Bolivia. Nuovo piano governativo per industrializzare la foglia di coca
Farmaci naturali, infusi, farina, cosmetici e altro ancora: i molteplici usi della foglia della coca -un arbusto utilizzato già ai tempi delle culture pre-incaiche e incaiche- saranno industrializzati in base a un nuovo piano del governo boliviano "tendente ad assorbire la produzione che potrebbe essere altrimenti utilizzata a fini illegali". Lo riferisce l'agenzia Misna. Il 'Consiglio nazionale per la lotta al traffico di droga' (Conaltid) presenterà questa settimana la relativa proposta alla Commissione Onu per il controllo dei narcotici (International narcotics control board-Incb) in sessione a Vienna.Con uno stanziamento iniziale di 300.000 dollari, La Paz si prefigge di estendere la superficie legale delle coltivazioni da 12.000 a 20.000 ettari con obiettivimolto specifici: 1500 tonnellate di foglia saranno destinate alla produzione di infusi, 2000 alla farina, 200 ai farmaci, 300 a prodotti nutritivi; è prevista anche la costruzione di tre impianti "per la trasformazione produttiva della foglia di coca" a Cochabamba e nelle Yungas.
Su questa strada sarà rivista la legge antidroga 1008 che troppo spesso ha finito per criminalizzare i piccoli produttori tradizionali ('cocaleros') senza incidere sul narcotraffico: la normativa sarà divisa in due sezioni, una conterrà le regole per la produzione, l'altra le strategie di repressione della circolazione di stupefacenti. È prevista anche l'istituzione di un ufficio che coordinerà le politiche di prevenzione del narcotraffico con l'obiettivo di ridurre fino all'85%, entro il 2010, la produzione di cocaina, "con strumenti che promuovano il coinvolgimento e la corresponsabilità della società civile".
Nei giorni scorsi in un nuovo rapporto la commissione dell'Onu aveva raccomandato al governo boliviano di interdire l'uso tradizionale della foglia di coca, inclusa la masticazione ('chacchado' o 'acullico') e la produzione di materiale per infusi. "Eliminare questa pratica ancestrale equivarrebbe a mettere fine a gran parte della nostra cultura" aveva risposto il ministro dell'Interno, Alfredo Rada, definendo il documento "unilaterale, obsoleto e con un alto contenuto colonialista che viola i diritti umani dei popoli originari e della popolazione boliviana".
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