Carceri Toscana. Un terzo recluso per droghe e tossicodipendenza
"In Toscana abbiamo numeri impressionanti perché su 3.247 detenuti abbiamo 1.071 persone recluse per reati legati alla detenzione di stupefacenti e 836 tossicodipendenti. Nelle carceri toscane abbiamo circa il 50% dei detenuti coinvolti in questioni di droghe e per reati legati alla droga. E' necessario un intervento per modificare la legge attuale in materia e per attuare le misure alternative che sono solo sulla carta". Lo ha detto il garante toscano dei detenuti Franco Corleone, illustrando oggi un approfondimento sul tema della 'droga in carcere', insieme al direttore della Fondazione Michelucci Corrado Marcetti. "Il protocollo firmato dalla Regione Toscana con l'allora ministero della giustizia Cancellieri nel 2013 che preconizzava l'uscita dalle carceri toscane di 300 tossicodipendenti - - ha ricordato Corleone -, è rimasto sulla carta". Nel complesso, ha aggiunto "in Italia, a fine 2014, si contavano oltre 53 mila detenuti, di cui il 24% tossicodipendenti e il 33% per reati legati alla droga. Questo nonostante l'abrogazione della legge Fini-Giovanardi. In Toscana però, queste percentuali sono superiori". Per Corleone inoltre "un'altra problematica delle carceri toscane è quella della salute, che è di competenza della Regione: l'Ars, l'Agenzia regionale di sanità, dice che solo il 27% dei detenuti nelle nostre carceri è sano. Bisogna superare questa situazione che colpisce un diritto fondamentale per qualsiasi persona, anche per quelle detenute, che è il diritto alla salute". Altra questione sottolineata dal garante è quella della detenzione femminile. "In Toscana ci sono solo 134 detenute - ha detto ancora -, sono poche ma stanno male perché è assurda la detenzione delle donne nei carceri maschili e con le stesse modalità della detenzione maschile. Ad esempio a Pisa è stato recentemente ristrutturato il braccio femminile e sono stati fatti dei bagni a vista". Per Corleone "fatta eccezione per i reati più gravi, noi abbiamo un numero così basso di recluse che potrebbe consentire in Toscana la sperimentazione di un modello di esecuzione della pena diverso da quello attuale".
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