Domenica 7 giugno 2026
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Buona parte del Sudamerica nella black list Usa

AMERICHE
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Ben dodici dei venti paesi "grandi produttori" o distributori di droga sono latinoamericani. È quanto si evince dal rapporto elaborato dal Dipartimento di Stato Usa che il governo di Washington ha consegnato ieri all'esame del Congresso. Oltre ad Afghanistan, Bahamas, Birmania, India, Giamaica, Laos, Nigeria e Pakistan, la "black list" comprende infatti anche Bolivia, Brasile, Colombia, Republbica Dominicana, Ecuador, Guatemala, Haiti, Messico, Panama, Paraguay, Peru' e Venezuela. Per Bolivia e Venezuela c'e' pero' una "aggravante": la Casa Bianca ritiene che i loro governi hanno "evidentemente fallito" nelle politiche antidroga. Una circostanza che - se non fosse per una esenzione gia' annunciata - porterebbe automaticamente a comminare delle sanzioni verso i paesi in questione. Esibendo motivi di "interesse nazionali", il presidente Barack Obama ha detto che gli aiuti concessi a Bolivia e Venezuela rimarranno intatti: Caracas continuera' a fruire dei programmi di aiuto destinati allo sviluppo agricolo mentre La Paz potra' non vedere interrotto il flusso di sovvenzioni per la piccola e media impresa e per le politiche di intercambio.

Il presidente boliviano Evo Morales ha risposto con una conferenza stampa al Dipartimento di Stato nordamericano, chiedendo che venga applicato il criterio di 'responsabilita' condivisa' nel giudicare il fenomeno.
Di fronte all'accusa statunitense di aver 'fallito in maniera evidente' nel ridurre la produzione di cocaina nel suo paese, Morales ha 'bocciato' gli Usa, incapaci, secondo le sue parole, di abbassare il livello di domanda e consumo della stessa droga all'interno del loro territorio.
Il presidente boliviano ha poi sottolineato i risultati raggiunti dal suo governo spiegando che, dal gennaio all'agosto di quest'anno, sono state confiscate 19 tonnellate di cocaina, molte piu' delle 11 tonnellate del 2005, quando nel paese operava ancora la Forza antidroga statunitense (Dea), espulsa nel 2008.
'La Bolivia e' vicina all'obiettivo - ha continuato Morales - di strappare 5.000 ettari alla coltivazione di coca, senza sparare un solo colpo e in accordo con i sindacati dei produttori' nella regione di Cochabamba, nel centro del paese.
Il presidente boliviano ha inoltre riaffermato la sua posizione secondo cui gli Stati Uniti utilizzano 'il pretesto della lotta al narcotraffico in Sudamerica' con l'obbiettivo di installare nuove basi militari e imporre il proprio controllo politico nella regione.
L'inserimento nella 'lista nera' dei paesi impegnati nella lotta al narcotraffico toglie la possibilita' di accedere a programmi di sviluppo e aiuti economici provenienti dal governo Usa. Anche in questo caso, come spesso accade, il presidente Obama ha 'perdonato' Bolivia e Venezuela, riabilitandole in nome 'dell'interesse nazionale'. La 'lista nera' resta comunque uno strumento di pressione diplomatica da parte di Washington.
Nella lista nera del Dipartimento nordamericano compaiono anche Brasile, Colombia, Ecuador, Guatemala, Messico, Panama, Paraguay, Peru' e Repubblica Dominicana.

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