Cannabis terapeutica. Ridimensionato il centro di produzione di Rovigo?
La cannabis terapeutica finisce sotto la scure della spending review. E così dovrebbero venir meno le speranze degli ammalati di Sla e di sclerosi multipla, ma anche di cancro e di dolori cronici che in questa pianta avrebbero potuto trovare sollievo dai dolori. Il ministero dell'agricoltura retto da Maurizio Martina ha incaricato un team di commissari con il compito di scovare i centri di spesa inutili. Il Cra-Cin – Centro ricerche in agricoltura di Rovigo – è finito fra gli enti inutili di cui si può tranquillamente pensare alla soppressione. Peccato che non sia così dal momento che il Cra-Cin di Rovigo produce la cannabis terapeutica che poi fornisce allo Stabilimento chimico farmaceutico militare Istituto farmacologico di Firenze che la lavora e la mette in commercio.
Senza Rovigo, Firenze non può lavorare e quindi l'Italia non potrà mai diventare autonoma in questo tipo di produzione. Dunque, continueremo a comprare la marijuana terapeutica a costi esorbitanti in Olanda. Non solo, il problema vero è che i pazienti che possono accedere a questa costosa terapia sono pochissimi rispetto alle decine di migliaia che ne avrebbero bisogno.
Da anni se ne conoscono le proprietà mediche e il Cra-Cin di Rovigo è un centro all'avanguardia nella produzione. Il dottor Giampaolo Grassi, che dirige il Cra-Cin, da sempre sostiene che è vantaggioso anche economicamente per l'Italia produrre la marijuana al Cra-Cin.
«Costiamo 40 mila euro all'anno e solo di finanziamenti europei ne incassiamo 150 mila», dice Grassi, che da anni cerca in tutti i modi di spiegare quali sarebbero i vantaggi anche economici (1).
''La notizia che il Governo ha deciso di chiudere il Cra-Cin di Rovigo è gravissima. Si tratta dell'unico centro in Italia che da 15 anni studia, coltiva e diffonde conoscenze sulla cannabis terapeutica. E' il Cra-Cin che fornisce le piante all'Istituto chimico farmaceutico militare di Firenze che finalmente dovrebbe cominciare a fornire alle Asl farmaci a base di cannabinoidi''. E' quanto denuncia Maurizio Acerbo, segreteria nazionale PRC-Sinistra Europea, ex deputato e autore della prima legge regionale, in Abruzzo, per l'utilizzo della cannabis per uso terapeutico in Italia. ''Evidentemente i commissari incaricati dal ministro dell'agricoltura Martina ignorano gli impegni assunti dalle ministre della Difesa e della Salute affinchè si proceda finalmente anche in Italia alla produzione. Speriamo che si tratti solo di mancanza di coordinamento tra ministeri e che si ponga subito rimedio. Emerge un quadro sconfortante della confusione che caratterizza l'azione del nostro governo su una materia vitale per centinaia di migliaia di pazienti ma anche il carattere assurdo delle spending review che si continuano a portare avanti''. ''La produzione pubblica di farmaci a base di cannabinoidi ridurrebbe drasticamente la spesa farmaceutica perché vanno a sostituire farmaci mille volte più costosi e non ci sarebbero più neanche gli oneri derivanti dall'importazione dall'estero - insiste Acerbo - Chiudere il Cra-Cin e bloccare sul nascere la filiera è antieconomico, è una follia. Significa continuare a spendere soldi per importare dall'estero a costi spropositati rispetto alla produzione diretta. Significa privarsi delle conoscenze scientifiche indispensabili per proseguire le ricerche che hanno consentito di stabilire l'efficacia medica dei cannabinoidi. Il governo è già in ritardo nel garantire a tutti i pazienti l'erogazione di questi farmaci a carico del servizio sanitario nazionale non avendo predisposto un quadro normativo uniforme e avendo costretto le regioni a legiferare a macchia di leopardo lungo la penisola''.
"Le indiscrezioni destano preoccupazione, ma ad oggi non esiste nessun piano di chiusura". Queste le parole con le quali il parlamentare del Pd Diego Crivellari risponde alle voci sulla probabile chiusura del Cra-Cin. centro di ricerca per la cannabis terapeutica di Rovigo. "Abbiamo comunque - continua Crivellari - la necessita' di monitorare la situazione e lavorare per mantenere una eccellenza polesana conosciuta in Italia, tenendo conto degli sviluppi attesi in merito alla cannabis terapeutica. L'interlocuzione sara' con il Governo ai massimi livelli, per scongiurare non solo la chiusura, ma per rilanciare il ruolo del Cra-Cin nel piu' ampio contesto della ricerca nazionale. Mi sto attivando in queste ore per ottenere già nella settimana entrante un incontro con il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Maurizio Martina per cercare di ottenere le prime risposte. Sarà necessario - ha concluso l'on. Crivellari - raccogliere il più ampio e fermo interesse da parte di tutto il territorio per dare continuità ad una delle realtà della ricerca tra le più importanti della nostra provincia".
(1) Il Gazzettino del 10/05/2015
Senza Rovigo, Firenze non può lavorare e quindi l'Italia non potrà mai diventare autonoma in questo tipo di produzione. Dunque, continueremo a comprare la marijuana terapeutica a costi esorbitanti in Olanda. Non solo, il problema vero è che i pazienti che possono accedere a questa costosa terapia sono pochissimi rispetto alle decine di migliaia che ne avrebbero bisogno.
Da anni se ne conoscono le proprietà mediche e il Cra-Cin di Rovigo è un centro all'avanguardia nella produzione. Il dottor Giampaolo Grassi, che dirige il Cra-Cin, da sempre sostiene che è vantaggioso anche economicamente per l'Italia produrre la marijuana al Cra-Cin.
«Costiamo 40 mila euro all'anno e solo di finanziamenti europei ne incassiamo 150 mila», dice Grassi, che da anni cerca in tutti i modi di spiegare quali sarebbero i vantaggi anche economici (1).
''La notizia che il Governo ha deciso di chiudere il Cra-Cin di Rovigo è gravissima. Si tratta dell'unico centro in Italia che da 15 anni studia, coltiva e diffonde conoscenze sulla cannabis terapeutica. E' il Cra-Cin che fornisce le piante all'Istituto chimico farmaceutico militare di Firenze che finalmente dovrebbe cominciare a fornire alle Asl farmaci a base di cannabinoidi''. E' quanto denuncia Maurizio Acerbo, segreteria nazionale PRC-Sinistra Europea, ex deputato e autore della prima legge regionale, in Abruzzo, per l'utilizzo della cannabis per uso terapeutico in Italia. ''Evidentemente i commissari incaricati dal ministro dell'agricoltura Martina ignorano gli impegni assunti dalle ministre della Difesa e della Salute affinchè si proceda finalmente anche in Italia alla produzione. Speriamo che si tratti solo di mancanza di coordinamento tra ministeri e che si ponga subito rimedio. Emerge un quadro sconfortante della confusione che caratterizza l'azione del nostro governo su una materia vitale per centinaia di migliaia di pazienti ma anche il carattere assurdo delle spending review che si continuano a portare avanti''. ''La produzione pubblica di farmaci a base di cannabinoidi ridurrebbe drasticamente la spesa farmaceutica perché vanno a sostituire farmaci mille volte più costosi e non ci sarebbero più neanche gli oneri derivanti dall'importazione dall'estero - insiste Acerbo - Chiudere il Cra-Cin e bloccare sul nascere la filiera è antieconomico, è una follia. Significa continuare a spendere soldi per importare dall'estero a costi spropositati rispetto alla produzione diretta. Significa privarsi delle conoscenze scientifiche indispensabili per proseguire le ricerche che hanno consentito di stabilire l'efficacia medica dei cannabinoidi. Il governo è già in ritardo nel garantire a tutti i pazienti l'erogazione di questi farmaci a carico del servizio sanitario nazionale non avendo predisposto un quadro normativo uniforme e avendo costretto le regioni a legiferare a macchia di leopardo lungo la penisola''.
"Le indiscrezioni destano preoccupazione, ma ad oggi non esiste nessun piano di chiusura". Queste le parole con le quali il parlamentare del Pd Diego Crivellari risponde alle voci sulla probabile chiusura del Cra-Cin. centro di ricerca per la cannabis terapeutica di Rovigo. "Abbiamo comunque - continua Crivellari - la necessita' di monitorare la situazione e lavorare per mantenere una eccellenza polesana conosciuta in Italia, tenendo conto degli sviluppi attesi in merito alla cannabis terapeutica. L'interlocuzione sara' con il Governo ai massimi livelli, per scongiurare non solo la chiusura, ma per rilanciare il ruolo del Cra-Cin nel piu' ampio contesto della ricerca nazionale. Mi sto attivando in queste ore per ottenere già nella settimana entrante un incontro con il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Maurizio Martina per cercare di ottenere le prime risposte. Sarà necessario - ha concluso l'on. Crivellari - raccogliere il più ampio e fermo interesse da parte di tutto il territorio per dare continuità ad una delle realtà della ricerca tra le più importanti della nostra provincia".
(1) Il Gazzettino del 10/05/2015
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