Brasile. Contro la giustizia terapeutica: o ti curi o vai in carcere, l'alternativa sbagliata
L'ex segretario nazionale antidroga (1998-1999) Wálter Maierovitch, presidente dell'Istituto Brasiliano Giovanni Falcone delle Scienze Criminali (Ibgf), ha ribadito nei giorni scorsi la sua contrarieta' alla Giustizia Terapeutica e a certe politiche di prevenzione del consumo di droghe, che dovrebbero passare, invece, da una maggiore integrazione di politiche sociali.
Su questo riportiamo cio' che lo stesso Maierovitch aveva scritto sul periodico Narcomafie.
"Nello scorso mese d'agosto, Cardoso ha annunciato una nuova politica di prevenzione alle droghe ed emanato una nuova legge. Seguendo il modello statunitense e l'ormai superata Convenzione Onu del 1960, ha criminalizzato la detenzione ad uso personale di sostanze stupefacenti. Con questa nuova legge i tossicodipendenti sono posti di fronte ad un'alternativa secca: carcere o terapia obbligatoria".
"E' un modello palesemente inadeguato ad un Paese incapace di fornire terapie persino a coloro che scelgono volontariamente di curarsi. Le carceri si sono cosi' riempite di tossicodipendenti, ragazzi che spacciano nelle strade delle citta' e che le organizzazioni criminali provvedono subito a sostituire.
In questo quadro non sono state previste misure sociali e sanitarie per la riduzione dei rischi. Le terapie a base di droghe sostitutive, ad esempio, sono illegali. Non solo: la prevenzione volta alla riduzione dell'offerta viene confusa con quella volta alla riduzione della domanda, e cosi' puo' accadere che la Polizia Militare venga impiegata a scopi educativi. Nelle scuole brasiliane i militari sono chiamati a svolgere una supposta funzione deterrente".
In merito alla lotta alla droga "non si tratta semplicemente di una questione di polizia, ma di un problema che riguarda la salvaguardia stessa dello Stato democratico e dei diritti e delle garanzie individuali. Sulle droghe e sull'uso delle stesse ha adottato il modello statunitense, ritenendo che la criminalizzazione dell'utente potesse determinare una riduzione della domanda di droga".
Su questo riportiamo cio' che lo stesso Maierovitch aveva scritto sul periodico Narcomafie.
"Nello scorso mese d'agosto, Cardoso ha annunciato una nuova politica di prevenzione alle droghe ed emanato una nuova legge. Seguendo il modello statunitense e l'ormai superata Convenzione Onu del 1960, ha criminalizzato la detenzione ad uso personale di sostanze stupefacenti. Con questa nuova legge i tossicodipendenti sono posti di fronte ad un'alternativa secca: carcere o terapia obbligatoria".
"E' un modello palesemente inadeguato ad un Paese incapace di fornire terapie persino a coloro che scelgono volontariamente di curarsi. Le carceri si sono cosi' riempite di tossicodipendenti, ragazzi che spacciano nelle strade delle citta' e che le organizzazioni criminali provvedono subito a sostituire.
In questo quadro non sono state previste misure sociali e sanitarie per la riduzione dei rischi. Le terapie a base di droghe sostitutive, ad esempio, sono illegali. Non solo: la prevenzione volta alla riduzione dell'offerta viene confusa con quella volta alla riduzione della domanda, e cosi' puo' accadere che la Polizia Militare venga impiegata a scopi educativi. Nelle scuole brasiliane i militari sono chiamati a svolgere una supposta funzione deterrente".
In merito alla lotta alla droga "non si tratta semplicemente di una questione di polizia, ma di un problema che riguarda la salvaguardia stessa dello Stato democratico e dei diritti e delle garanzie individuali. Sulle droghe e sull'uso delle stesse ha adottato il modello statunitense, ritenendo che la criminalizzazione dell'utente potesse determinare una riduzione della domanda di droga".
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