Betori (Cei): non necessaria legge sul testamento biologico
Mons. Giuseppe Betori lo ha ribadito a margine dei lavori dell'Assemblea Cei. Per il segretario dell'Episcopato Italiano, 'piu' che una contrarieta' ad oggi viene espressa la non necessita' di una legge. Poi dovremmo vedere come e' fatta la legge, vedere se rappresenta un piano di scivolo verso posizioni favorevoli all'eutanasia'. Secondo Betori, in questo caso 'il tema del Testamento Biologico non potra' vedere l'assenza e la voce del laicato cattolico organizzato'.
"Solo in Italia la Chiesa cattolica può continuare a farla da padrona, checché ne dica tentando di giustificarsi Monsignor Bagnasco". Lo afferma il segretario dei Radicali italiani, Rita Bernardini. "Per ciò che propugna è minoranza - prosegue - ma continua con sempre maggiore arroganza a bloccare i processi decisionali del Paese: no ai Pacs, no ai Dico, no al testamento biologico, no alla fecondazione assistita, no all'indagine pre-impianto, no alla ricerca scientifica sulle staminali embrionali, no al divorzio, no ai preservativi, no alla pillola del giorno dopo, no alla RU486, no all'omosessualità".
"Si sono accorti della povertà delle famiglie italiane, le più tartassate d'Europa - osserva Bernardini - solo quando è stata proposta anche in Italia la regolamentazione delle coppie di fatto che c'è in tutta Europa: dove sono stati fino ad oggi i Vescovi con il loro codazzo di politici pronti, letteralmente, a farsi dettare legge? Occorre non farsi intimidire dal loro potere fatto di privilegi, di ori, di averi e di pochissima spiritualità. Possiedono il 25 per cento del patrimonio immobiliare italiano tutto detassato e piangono, come ha fatto Bagnasco ieri, per le difficoltà di alloggio dei giovani sposi!".
"In Italia, purtroppo - conclude Bernardini - la Chiesa cattolica non può essere smascherata perché su quasi tutte le reti televisive pubbliche e private le è riservato il primo posto e, se c'è qualcosa come il filmato della Bbc che può aiutare a togliere qualche velo, si sceglie la strada della censura: gli italiani non devono sapere alcunché sulle coperture vaticane ai crimini sessuali commessi da preti senza scrupoli".
"La Cei continua a fare politica. Dopo i Dico adesso è il turno della legge sul Testamento biologico. Le intromissioni e le ingerenze della Chiesa continuano imperterrite. E' arrivato il momento che si alzi chiara e forte la voce laica della società". E' quanto afferma in una nota Pino Sgobio, capogruppo del Pdci alla Camera.
"In merito alla discussione sulla legge sul testamento biologico, condividendo anche quanto affermato da mons. Betori, l'Udc ribadisce la sua contrarieta' ad ogni forma surrettizia di introduzione nel nostro ordinamento dell'eutanasia". Lo afferma la senatrice Sandra Monacelli (Udc), segretario della commissione Sanita' di palazzo Madama.
"Vista l'attuale situazione delle forze in campo al Senato -aggiunge- siamo convinti che dopo i Dico oramai archiviati e ridotti come indicato da Fassino a norme di diritto privato da inserire nel codice civile, anche la legge sul testamento biologico fara' la medesima fine riducendosi -conclude Monacelli- in quello che e' gia' il corretto e normale rapporto medico-paziente".
"Ci sono molti cattolici favorevoli al testamento biologico. E` sbagliato, su questo tema, porre rigide contrapposizioni tra laici e cattolici". Lo dichiara in una nota il deputato Verde Tommaso Pellegrino (commissione Affari sociali) a proposito delle dichiarazioni sul tema di monsignor Betori.
"Da cattolico - spiega - sono a disagio per la posizione ribadita da Betori e quindi dalla Cei sul no al testamento biologico.
Rispetto profondamente tutte le posizioni, ma le imposizioni sono contrarie a qualsiasi principio etico e il codice deontologico dei medici di fatto ribadisce l`estrema considerazione dei pazienti rispetto al trattamento etico".
"La laicità dell'azione legislativa - continua - è essenziale per un buongoverno e deve rimanere un valore assoluto in un paese democratico".
Pellegrino, che è primo firmatario di una proposta di legge sul consenso informato e contro l'accanimento terapeutico precisa poi: "Il testamento biologico non apre all'eutanasia ma è un atto di civiltà che tutela i diritti di chi vive in una situazione di irreversibile sofferenza".
"Infine - conclude - ricordo che con la legge sul testamento biologico non ci sarebbe alcun sistema coercitivo, nessuno verrebbe mai obbligato a sottoscrivere dichiarazioni anticipate ma ci sarebbe finalmente piena libertà di scelta".
Il segretario dei Ds, Piero Fassino, è convinto che una legge sul testamento biologico sia necessaria, ma questo non significa scivolare verso forme di eutanasia. A margine di una manifestazione elettorale a Sezze Romano, Fassino replica indirettamente al segretario della Cei, monsignor Betori, che oggi aveva detto che non serve una legge sul testamento biologico: "Io credo invece che serva, naturalmente - spiega - bisogna realizzare una legge equilibrata e attenta, in modo che sia salvaguardata la volontà di ogni persona di poter disporre di se stessa, del proprio corpo e della propria vita, senza naturalmente scivolare in nessuna forma di eutanasia".
"Non mi sorprende che monsignor Betori, che in materia di diritti civili ha una posizione di totale chiusura, si sia arrampicato sugli specchi per cercare di trovare qualche argomento contro il testamento biologico, che del resto fa parte dello stesso programma dell'Unione". Comincia cosi' una nota del segretario dello Sdi, Enrico Boselli, convinto che sia "noto a tutti che si tratta di una materia ben distinta e ben diversa dall'eutanasia. Fare di tutta l'erba un fascio- prosegue- significa non solo ignorare la sofferenza e il dolore fisico, ma anche impedire a ciascuno individuo di stabilire in anticipo il modo in cui affrontarlo".
Eppure, conclude Boselli, "le gerarchie ecclesiastiche avevano mostrato piu' volte una cauta apertura sull'interruzione dell'accanimento terapeutico".
"Ci riconosciamo nell'impostazione del segretario generale della Cei, monsignor Betori: nella migliore delle ipotesi il testamento biologico sarebbe del tutto inutile, nella peggiore rappresenterebbe il passe-partout per la legalizzazione del suicidio assistito e dell'eutanasia, e quindi sarebbe inammissibile". Lo dichiara Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di An.
"I principi contenuti nella legge che auspico sul testamento biologico, non si discostano in alcun modo da quelli contenuti nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Come la Chiesa ha ritenuto importante dare indicazioni vincolanti per le coscienze dei fedeli su una tematica tanto delicata, allo stesso modo lo Stato deve poter formulare una legge che dia indicazioni precise ai cittadini. E che tuteli tutti i pazienti dal rischio dell'accanimento terapeutico'. Ad affermarlo e' Ignazio Marino (Ulivo), presidente della Commissione Sanita' del Senato, e primo firmatario di un Ddl sul testamento biologico, dopo il pronunciamento della Cei (Conferenza episcopale italiana), che non ritiene necessaria una legge sul testamento biologico.
'Il Catechismo firmato dall'allora cardinale Ratzinger - ribadisce Marino - dice infatti che 'l'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi puo' essere legittima'. In tal caso si ha la rinuncia all'accanimento terapeutico. Non si vuole cosi' procurare la morte: si accetta di non poterla impedire'. Questi principi, dunque 'sono ben presenti - prosegue - all'interno della Chiesa. Essi pero' non hanno ancora trovato la loro formulazione nell'ordinamento legislativo italiano. Per questo il lavoro che la Commissione sanita' del Senato sta portando avanti dalla scorsa legislatura, continuera' con il dialogo, il rigore e la serieta' che l'ha caratterizzato fino a ora".
'Con tutto il rispetto che ho per affermazioni individuali mi pare piu' consistente il gruppo di cattolici politici e religiosi, che ritiene che una legge sul testamento biologico sia necessaria rispetto a quello che considera questa legge inutile'. Il presidente della commissione d'inchiesta sanitaria del Senato, Antonio Tomassini (Fi), non ha dubbi, una legge che regolamenti le disposizioni di fine vita e' necessaria e i contrasti non sono tra laici e cattolici, ma sono trasversali tra chi la vuole e chi no.
'Il ddl da me presentato nella scorsa legislatura - ricorda Tomassini - e' stato approvato in commissione all'unanimita' da tutte le componenti politiche'.(
"Condivido pienamente i timori espressi dal Segretario Generale della Cei Monsignor Betori sul rischio di fare una legge sul testamento biologico che determini poi una deriva eutanasica". Ad affermarlo e' Domenico Di Virgilio, capogruppo Forza Italia in commissione Affari Sociali della Camera.
"Se bisogna fare una legge sul testamento biologico deve essere una buona legge - sottolinea Di Virgilio - e non una qualsiasi legge scaturita da puri fattori emotivi o sulla spinta mediatica. Una buona legge dovrebbe avere alla sua base 4 NO fondamentali: no all'abbandono terapeutico, no all'accanimento terapeutico, no all'eutanasia e no alla sospensione dell'idratazione e della nutrizione. Inoltre le norme non devono essere vincolanti per il medico".
"La qualita' della vita non puo' costituire il parametro assoluto per deciderne la eventuale interruzione, - conclude Di Virgilio - per cui e' necessario valutare ogni piu' piccolo particolare al fine di evitare una legge che possa in qualche modo prestarsi ad una interpretazione di tipo eutanasica".
'Il confronto parlamentare sul Testamento biologico deve continuare, serve una legge che abbia il piu' largo consenso possibile ma va ribadito il nostro no a qualsiasi apertura all'eutanasia. Quello che vogliamo e' una regolamentazione per la dignita' assoluta della vita e della persona anche nella parte terminale'. Cosi la senatrice diessina, Anna Serafini, presidente della commissione bicamerale sull'infanzia.
'I lavori in commissione Sanita - aggiunge - sono stati attenti ad affrontare con serieta' l'argomento tenendo presente tutte le esperienze: si e' accertata l'esperienza di altri Paesi e prestata attenzione alle altre culture'.
E sul fatto che la legge sul testamento biologico potrebbe scivolare come quella sui Dico la senatrice afferma. 'Sia sui Dico che sul Testamento biologico bisogna che noi intraprendiamo una regolarizzazione senza prevaricazione. Non ci deve essere forzatura, serve un testo piu' condiviso possibile'.
Per quanto riguarda il testamento biologico il senatore di An Cesare Cursi e' d'accordo con le dichiarazioni di monsignor Betori sul fatto che non serva una legge specifica. 'Non c'e' nessun bisogno e nessuna fretta - dichiara Cursi - di approvare una legge, siamo aperti al confronto'. 'Questa posizione - aggiunge - l'abbiamo espressa anche dopo le audizioni in commissione Sanita' del Senato. Si e' trattato di un'esigenza nata da un fatto emozionale, subito dopo il caso Welby'.
Cursi tuttavia lascia aperto uno spiraglio: 'Siamo aperti al dialogo - afferma - e se di testamento si deve parlare mettiamo paletti chiari: no all'eutanasia; alimentazione, ossigenazione e idratazione non devono essere considerate terapie; volontarieta' e non obbligo a redigere il testamento; infine l'ultima parola spetta al medico curante e non al paziente'.