Caritas: immigrati respinti verso violenza e stupri
'E' una vittoria amara per tutti, sapere che i clandestini, rispediti al mittente, vengono raccolti nei furgoni come cani, bastonati e legati, e trasportati in campi profughi da sorveglianti muniti di maschere per gli odori nauseabondi'. E ancora 'e' una vittoria amara, se la maggior parte delle donne e molti dei minori vengono ripetutamente violentati; se i container viaggiano nel deserto con il loro carico umano per due tre giorni, senza viveri ne' acqua; se ogni anno tre-quattromila persone muoiono perche' abbandonate nel deserto lungo la frontiera libica, e altrettante vengono vendute ai mercanti di schiavi'.
E' durissimo l'atto d'accusa che la Caritas italiana rivolge al governo italiano per l'introduzione del reato di clandestinita' e per la politica messa in atto con i respingimenti dei barconi provenienti dal nord Africa. A pronunciare queste parole e' infatti il direttore nazionale della Caritas italiana, don Vittorio Nozza, nell'editoriale del mensile dell'organizzazione ecclesiale -'Italia Caritas'- del mese di giugno.
'L'Italia -scrive don Nozza- ha deciso di svolgere il ruolo di battistrada nella guerra all'immigrazione irregolare. E' un compito scomodo, perche' viene affidato a leggi che riflettono una visione del fenomeno migratorio agli antipodi rispetto al passato'.
'Questo ruolo -si legge nel testo dell'editoriale del mensile della Caritas- rompe una cultura dell'inclusione mai messa in discussione fino a che i flussi hanno assunto una fisionomia tale da destare allarme. Ed e' accompagnato dal silenzio assordante e colpevole dell'Europa'. Don Vittorio Nozza afferma fra l'altro in riferimento proprio ai respingimenti messi in atto dalle motovedette italiane: 'E' come se il nostro paese fosse colpito da un virus peggiore di quello messicano: il silenzio della ragione e il trionfo della farneticazione. Le verita' che infastidiscono vengono sostituite da falsificazioni di comodo, da smentire magari successivamente. Si radica l'idea che i problemi planetari -la poverta', la fame, l'ingiustizia, la guerra, la societa' multietnica- non richiedano impegno duro e faticoso per raggiungere soluzioni reali, ma sia preferibile rimuoverli, allontanarli, seppellirli altrove'.
'I poveri -spiega ancora il direttore nazionale della Caritas- con la loro sola presenza, ci ricordano che non si puo' far finta che il problema di una societa' giusta con tutti non esista'. Quindi don Nozza osserva: 'Ci credevamo al sicuro nel 'porto', invece dobbiamo ripartire per il mare aperto, dove le cronache raccontano non una suggestiva metafora, ma una realta' drammatica'. La questione poi e' collegata con l'impatto che la crisi economica ha avuto sulla nostra societa': 'In un momento in cui piu' di un indicatore sociale mostra un allargamento della forbice che separa i benestanti dal resto della popolazione, l'idea di rinunciare a qualcosa per darla allo straniero, per quanto in coscienza doverosa, puo' risultare molto scomoda e difficile da fare propria'.
'L'Italia -si legge ancora- non diversamente dagli altri paesi ricchi, con la sua peculiarita' naturale di essere un prolungamento dell'Europa verso le coste africane, si trova cosi' a dover assolvere a un dovere di solidarieta' internazionale di dimensioni indubbiamente grandi, anche se non del tutto impreviste'. 'Non si puo' pensare di alzare muri -afferma don Nozza- per impedire l'ondata migratoria, quando nel cuore dell'Africa si muore; e' naturale che chi fugge non tema nessun ostacolo.' 'La polemica politica -aggiunge- semplifica tutto e banalizza, sia illudendosi di fermare l'alta marea delle migrazioni, sia facendo credere che essa sia un fatto ordinario e non un fenomeno epocale. L'impressione e' quella di trovarci di fronte a una grande poverta' culturale, all'incapacita' di cogliere che gli immigrati per noi sono una scomodita' che fa crescere'.
E' durissimo l'atto d'accusa che la Caritas italiana rivolge al governo italiano per l'introduzione del reato di clandestinita' e per la politica messa in atto con i respingimenti dei barconi provenienti dal nord Africa. A pronunciare queste parole e' infatti il direttore nazionale della Caritas italiana, don Vittorio Nozza, nell'editoriale del mensile dell'organizzazione ecclesiale -'Italia Caritas'- del mese di giugno.
'L'Italia -scrive don Nozza- ha deciso di svolgere il ruolo di battistrada nella guerra all'immigrazione irregolare. E' un compito scomodo, perche' viene affidato a leggi che riflettono una visione del fenomeno migratorio agli antipodi rispetto al passato'.
'Questo ruolo -si legge nel testo dell'editoriale del mensile della Caritas- rompe una cultura dell'inclusione mai messa in discussione fino a che i flussi hanno assunto una fisionomia tale da destare allarme. Ed e' accompagnato dal silenzio assordante e colpevole dell'Europa'. Don Vittorio Nozza afferma fra l'altro in riferimento proprio ai respingimenti messi in atto dalle motovedette italiane: 'E' come se il nostro paese fosse colpito da un virus peggiore di quello messicano: il silenzio della ragione e il trionfo della farneticazione. Le verita' che infastidiscono vengono sostituite da falsificazioni di comodo, da smentire magari successivamente. Si radica l'idea che i problemi planetari -la poverta', la fame, l'ingiustizia, la guerra, la societa' multietnica- non richiedano impegno duro e faticoso per raggiungere soluzioni reali, ma sia preferibile rimuoverli, allontanarli, seppellirli altrove'.
'I poveri -spiega ancora il direttore nazionale della Caritas- con la loro sola presenza, ci ricordano che non si puo' far finta che il problema di una societa' giusta con tutti non esista'. Quindi don Nozza osserva: 'Ci credevamo al sicuro nel 'porto', invece dobbiamo ripartire per il mare aperto, dove le cronache raccontano non una suggestiva metafora, ma una realta' drammatica'. La questione poi e' collegata con l'impatto che la crisi economica ha avuto sulla nostra societa': 'In un momento in cui piu' di un indicatore sociale mostra un allargamento della forbice che separa i benestanti dal resto della popolazione, l'idea di rinunciare a qualcosa per darla allo straniero, per quanto in coscienza doverosa, puo' risultare molto scomoda e difficile da fare propria'.
'L'Italia -si legge ancora- non diversamente dagli altri paesi ricchi, con la sua peculiarita' naturale di essere un prolungamento dell'Europa verso le coste africane, si trova cosi' a dover assolvere a un dovere di solidarieta' internazionale di dimensioni indubbiamente grandi, anche se non del tutto impreviste'. 'Non si puo' pensare di alzare muri -afferma don Nozza- per impedire l'ondata migratoria, quando nel cuore dell'Africa si muore; e' naturale che chi fugge non tema nessun ostacolo.' 'La polemica politica -aggiunge- semplifica tutto e banalizza, sia illudendosi di fermare l'alta marea delle migrazioni, sia facendo credere che essa sia un fatto ordinario e non un fenomeno epocale. L'impressione e' quella di trovarci di fronte a una grande poverta' culturale, all'incapacita' di cogliere che gli immigrati per noi sono una scomodita' che fa crescere'.
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