Cannabis terapeutica. Tribunale Novara: Asl paga farmaco se famiglia indigente
La strada del ricorso per via giuridica puo' colmare le differenze che esistono tra le varie regioni d'Italia in merito alla disciplina della cannabis terapeutica. Dopo la sentenza del Giudice del lavoro di Avezzano nel 2010, il 30 luglio 2013 anche quello di Novara ha deciso che spetta alla Asl il dovere di acquistare un farmaco cannabinoide, i cui prezzi in farmacia sono spesso inaccessibili per le famiglie indigenti (con un reddito familiare inferiore ai 10.766,33 euro). Se questo e' l'unico strumento per alleviare il dolore, e' il Sistema sanitario nazionale che deve pagare per i farmaci. La causa del Tribunale di Novara comincia nel 2009, quando una ragazza inizia ad avere fortissime nevralgie, dolori agli occhi e alla mascella a seguito di un intervento per rimettere a posto il setto nasale, per via di problemi respiratori. Soffre della sindrome di Charlin, un disturbo che ancora oggi le rende impossibile cercare un lavoro. All'epoca, la ragazza e' neolaureata, non ha ancora trovato un impiego e grava sulle spalle della famiglia: due genitori pensionati. Dopo l'operazione comincia un vero e proprio calvario, conclusosi con la sentenza di luglio: la famiglia si svena per ottenere qualche sollievo alla figlia, per la quale il Tribunale stabilisce un'invalidita' del 67 per cento. I primi risultati medici positivi la famiglia li ottiene con il Nabilone, un cannabinoide inserito dal Ministero della Salute sin dal 2007 nella lista degli stupefacenti con effetti terapeutici". Peccato che la terapia, al mese, costi 1.500 euro alla famiglia: colpa degli elevatissimi costi d'importazione del farmaco. L'avvocato Antonio Codego porta la Asl di Novara in Tribunale, impugnando l'articolo 32 della Costituzione: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell' individuo e interesse della collettivita', e garantisce cure gratuite agli indigenti". Nel caso in cui il malato sia in pericolo di vita, ci sia il rischio dell'aggravarsi di una patologia o della mancata guarigione, gli organi sanitari pubblici sono tenuti a intervenire, senza possibilita' di valutazione discrezionale. Le sentenze di Avezzano e di Novara stabiliscono che lo stesso vale per le cure palliative. "Il giudice ha parzialmente accolto la nostra richiesta. Siamo riusciti ad ottenere la fornitura del farmaco tramite l'ospedale, come assistenza sanitaria domiciliare", spiega l'avvocato Antonio Codega. "La sentenza puo' essere applicata per qualunque farmaco che ottiene buoni risultati sul paziente, a prescindere dalla sua provenienza", conclude l'avvocato."Questa sentenza abbatte un muro sull'utilizzo della cannabis terapeutica. Costringe Regione Lombardia a rivedere la sua chiusura ideologica nei confronti di questa materia". Cosi' Lucia Castellano, consigliera regionale di Patto civico al Pirellone, commenta la sentenza. La notizia arriva a pochi giorni di distanza dal rigetto del Consiglio regionale della proposta di legge regionale sulla depenalizzazione delle droghe leggere proposta da Patto civico. "Questa sentenza ci impegna ancora di piu' per l'organizzazione di convegni e seminari per chiamare a raccolta tutte le varie intelligenze sanitarie in dibattito senza pregiudizi ideologici sulla cannabis", aggiunge. "Dobbiamo abbattere le ideologie retrive per cominciare un ragionamento per decidere come trattare la cannabis e sgominare il controllo della criminalita' organizzata sullo spaccio della droga", continua Castellano. Il fatto che la proposta di legge non sia passato "non e' un problema, la proposta era una provocazione per accendere un dibattito a Roma. Cavalcheremo la sentenza anche fuori dalle aule consiliari e ci rivolgeremo direttamente al governo", conclude la consigliera.
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