Caos Lampedusa. Lombardo oggi in visita
Una folla di oltre 1500 persone ha sfilato ieri per le strade di Lampedusa per dire no all'apertura, sull'isola, del centro di identificazione ed espulsione annunciato dal Viminale. E' l'ultima tappa di un braccio di ferro tra cittadinanza e Governo che ha portato, oggi, al terzo sciopero generale organizzato in meno di una settimana. In silenzio, i lampedusani hanno ascoltato le parole del sindaco Dino De Rubeis diventato ormai l'emblema di una protesta politica e civile.
Tra citazioni delle sacre Scritture, il primo cittadino del Mpa, con un passato da seminarista, che ha dalla sua tutto il consiglio comunale, ha condotto 'il suo popolo' verso il porto vecchio per una sorta di cerimonia della memoria. E la banchina e' stata il palcoscenico di una celebrazione laico-religiosa 'officiata', insieme, dal sindaco e dal parroco, don Stefano Nastasi che sull'apertura del centro, che rischia di trasformare l'isola in una sorta di Guantanamo del Mediterraneo, la pensa come l'amministrazione comunale.
Il lancio in acqua di una corona di fiori ha ricordato le vittime del mare: i migranti morti durante la traversata del Mediterraneo e i tanti pescatori dell'isola che, nel Canale di Sicilia, hanno perso la vita. Una scelta, quella della celebrazione comune, che ribadisce che Lampedusa 'e' vicina al dramma degli extracomunitari' e che - ha detto il sacerdote - 'il dolore e' universale e senza colore'.
Accanto alla gente tornata in piazza, pero', non c'erano i politici regionali e nazionali attesi e annunciati, nei giorni scorsi, dal sindaco. Fino all'ultimo il primo cittadino ha sperato nell'arrivo del presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo, leader del suo partito, l'Mpa. 'Verra' domani - ha promesso De Rubeis alla gente - Ha paura di prendere l'aereo ad elica (l'isola e' collegata al capoluogo siciliano da un Atr ndr). Arrivera' con un volo suo'.
Una delusione mal celata, quella del primo cittadino che, pero', e' molto meno cauto quando parla del 'Governo di Roma'.
'Maroni ha fatto tante passeggiate all'estero', ha detto, commentando l'annunciato viaggio in Tunisia del ministro, che oggi ha incontrato i vertici istituzionali del Paese nordafricano, sperando in un accordo che consenta i rimpatri dei migranti tunisini. 'I risultati, finora, pero' - ha aggiunto - sono stati ben pochi. Speriamo che non finisca come con la Libia. Abbiamo pagato Gheddafi e la risposta e' stata gli oltre 33mila migranti arrivati sull'isola da agosto'.
Dopo un tappa alla Porta dell'Amicizia, monumento che simboleggia l'accoglienza dei lampedusani, il corteo e' tornato in piazza. Come nei giorni scorsi, consiglieri comunali e semplici cittadini sono saliti sul palco per ricordare le ragioni del loro no. Ma la protesta dell'isola, almeno per ora, non pare abbia fatto cambiare idea al ministro. I lavori di allestimento del centro, che sara' ospitato nell'ex base navale Loran, proseguono.
Sull'isola restano oltre 1000 migranti. In 130 sono stati portati in quello che sara' il nuovo Cie. Una misura che dovrebbe alleggerire la situazione nel Cpa dove restano circa 1000 tunisini. Per la loro sorte le prossime ore saranno decisive.
Tra citazioni delle sacre Scritture, il primo cittadino del Mpa, con un passato da seminarista, che ha dalla sua tutto il consiglio comunale, ha condotto 'il suo popolo' verso il porto vecchio per una sorta di cerimonia della memoria. E la banchina e' stata il palcoscenico di una celebrazione laico-religiosa 'officiata', insieme, dal sindaco e dal parroco, don Stefano Nastasi che sull'apertura del centro, che rischia di trasformare l'isola in una sorta di Guantanamo del Mediterraneo, la pensa come l'amministrazione comunale.
Il lancio in acqua di una corona di fiori ha ricordato le vittime del mare: i migranti morti durante la traversata del Mediterraneo e i tanti pescatori dell'isola che, nel Canale di Sicilia, hanno perso la vita. Una scelta, quella della celebrazione comune, che ribadisce che Lampedusa 'e' vicina al dramma degli extracomunitari' e che - ha detto il sacerdote - 'il dolore e' universale e senza colore'.
Accanto alla gente tornata in piazza, pero', non c'erano i politici regionali e nazionali attesi e annunciati, nei giorni scorsi, dal sindaco. Fino all'ultimo il primo cittadino ha sperato nell'arrivo del presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo, leader del suo partito, l'Mpa. 'Verra' domani - ha promesso De Rubeis alla gente - Ha paura di prendere l'aereo ad elica (l'isola e' collegata al capoluogo siciliano da un Atr ndr). Arrivera' con un volo suo'.
Una delusione mal celata, quella del primo cittadino che, pero', e' molto meno cauto quando parla del 'Governo di Roma'.
'Maroni ha fatto tante passeggiate all'estero', ha detto, commentando l'annunciato viaggio in Tunisia del ministro, che oggi ha incontrato i vertici istituzionali del Paese nordafricano, sperando in un accordo che consenta i rimpatri dei migranti tunisini. 'I risultati, finora, pero' - ha aggiunto - sono stati ben pochi. Speriamo che non finisca come con la Libia. Abbiamo pagato Gheddafi e la risposta e' stata gli oltre 33mila migranti arrivati sull'isola da agosto'.
Dopo un tappa alla Porta dell'Amicizia, monumento che simboleggia l'accoglienza dei lampedusani, il corteo e' tornato in piazza. Come nei giorni scorsi, consiglieri comunali e semplici cittadini sono saliti sul palco per ricordare le ragioni del loro no. Ma la protesta dell'isola, almeno per ora, non pare abbia fatto cambiare idea al ministro. I lavori di allestimento del centro, che sara' ospitato nell'ex base navale Loran, proseguono.
Sull'isola restano oltre 1000 migranti. In 130 sono stati portati in quello che sara' il nuovo Cie. Una misura che dovrebbe alleggerire la situazione nel Cpa dove restano circa 1000 tunisini. Per la loro sorte le prossime ore saranno decisive.
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