Bolivia. Chapare militarizzato e cocaleros sul piede di guerra
La situazione si aggrava ogni momento che passa, la tregua tra Governo e militari e i contadini della coca raggiunta nella riunione di sabato scorso sembra arrivata al punto di rottura. L'ultimo allarme giunge dalla "Defensoria del pueblo", ufficio governativo per i diritti civili, che ha chiesto sia al Governo che ai contadini di trovare una soluzione prima che la regione diventi un teatro di morte.
La direttrice dell'ufficio, Ana Maria Romero, riferisce le ultime gravi informazioni che giungono dal tropico del Cochabamba: bombole di gas urticante (utilizzato per la distruzione delle piantagioni di coca) esplose nelle vicinanze dei presidi dei contadini, che proseguono ad accerchiare gli accampamenti militari, le scuole sono chiuse per motivi di sicurezza, gruppi di giovani pronti per una mobilitazione contro i militari. I nuovi invii di forze militari e antidroga non rasserenano gli animi, ma aumentano il disagio e il desiderio di rivolta.
Il nodo di tutto e' sempre nella richiesta dei cocaleros di poter continuare nella coltivazione di un "cato" (un terzo di ettaro) di coca per famiglia, che per molti continua ad essere l'unica fonte di sostentamento economico in attesa che le coltivazioni alternative diventino produttive.
La direttrice dell'ufficio, Ana Maria Romero, riferisce le ultime gravi informazioni che giungono dal tropico del Cochabamba: bombole di gas urticante (utilizzato per la distruzione delle piantagioni di coca) esplose nelle vicinanze dei presidi dei contadini, che proseguono ad accerchiare gli accampamenti militari, le scuole sono chiuse per motivi di sicurezza, gruppi di giovani pronti per una mobilitazione contro i militari. I nuovi invii di forze militari e antidroga non rasserenano gli animi, ma aumentano il disagio e il desiderio di rivolta.
Il nodo di tutto e' sempre nella richiesta dei cocaleros di poter continuare nella coltivazione di un "cato" (un terzo di ettaro) di coca per famiglia, che per molti continua ad essere l'unica fonte di sostentamento economico in attesa che le coltivazioni alternative diventino produttive.
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