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 ITALIA - ITALIA - Cannabis terapeutica. Garattini: occorrono studi come per farmaci
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16 maggio 2018 8:03
 
"Sulla cannabis terapeutica c'è ancora poca conoscenza scientifica. Se un'attività terapeutica c'è e si può sfruttare, ben venga. Ma servono studi clinici controllati e indicazioni specifiche per fare in modo che i pazienti abbiano a disposizione qualcosa che conosciamo bene sul fronte benefici e rischi. Va seguito quello che è l'iter normale di ogni farmaco, che passa da studi sperimentali ben strutturati", su un numero adeguato di persone e con risultati riproducibili. E' il monito che arriva dallo scienziato Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, oggi in occasione della 'Prima Conferenza italiana sulla cannabis come possibile farmaco', promossa dall'Irccs nel capoluogo lombardo. "Vogliamo vedere - spiega Garattini all'AdnKronos Salute - se si può mettere ordine in una situazione complicata, perché oggi abbiamo l'impiego di prodotti non ben caratterizzati. E accanto ai principi attivi che conosciamo, ci sono tantissimi altri tipi di sostanze sulla cui efficacia non sappiamo nulla. E' un po' il problema principale dei prodotti che ora girano anche nelle farmacie. Oggi si parla di molte indicazioni, ma non si hanno quelle documentazioni e dimostrazioni che vengono prodotte nel normale iter di ogni farmaco. Si dovrebbero estrarre solo principi attivi per evitare di somministrare altro e fare studi clinici controllati. Finora tutto si regge per analogia con quello che si è fatto per altri preparati, che hanno seguito regole diverse e hanno composizione diversa". "Su tutte le indicazioni - incalza Garattini - c'è poca conoscenza di quali siano i reali vantaggi terapeutici, perché gli studi disponibili non sono sempre di buona qualità e ne abbiamo comunque pochi. Non conosciamo i rapporti fra benefici e rischi, dovremmo indagare sugli effetti collaterali, in particolare sul sistema nervoso centrale, su eventuali interazioni con altri farmaci che si prendono in contemporanea. Puntiamo a capire quali sono le possibilità per migliorare l'attuale scenario. Saremo felici di avere nuovi farmaci, ma oggi la realtà è che per esempio nei lavori disponibili mancano studi comparativi con prodotti che si usano normalmente per indicazioni come il dolore o la sclerosi multipla. Mancano conoscenze precise sulle dosi, che devono essere diverse - ma non si sa in che termini - se il preparato è oleoso o destinato all'inalazione o a essere bollito come infuso".
Al Mario Negri, continua Garattini, "abbiamo voluto sentire i pareri di tutti coloro che hanno competenza e conoscenza su questo capitolo e possono suggerire cosa fare di utile. Porre la questione è già un passo avanti. Senza pregiudizi. Sul fronte politico - osserva lo scienziato - il problema non dovrebbe esistere. Qui si parla di efficacia terapeutica e di prodotti che dovrebbero passare attraverso le solite vie regolatorie ed essere sottoposti all'Aifa. Ci auguriamo di poter avere raccomandazioni da dare alle autorità competenti, che sono quelle che devono provvedere". C'è poi un altro aspetto che va indagato ed è quello di eventuali disordini d'uso: "Essendoci un vasto spettro di indicazioni teoriche, ma scarsa documentazione scientifica, ci troveremo in molti casi in condizione di avere degli usi non appropriati - ragiona Garattini - C'è da fare molto per scremare tra le tante informazioni esistenti, spesso aneddotiche e non ottenute secondo le regole degli studi clinici controllati". Oggi, prosegue, la legislazione "ha messo a disposizione delle farmacie l'infiorescenza di cannabis, che è quella che poi viene utilizzata. Facendo bollire un'infiorescenza si somministrano Thc e cannabidiolo in quantità che vengono determinate, ma poi ci sono circa 50-60 cannabinoidi presenti in questi preparati e molte altre sostanze chimiche di cui non sappiamo niente". Di solito, sottolinea, "un farmaco si approva sulla base di uno, o due principi attivi se è un'associazione. Qui si usa un estratto di una pianta".
La cannabis terapeutica che "oggi i medici possono prescrivere sotto la loro responsabilità è ancora in un limbo poco chiaro", aggiunge Enrico Davoli, tossicologo ambientale, a capo del Laboratorio di spettrometria di massa del Mario Negri. "In letteratura - riflette - ci basiamo sulle evidenze, e in questo campo sono ancora abbastanza deboli e confuse. Ci sono diversi 'case report' che mostrano un'efficacia molto buona, ma bisogna cercare di purificare e capire con precisione gli ambiti in cui è provata con rigorosi trial clinici. Sarebbe bello averne di più. Al momento a Messina" il Centro neurolesi Bonino Pulejo "è il primo Irccs italiano con uno studio clinico controllato autorizzato da Aifa, sul Sativex* che è l'unico farmaco a base di cannabinoidi Thc e Cbd oggi disponibile, con indicazione per la spasticità nella sclerosi multipla". C'è dunque bisogno, conclude, "di investimenti, di qualcuno che supporti le ricerche, che dia strumenti per poter fare chiarezza. Se ci sono dei fondi - è l'appello - metteteli negli studi controllati. Date modo alla scienza di indagare". 
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