Bush cambia strategia contro immigrati clandestini: carcere invece di espulsioni
Ventisette di loro sono stati più fortunati, e sono riusciti a ottenere la libertà vigilata. Ma per gli altri 270 immigrati illegali la condanna è stata severa: dietro le sbarre per un periodo di cinque mesi. E' questo, riporta oggi il New York Times, l'esito del processo che ha visto al banco degli imputati 297 immigrati illegali, molti dei quali arrestati in un raid dello scorso 12 maggio.
L'accusa è di aver trovato lavoro in un impianto per il confezionamento carni della società Agriprocessors, la più grande produttrice di carni kosher negli Stati Uniti, grazie a documenti falsi. L'impianto è situato a Postville, nello stato dello Iowa.
"Un incredibile successo", ha commentato Matt M. Dummermuth, procuratore generale dell'Iowa, che ha seguito passo passo il procecesso.
Ma si può chiamare processo un dibattimento che, pur coinvolgendo quasi trecento persone, dura appena quattro giorni?
E' quanto si chiede la difesa, che denuncia dal canto suo irregolarità nella gestione del caso. E forti proteste sono arrivate dalla stessa associazione degli avvocati che rappresentano gli immigrati in America, ovvero dall'American Immigration Lawyers Association, secondo cui agli immigrati sarebbero stati vietati anche gli incontri con i legali.
Il tutto si sarebbe svolto in definitiva nel più celere dei modi: gli immigrati illegali, la maggior parte dei quali provenienti dal Guatemala, sarebbero stati divisi in gruppi di dieci, con manette alle mani e ai piedi. Uno per uno, avrebbero fatto un veloce mea culpa tramite un interprete spagnolo, ammettendo di aver utilizzato documenti falsi, e qualche momento dopo sarebbero stati condotti in un'altra aula di tribunale per essere condannati. La maggior parte degli immigrati avrebbe acconsentito alla deportazione immediata dopo cinque mesi di prigione.
Quanto fa riflettere nel caso, è il cambio di strategia da parte dell'amministrazione Bush nella gestione del problema dell'immigrazione legale. Finora, infatti, gli immigrati privi di un permesso di lavoro venivano arrestati dai funzionari dell'immigrazione e subito deportati. Ora, invece, gli immigrati vengono incriminati dalle autorità federali. E, prima della deportazione, devono scontare una condanna al carcere.
L'accusa è di aver trovato lavoro in un impianto per il confezionamento carni della società Agriprocessors, la più grande produttrice di carni kosher negli Stati Uniti, grazie a documenti falsi. L'impianto è situato a Postville, nello stato dello Iowa.
"Un incredibile successo", ha commentato Matt M. Dummermuth, procuratore generale dell'Iowa, che ha seguito passo passo il procecesso.
Ma si può chiamare processo un dibattimento che, pur coinvolgendo quasi trecento persone, dura appena quattro giorni?
E' quanto si chiede la difesa, che denuncia dal canto suo irregolarità nella gestione del caso. E forti proteste sono arrivate dalla stessa associazione degli avvocati che rappresentano gli immigrati in America, ovvero dall'American Immigration Lawyers Association, secondo cui agli immigrati sarebbero stati vietati anche gli incontri con i legali.
Il tutto si sarebbe svolto in definitiva nel più celere dei modi: gli immigrati illegali, la maggior parte dei quali provenienti dal Guatemala, sarebbero stati divisi in gruppi di dieci, con manette alle mani e ai piedi. Uno per uno, avrebbero fatto un veloce mea culpa tramite un interprete spagnolo, ammettendo di aver utilizzato documenti falsi, e qualche momento dopo sarebbero stati condotti in un'altra aula di tribunale per essere condannati. La maggior parte degli immigrati avrebbe acconsentito alla deportazione immediata dopo cinque mesi di prigione.
Quanto fa riflettere nel caso, è il cambio di strategia da parte dell'amministrazione Bush nella gestione del problema dell'immigrazione legale. Finora, infatti, gli immigrati privi di un permesso di lavoro venivano arrestati dai funzionari dell'immigrazione e subito deportati. Ora, invece, gli immigrati vengono incriminati dalle autorità federali. E, prima della deportazione, devono scontare una condanna al carcere.
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