti alle regioni del Centro Italia (29,4%), del Sud e delle Isole (28,3%) ma con un'estensione del fenomeno anche alle fasce di reddito medio alte.
Per quanto riguarda la pausa pranzo, il 17,5% del campione, pari a circa 8,7 milioni di italiani, consuma abitualmente un pranzo durante la pausa di lavoro e spende in media 8 euro, per una spesa complessiva annua di circa 18,5 miliardi di euro. Si tratta in questo caso soprattutto un pubblico machile (24%), inquadrato prevalentemente nelle fasce di reddito medio-alte.
La maggiore incidenza si registra nelle fasce di eta' comprese tra i 26 e i 46 anni. Appare inoltre fortemente ridimensionato l'interesse verso la ristorazione etnica (8,7%), circoscritto essenzialmente alla cucina giapponese, indiana e messicana. Infine, secondo le previsioni della Confesercenti, in futuro aumentera' la frammentazione dell'offerta: da un lato la ristorazione di eccellenza e dall'altro un ampio mercato basato sulle formule low cost, mentre anche i bar aggiugerano una serie di servizi aggiuntivi a quelli di somministrazione di alimenti e bevande.
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