Card. Martino: l'esigenza di futuro non e' mai reato
"L'esigenza di futuro non è mai clandestina e non è mai reato", secondo il cardinale Renato Raffaele Martino, che, affrontando il tema dell'immigrazione, avverte che "non c'è sicurezza senza accoglienza e senza integrazione".
"Sentiamo con chiarezza il dovere cristiano di rafforzare tutti nella speranza: chi giunge in questo paese, chi vi è nato, chi vi appartiene da sempre", ha detto il presidente del Pontificio consiglio Giustizia e pace ad una veglia di preghiera per la Giornata mondiale dei rifugiati organizzata dalla comunità di Sant'Egidio nella chiesa romana di Santa Maria in Trastevere. "L'esigenza di futuro non è mai 'clandestina' e non è mai reato - ha scandito il porporato con trasparente riferimento al reato di ingresso clandestino introdotto dal Governo italiano - ma si deve e si puó coniugare e incontrare con l'altro, non avendo paura della fatica di costruire nella pace, nella giustizia e nella corresponsabilità, un futuro per tutti. E chi entra nel nostro paese rimane un uomo, una donna, un giovane, anche quando non è in grado di regolarizzare il suo ingresso, spesso a motivo di difficoltà insuperabili per chiunque".
Per il 'ministro' del Papa per le questioni di giustizia internazionale e pace, "non c'è sdegno, senza solidarietà. Non c'è nemmeno sicurezza, senza accoglienza e senza integrazione. Certo faticosa, ma è piú faticoso vivere di sola paura e lasciare che questa modelli la cultura, i comportamenti e le scelte". In questo senso Martino ha anticipato le critiche di sprovvedutezza rivolte alla Chiesa cattolica: "La sapienza del Vangelo, l'umanesimo cristiano che scaturisce dalla Chiesa non è debolezza o ingenuità: è intelligenza e cultura, senso di responsabilità e capacità di edificare il bene comune".
"Sentiamo con chiarezza il dovere cristiano di rafforzare tutti nella speranza: chi giunge in questo paese, chi vi è nato, chi vi appartiene da sempre", ha detto il presidente del Pontificio consiglio Giustizia e pace ad una veglia di preghiera per la Giornata mondiale dei rifugiati organizzata dalla comunità di Sant'Egidio nella chiesa romana di Santa Maria in Trastevere. "L'esigenza di futuro non è mai 'clandestina' e non è mai reato - ha scandito il porporato con trasparente riferimento al reato di ingresso clandestino introdotto dal Governo italiano - ma si deve e si puó coniugare e incontrare con l'altro, non avendo paura della fatica di costruire nella pace, nella giustizia e nella corresponsabilità, un futuro per tutti. E chi entra nel nostro paese rimane un uomo, una donna, un giovane, anche quando non è in grado di regolarizzare il suo ingresso, spesso a motivo di difficoltà insuperabili per chiunque".
Per il 'ministro' del Papa per le questioni di giustizia internazionale e pace, "non c'è sdegno, senza solidarietà. Non c'è nemmeno sicurezza, senza accoglienza e senza integrazione. Certo faticosa, ma è piú faticoso vivere di sola paura e lasciare che questa modelli la cultura, i comportamenti e le scelte". In questo senso Martino ha anticipato le critiche di sprovvedutezza rivolte alla Chiesa cattolica: "La sapienza del Vangelo, l'umanesimo cristiano che scaturisce dalla Chiesa non è debolezza o ingenuità: è intelligenza e cultura, senso di responsabilità e capacità di edificare il bene comune".
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