Cannabis terapeutica, allarme Coscioni-Meglio Legale dopo il crac Bedrocan

Il fallimento di Bedrocan, l'azienda olandese che da oltre vent'anni è uno dei principali fornitori di cannabis a uso medico per le farmacie italiane, rischia di lasciare senza cure migliaia di pazienti. L'allarme arriva dall'Associazione Luca Coscioni e da Meglio Legale, che chiedono al Governo italiano un intervento urgente e una riforma strutturale del settore.
Come riporta Quotidiano Sanità, Marco Perduca (Associazione Luca Coscioni) e Antonella Soldo (Meglio Legale) hanno diffuso una nota in cui ricordano di aver criticato per anni il rapporto esclusivo e privilegiato che l'Italia aveva instaurato con Bedrocan, un legame che ha sempre escluso la possibilità per soggetti privati o per partnership pubblico-private di concorrere a soddisfare il fabbisogno nazionale di cannabinoidi medici.
Un fabbisogno che, stando alle stime della Giunta internazionale per il controllo degli stupefacenti dell'Onu, si attesta su quasi tre tonnellate l'anno. A fronte di questa domanda, la produzione nazionale resta largamente insufficiente: la quota assegnata per il 2026 allo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, unico produttore pubblico italiano, è di appena 400 chilogrammi. Da vent'anni, sottolineano le due associazioni, le importazioni dai Paesi Bassi hanno costituito la principale fonte di approvvigionamento delle infiorescenze dispensate nelle farmacie italiane, rendendo il sistema sanitario nazionale fortemente dipendente da un singolo fornitore estero.
Il tracollo di Bedrocan, dichiarato dal tribunale olandese, è legato alla scadenza del contratto che dal 2003 la legava come fornitore esclusivo dello Stato dei Paesi Bassi: il nuovo sistema di vendita diretta alle farmacie, pensato per liberalizzare il mercato, non entrerà in vigore prima di luglio 2028, lasciando l'azienda priva del suo principale cliente e senza alternative commerciali legali nel frattempo.
Perduca e Soldo denunciano che, dopo anni di investimenti mal indirizzati e indecisioni politiche, il diritto alla salute di migliaia di pazienti italiani rischia ora di essere compromesso concretamente. Le due associazioni chiedono quindi al Governo la convocazione urgente di un tavolo con tutte le parti coinvolte - istituzioni, farmacisti, pazienti e produttori - e la definizione di un piano straordinario di approvvigionamento per garantire la continuità delle terapie.
Tra le richieste principali figura l'apertura del settore a partnership pubblico-private e a investimenti privati, superando il modello basato su un unico canale di fornitura che ha mostrato tutta la sua fragilità. Le associazioni propongono inoltre la creazione di un'Agenzia nazionale per la cannabis medica, con il compito di coordinare produzione, importazioni, controllo di qualità e ricerca scientifica sul tema.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la possibile sostituzione delle varietà finora utilizzate con prodotti importati da altri Paesi: secondo l'Associazione Coscioni e Meglio Legale, questo passaggio non è affatto automatico, perché le diverse varietà di cannabis terapeutica presentano concentrazioni differenti di principi attivi come THC e CBD, e un cambio di fornitore senza un'adeguata gestione clinica rischia di alterare l'efficacia delle terapie per i pazienti già in cura.