Brasile. La legge abbatti aerei, una nuova pena di morte
Dopo la pubblicazione del decreto che regolamenta le modalita' per abbattere gli aerei sospettati di narcotraffico, il dibattito non si placa. Sul quotidiano Folha de S. Paulo viene posta la domanda: la Lei do Abate e' una sorta di pena di morte? A rispondere di si' e' Walter Fanganiello Maierovitch, gia' segretario antidroghe brasiliano e collaboratore del nostro quotidiano; mentre a sostegno della misura, negando che possa essere paragonata ad una esecuzione sommaria, si schiera il ministro della Difesa José Viegas Filho.Per il ministro e' semplicemente "una questione di sovranita'": se lo spazio aereo di un Paese viene violato da un veivolo "ostile", ossia sospettato di trasportare droghe, abbatterlo e' una sorta di dovere dello Stato. "Si tratta di una decisione storica del Governo brasiliano. Il nostro spazio aereo non continuare ad essere violato impunemente da criminali internazionali che portano tutta una serie di pregiudizi sulla societa' brasiliana. La nostra Forza Aerea non puo' continuare a non essere rispettata in una delle sue azioni piu' nobili, che e' quella di pattugliare lo spazio aereo brasiliano. Per queste ragioni, siamo d'accordo con illustri giuristi, tra cui il presidente dell'Associazione dei Giudici Federali del Brasile, il quale ha detto che, diversamente dalla pena di morte "l'obbiettivo non e' uccidere, ma e' garantire la sovranita'". Il Brasile [.] non e', chiaramente desideroso di abbattere aerei. Tuttavia ha bisogno di poter contare su strumenti di dissuasione efficaci contro il traffico internazionale di droghe e le sue nefaste conseguenze per l'aumento della criminalita' urbana nel nostro Paese".
A smontare la tesi dello strumento "dissuasivo", di una legge che abbatte "solo" gli aerei, ma uccide le persone che vi stanno sopra, e' Maierovitch che ripete le critiche fatte fin dall'inizio a questa legge. Smontandone l'efficacia, visto che i narcotrafficanti non saranno mai seduti accanto ai piloti dei piccoli aerei da trasporto, proponendo soluzioni alternative e meno militarizzate per puntare sulle indagini fiscali e sull'avvio di programmi per la gestione di pentiti. Ma soprattutto criticando la modalita' di lotta alla droga modello Usa e basato sulle convenzioni proibizionistiche delle Nazioni Unite.
"Nella war on drugs l'alunno Luiz Inacio Lula da Silva ha sorpassato il suo professore George W. Bush. In meno di una settimana, con due misure penali impulsive e fragorosamente incostituzionali, il nostro presidente ha finito con il legittimare la pena di morte in Brasile. Cioe', ha regolamentato l'abbattimento degli aerei sospettati di narcotraffico, e ha dettato le regole per l'affondamento delle imbarcazioni intercettate nel mare brasiliano. Ma peggio ancora Lula sta facendo passare la falsa idea di stare distruggendo meri oggetti materiali quando, in realta', sta autorizzando la morte di persone sospette e di equipaggi non avvisati, come donne, anziani, ecc. [.] La soluzione militarizzata approvata dal presidente Lula viola i diritti e le garanzie individuali e attenta contro le elementari regole di politica criminale: un aereo sequestrato viene venduto all'asta, finanzia programmi per la prevenzione e le operazioni repressive. Il pilota arrestato puo' divenire un collaboratore della Giustizia. [.] Evidentemente la lettera sottoscritta da Lula che criticava la politica di guerra alle droghe, e indirizzata al segretario delle Nazioni Unite, nel giugno 1998, non valeva. Sotto le pressioni del Congresso, a seguito della tragedia avvenuta in Peru' (dove venne uccisa una missionaria statunitense e la figlioletta su un aereo abbattuto per errore, perche' sospettato di narcotraffico, e su informazioni Usa, ndr), il presidente George W. Bush ha sospeso l'offerta di fornire informazioni per abbattere gli aerei e per le esecuzioni sommarie. Ora l'alunno Lula, piu' rigido del professore, e' passato a credere che uccidere sia la soluzione".
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