Canada. Cellula messaggero aiuta nella riparazione della pelle
Un gruppo di ricercatori della University of Alberta ha scoperto come rigenerare zone estese della pelle, danneggiate da ferite o gravi ustioni. Il team ha infatti isolato, clonato e iniettato una sorta di cellula "messaggero" che controlla la produzione extracellulare di alcune proteine. Queste proteine formano uno strato di protezione alla pelle, che permette alle nuove cellule di crescere correttamente.
Secondo i ricercatori la scoperta puo' essere tradotta in realta' terapeutica, in quanto le proteine localizzate possono aiutare anche in casi di fibrosi del fegato, dei reni, dei polmoni e dei vasi sanguigni.
Lo studio e' stato inizialmente finanziato dal Canadian Institute of Health Research e dalla Alberta's Heritage Foundation for Medical Research, che dopo aver visto i risultati, hanno deciso di concedere altri due finanziamenti.
"Come nei normali processi biologici", spiega il dott. Aziz Ghahari, membro del team, "ci sono una serie di fattori che rallentano e/o bloccano del tutto i danni provocati dalle ferite, anche se fino ad ora non ne conoscevamo l'identita' precisa. In termini semplici, questi fattori sono una sovrapproduzione di quelli che compongono normalmente la pelle, ma ovviamente variano a seconda della natura e dell'entita' della ferita. In una ferita che rimane aperta per piu' di tre settimane ad esempio, la "fabbrica" della pelle, continua a lavorare fino a che la ferita non e' completamente coperta dalle proteine necessarie alla sua guarigione. Una volta quindi che la crosta e' completa, arriva un segnale allo strato interno della pelle che indica che la produzione di proteine e' sufficiente. Noi siamo riusciti a scoprire cosa sia questo segnale e come maneggiarlo per velocizzare i processi di guarigione".
Il team progetta ora di sperimentare l'uso di questa proteina sugli animali, dato che ha ottenuto il brevetto. Per quanto riguarda l'uomo, come spiega il dott. Ed Tredget, direttore del Plastic Surgery Research Laboratory, si spera di poter mettere a punto una semplice pomata, che contenendo questa cellula messaggero al suo interno, potra' aiutare notevolmente in casi di ferite non trascurabili.
Secondo i ricercatori la scoperta puo' essere tradotta in realta' terapeutica, in quanto le proteine localizzate possono aiutare anche in casi di fibrosi del fegato, dei reni, dei polmoni e dei vasi sanguigni.
Lo studio e' stato inizialmente finanziato dal Canadian Institute of Health Research e dalla Alberta's Heritage Foundation for Medical Research, che dopo aver visto i risultati, hanno deciso di concedere altri due finanziamenti.
"Come nei normali processi biologici", spiega il dott. Aziz Ghahari, membro del team, "ci sono una serie di fattori che rallentano e/o bloccano del tutto i danni provocati dalle ferite, anche se fino ad ora non ne conoscevamo l'identita' precisa. In termini semplici, questi fattori sono una sovrapproduzione di quelli che compongono normalmente la pelle, ma ovviamente variano a seconda della natura e dell'entita' della ferita. In una ferita che rimane aperta per piu' di tre settimane ad esempio, la "fabbrica" della pelle, continua a lavorare fino a che la ferita non e' completamente coperta dalle proteine necessarie alla sua guarigione. Una volta quindi che la crosta e' completa, arriva un segnale allo strato interno della pelle che indica che la produzione di proteine e' sufficiente. Noi siamo riusciti a scoprire cosa sia questo segnale e come maneggiarlo per velocizzare i processi di guarigione".
Il team progetta ora di sperimentare l'uso di questa proteina sugli animali, dato che ha ottenuto il brevetto. Per quanto riguarda l'uomo, come spiega il dott. Ed Tredget, direttore del Plastic Surgery Research Laboratory, si spera di poter mettere a punto una semplice pomata, che contenendo questa cellula messaggero al suo interno, potra' aiutare notevolmente in casi di ferite non trascurabili.
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