Belgio. Studio: eutanasia clandestina su 50% neonati incurabili
Il 50 per cento dei bambini colpiti da malattie incurabili e deceduti in Belgio entro il primo anno di vita sono stati aiutati o lasciati morire, ricorrendo, quindi, ad una forma non dichiarata di eutanasia, non prevista, per i minorenni, dalla legge. Lo rivela uno studio realizzato da Veerle Provoost, ricercatrice dell' universita' di Gand, la quale ha esaminato le cartelle cliniche concernenti 298 casi ed ha interrogato i medici curanti sulle cause dei decessi.
Per 150 bambini e' risultato che la morte e' dovuta ad una decisione 'di mettere fine alla vita' del piccolo paziente, adottata mediante la sospensione del trattamento potenzialmente capace di prolungarne l'esistenza, la somministrazione di dosi di oppiacei dei quali si sapeva che potevano avere un effetto fatale e, infine -nel nove per cento dei casi- utilizzando prodotti tesi esplicitamente a provocare la morte del bambino.
La ricercatrice, nel suo studio, precisa che tutti questi casi di eutanasia sono stati praticati su pazienti che non avevano alcuna possibilita' di sopravvivere o che -nel 30 per cento dei casi- non avrebbero potuto avere 'una qualita' della vita accettabile'.
La decisione di ricorrere all'eutanasia e' stata presa, nell' 84 per cento dei casi, in accordo con i genitori.
La legge belga, approvata nel settembre del 2002, prevede che l'eutanasia sia applicata solo a persone maggiorenni, in grado di farne richiesta 'volontaria, ponderata e reiterata'. Devono essere colpite da malattie incurabili e che provocano sofferenze fisiche o psichiche 'costanti ed insopportabili'. Per i bambini sotto l'anno di vita, in virtu' del consenso dei genitori, i decessi, per superare i limiti previsti dalla legge, sono evidentemente indicati come avvenuti per cause naturali.
'L'eutanasia dei bebe' e' una realta' ', titola la stampa, riferendo i risultati dello studio, che mette in evidenza una situazione in gran parte conosciuta e tollerata. (Ansa)
Procedure, previsioni e organi indipendenti a tutela dei minori. A chiedere maggiori garanzie per i pazienti minorenni e' la vicepresidente del Comitato nazionale di bioetica (Cnb) e presidente del Comitato intergovernativo sulla Bioetica dell'Unesco, Cinzia Caporale, commentando la notizia della pratica di forme di eutanasia non dichiarata su bambini malati terminali in Belgio.
Il fatto, sottolinea la bioeticista, e' che in eta' pediatrica 'tende a prevalere, da parte degli operatori, un atteggiamento compassionevole: il dolore del bambino diventa cioe' poco tollerabile e per questo ci si concentra sul suo stato di sofferenza, cercando di eliminarlo o limitarlo'. Si tratta, commenta l'esperta, di un 'atteggiamento comprensibile e umano, ma che puo' rivelarsi 'scivoloso' sul piano morale, dal momento che si e' portati a concentrarsi solo sul dolore del bambino e meno sui suoi interessi di individuo'.
Per questo, secondo Caporale, sarebbe opportuno che nelle strutture sanitarie si attivassero 'procedure, previsioni e organi indipendenti a maggiore tutela dei minori, rispetto - conclude la bioeticista - alle decisioni mediche che possono essere prese'.
Nei casi di bambini, anche molto piccoli, affetti da malattie incurabili e dunque senza alcuna speranza di recupero, il 'limite' dovrebbe essere quello delle cure compassionevoli. Ne e' convinto il neonatologo e direttore del dipartimento di terapia intensiva neonatale del Policlinico universitario di Messina, Ignazio Barberi, secondo il quale e' comunque molto difficile giudicare il comportamento dei medici che in Belgio hanno praticato forme di eutanasia non dichiarata a bambini malati allo stadio terminale.
Si tratta, commenta l'esperto, di 'situazioni che si conoscono da anni, poiche' anche in altri Paesi, come ad esempio in Francia, forme di eutanasia, anche attiva, mi risulta che siano state praticate su bambini e neonati in gravissime condizioni'. E in Italia? 'la legge non permette tali pratiche - sottolinea Barberi - e non conosco, personalmente, casi simili a quello belga'.
Che fare, allora, di fronte a piccoli pazienti le cui condizioni non lasciano alcuna speranza? 'In situazioni del genere - spiega il neonatologo - il limite dovrebbe essere quello delle cure compassionevoli; in altri termini, le terapie vengono limitate alle sole cure compassionevoli, che consistono nella terapia del dolore, nella somministrazione di sedativi e nella pratica della nutrizione artificiale'. Naturalmente, precisa l'esperto, 'si tratta sempre di casi in cui non esiste assolutamente possibilita' di recupero da parte del paziente. La fine sopraggiunge, cosi', naturalmente ed e' legittimo non 'accanirsi' con le cure perche' si tratta di malati terminali'.
Ad ogni modo, afferma Barberi, 'quello delle pratiche eutanasiche e' un discorso complesso, che coinvolge valutazioni di etica globale'. Inoltre, prosegue, 'il confine tra accanimento terapeutico ed eutanasia credo sia estremamente labile, oltre a trattarsi di un confine drammatico'.
Quanto al caso belga, 'non mi meraviglia: nei paesi del nord Europa - rileva il neonatologo - ci sono orientamenti diversi e maggiormente propensi a tali pratiche. Penso che anche in Italia - conclude Barberi - tale tema andrebbe affrontato in un dibattito aperto e ampio'.
Per 150 bambini e' risultato che la morte e' dovuta ad una decisione 'di mettere fine alla vita' del piccolo paziente, adottata mediante la sospensione del trattamento potenzialmente capace di prolungarne l'esistenza, la somministrazione di dosi di oppiacei dei quali si sapeva che potevano avere un effetto fatale e, infine -nel nove per cento dei casi- utilizzando prodotti tesi esplicitamente a provocare la morte del bambino.
La ricercatrice, nel suo studio, precisa che tutti questi casi di eutanasia sono stati praticati su pazienti che non avevano alcuna possibilita' di sopravvivere o che -nel 30 per cento dei casi- non avrebbero potuto avere 'una qualita' della vita accettabile'.
La decisione di ricorrere all'eutanasia e' stata presa, nell' 84 per cento dei casi, in accordo con i genitori.
La legge belga, approvata nel settembre del 2002, prevede che l'eutanasia sia applicata solo a persone maggiorenni, in grado di farne richiesta 'volontaria, ponderata e reiterata'. Devono essere colpite da malattie incurabili e che provocano sofferenze fisiche o psichiche 'costanti ed insopportabili'. Per i bambini sotto l'anno di vita, in virtu' del consenso dei genitori, i decessi, per superare i limiti previsti dalla legge, sono evidentemente indicati come avvenuti per cause naturali.
'L'eutanasia dei bebe' e' una realta' ', titola la stampa, riferendo i risultati dello studio, che mette in evidenza una situazione in gran parte conosciuta e tollerata. (Ansa)
Procedure, previsioni e organi indipendenti a tutela dei minori. A chiedere maggiori garanzie per i pazienti minorenni e' la vicepresidente del Comitato nazionale di bioetica (Cnb) e presidente del Comitato intergovernativo sulla Bioetica dell'Unesco, Cinzia Caporale, commentando la notizia della pratica di forme di eutanasia non dichiarata su bambini malati terminali in Belgio.
Il fatto, sottolinea la bioeticista, e' che in eta' pediatrica 'tende a prevalere, da parte degli operatori, un atteggiamento compassionevole: il dolore del bambino diventa cioe' poco tollerabile e per questo ci si concentra sul suo stato di sofferenza, cercando di eliminarlo o limitarlo'. Si tratta, commenta l'esperta, di un 'atteggiamento comprensibile e umano, ma che puo' rivelarsi 'scivoloso' sul piano morale, dal momento che si e' portati a concentrarsi solo sul dolore del bambino e meno sui suoi interessi di individuo'.
Per questo, secondo Caporale, sarebbe opportuno che nelle strutture sanitarie si attivassero 'procedure, previsioni e organi indipendenti a maggiore tutela dei minori, rispetto - conclude la bioeticista - alle decisioni mediche che possono essere prese'.
Nei casi di bambini, anche molto piccoli, affetti da malattie incurabili e dunque senza alcuna speranza di recupero, il 'limite' dovrebbe essere quello delle cure compassionevoli. Ne e' convinto il neonatologo e direttore del dipartimento di terapia intensiva neonatale del Policlinico universitario di Messina, Ignazio Barberi, secondo il quale e' comunque molto difficile giudicare il comportamento dei medici che in Belgio hanno praticato forme di eutanasia non dichiarata a bambini malati allo stadio terminale.
Si tratta, commenta l'esperto, di 'situazioni che si conoscono da anni, poiche' anche in altri Paesi, come ad esempio in Francia, forme di eutanasia, anche attiva, mi risulta che siano state praticate su bambini e neonati in gravissime condizioni'. E in Italia? 'la legge non permette tali pratiche - sottolinea Barberi - e non conosco, personalmente, casi simili a quello belga'.
Che fare, allora, di fronte a piccoli pazienti le cui condizioni non lasciano alcuna speranza? 'In situazioni del genere - spiega il neonatologo - il limite dovrebbe essere quello delle cure compassionevoli; in altri termini, le terapie vengono limitate alle sole cure compassionevoli, che consistono nella terapia del dolore, nella somministrazione di sedativi e nella pratica della nutrizione artificiale'. Naturalmente, precisa l'esperto, 'si tratta sempre di casi in cui non esiste assolutamente possibilita' di recupero da parte del paziente. La fine sopraggiunge, cosi', naturalmente ed e' legittimo non 'accanirsi' con le cure perche' si tratta di malati terminali'.
Ad ogni modo, afferma Barberi, 'quello delle pratiche eutanasiche e' un discorso complesso, che coinvolge valutazioni di etica globale'. Inoltre, prosegue, 'il confine tra accanimento terapeutico ed eutanasia credo sia estremamente labile, oltre a trattarsi di un confine drammatico'.
Quanto al caso belga, 'non mi meraviglia: nei paesi del nord Europa - rileva il neonatologo - ci sono orientamenti diversi e maggiormente propensi a tali pratiche. Penso che anche in Italia - conclude Barberi - tale tema andrebbe affrontato in un dibattito aperto e ampio'.
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