Bergamo. Progetto Ue studia le staminali antirigetto
Cellule staminali per abbattere il rischio di reazione immunitaria dopo un trapianto. A indagare sull'efficacia antirigetto di alcune 'cellule madri' autologhe, prelevate dallo stesso paziente e impiantate insieme al nuovo organo, e' un progetto europeo che vede protagonista l'Istituto Mario Negri di Bergamo. Il protocollo di ricerca e' stato autorizzato dall'Istituto superiore di sanita' e dell'Agenzia italiana del farmaco, nell'ambito di un'alleanza fra ospedali Riuniti, Laboratorio di terapia cellulare 'G. Lanzani' e Istituto Mario Negri.
La nuova strategia terapeutica sara' descritta lunedi' al Centro ricerche cliniche 'Aldo e Cele Dacco' di Ranica (Bergamo).
Nell'ambito di una proposta della Comunita' europea sull'impiego di cellule staminali per riparare organi e tessuti - si legge in una nota dell'Istituto Mario Negri orobico - Bergamo si candida a migliorare l'evoluzione a lungo termine del trapianto di organi mediante l'impiego di cellule prelevate dallo stesso donatore: staminali dette mesenchimali, che promettono di modulare il sistema immunitario del ricevente. All'incontro di lunedi' interverranno il coordinatore di tutti i gruppi europei interessati all'impiego di staminali in medicina riparativa e dei trapianti, Ton Rabelink.
L'esperto, direttore del Dipartimento di Nefrologia e del Centro Einthoven di Medicina sperimentale vascolare e Diabete dell'universita' di Medicina a Leiden (Olanda), si incontrera' con Paola Romagnani, docente di Nefrologia all'universita' di Firenze; Martino Introna, responsabile del Laboratorio 'G. Lanzani'; Alessandro Rambaldi, responsabile dell'Unita' operativa di Ematologia, e Giuseppe Remuzzi, coordinatore delle ricerche del Mario Negri, insieme ad altri scienziati del Centro ricerche Dacco'.
Il rigetto costituisce di gran lunga la causa piu' frequente di fallimento del trapianto di rene, ricorda la nota dell'Istituto Mario Negri. Con i farmaci antirigetto attualmente utilizzati, infatti, circa il 50% dei reni trapiantati a 10 anni dall'intervento chirurgico smette di funzionare, soprattutto a causa di un processo di rigetto cronico o per la tossicita' della terapia immunosuppressiva. Pertanto, oggi l'obiettivo della medicina dei trapianti e' quello di identificare terapie che possono indurre tolleranza all'organo trapiantato. In particolare, si punta a fare in modo che l'organismo riconosca come proprio il rene trapiantato, senza dover assumere a vita medicinali antirigetto.
Cio' permetterebbe anche al sistema immunitario del ricevente (che cosi' rimane integro e attivo) di rispondere efficacemente a qualsiasi agente infettivo. Il rischio di infezioni e tumori, relativamente elevato nei pazienti trapiantati, potra' essere ridotto a quello che si ha normalmente nella popolazione sana. Una possibilita' per indurre tolleranza e' legata appunto a una nuova strategia di terapia cellulare.
La tecnica consiste nel trapiantare organi insieme a cellule staminali, isolate in precedenza dal midollo osseo di chi riceve il trapianto di rene. Studi condotti al Centro Dacco' hanno dimostrato l'efficacia delle staminali mesenchimali nell'indurre tolleranza in animali sottoposti a trapianto di cuore senza alcun farmaco antirigetto.
La nuova strategia terapeutica sara' descritta lunedi' al Centro ricerche cliniche 'Aldo e Cele Dacco' di Ranica (Bergamo).
Nell'ambito di una proposta della Comunita' europea sull'impiego di cellule staminali per riparare organi e tessuti - si legge in una nota dell'Istituto Mario Negri orobico - Bergamo si candida a migliorare l'evoluzione a lungo termine del trapianto di organi mediante l'impiego di cellule prelevate dallo stesso donatore: staminali dette mesenchimali, che promettono di modulare il sistema immunitario del ricevente. All'incontro di lunedi' interverranno il coordinatore di tutti i gruppi europei interessati all'impiego di staminali in medicina riparativa e dei trapianti, Ton Rabelink.
L'esperto, direttore del Dipartimento di Nefrologia e del Centro Einthoven di Medicina sperimentale vascolare e Diabete dell'universita' di Medicina a Leiden (Olanda), si incontrera' con Paola Romagnani, docente di Nefrologia all'universita' di Firenze; Martino Introna, responsabile del Laboratorio 'G. Lanzani'; Alessandro Rambaldi, responsabile dell'Unita' operativa di Ematologia, e Giuseppe Remuzzi, coordinatore delle ricerche del Mario Negri, insieme ad altri scienziati del Centro ricerche Dacco'.
Il rigetto costituisce di gran lunga la causa piu' frequente di fallimento del trapianto di rene, ricorda la nota dell'Istituto Mario Negri. Con i farmaci antirigetto attualmente utilizzati, infatti, circa il 50% dei reni trapiantati a 10 anni dall'intervento chirurgico smette di funzionare, soprattutto a causa di un processo di rigetto cronico o per la tossicita' della terapia immunosuppressiva. Pertanto, oggi l'obiettivo della medicina dei trapianti e' quello di identificare terapie che possono indurre tolleranza all'organo trapiantato. In particolare, si punta a fare in modo che l'organismo riconosca come proprio il rene trapiantato, senza dover assumere a vita medicinali antirigetto.
Cio' permetterebbe anche al sistema immunitario del ricevente (che cosi' rimane integro e attivo) di rispondere efficacemente a qualsiasi agente infettivo. Il rischio di infezioni e tumori, relativamente elevato nei pazienti trapiantati, potra' essere ridotto a quello che si ha normalmente nella popolazione sana. Una possibilita' per indurre tolleranza e' legata appunto a una nuova strategia di terapia cellulare.
La tecnica consiste nel trapiantare organi insieme a cellule staminali, isolate in precedenza dal midollo osseo di chi riceve il trapianto di rene. Studi condotti al Centro Dacco' hanno dimostrato l'efficacia delle staminali mesenchimali nell'indurre tolleranza in animali sottoposti a trapianto di cuore senza alcun farmaco antirigetto.
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