Domenica 7 giugno 2026
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Bolivia. Il Paese rischia di trasformarsi nell'Afghanistan, secondo il presidente dimissionario

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L'ex presidente della Bolivia, Gonzalo Sanchez de Lozada, dopo le sue dimissioni di venerdi' e la sua "fuga" a Miami, da ieri si trova a Washington per una serie di incontri con la Casa Bianca, la Banca Mondiale, la Banca Interamericana per lo Sviluppo e il Fondo Monetario Internazionale. Ovunque il messaggio che porta l'ex presidente boliviano non e' dei piu' tranquillizzanti: se il suo Paese non viene aiutato "gruppi narcosindacali e terroristi" prenderanno il potere e il Paese "puo' diventare una specie di Afghanistan esportando cocaina".
Gonzalo Sanchez de Lozada, che venerdi' si e' dimesso dopo le violente manifestazioni che hanno lasciato piu' di 80 morti, ha incontrato dei giornalisti nella stanza dell'albergo di Georgetown. Aveva gia' detto appena atterrato a Miami che pur non volendo incolpare nessuno per la sua caduta, il Governo statunitense avrebbe potuto fare di piu', e cosi' ha ripetuto anche nei confronti degli altri Governi latinoamericani. "L'Argentina e il Brasile hanno mandato una missione di alto livello per vedere se potevano iniziare una trattativa e stabilire un dialogo. E' stato un comportamento molto positivo, pero' e' stato fatto molto tardi e molto poco". Poi "Goni" ha ripetuto quella che e' stata la sua tesi e accusa nei confronti dell'opposizione, confermando di essere stato vittima di un "cospirazione iniziata da gruppi corporativisti, narcosindacali e politici. Il mio Governo e' stato vittima della sedizione. Non c'e' dubbio che questo e' un precedente funesto per la democrazia boliviana e continentale", ha spiegato Sanchez de Lozada incolpando direttamente il leader dei cocaleros e del Mas (Movimiento al Socialismo) Evo Morales.
In Bolivia nel frattempo all'ex vicepresidente, Carlos Mesa, che ha assunto la massima carica dello Stato dopo le dimissioni di Sanchez de Lozada, e' stata concessa una "tregua" da parte dei manifestanti e dall'opposizione. Mesa, storico e giornalista, ha messo in piedi un Governo "tecnico", senza esponenti dei partiti, e proprio ai partiti ha chiesto di lasciarlo governare fino a che non vengano ripristinate le condizioni minime per riportare il Paese alle urne.


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