Lunedì 8 giugno 2026
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Caritas: periferie italiane non ancora come banlieux

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Le periferie italiane sono ancora lontane dal livello di degrado e di allarme sociale delle 'banlieux', le grandi periferie urbane di Parigi incendiate dalla rivolta giovanile la scorsa estate. Ma e' anche vero che non ci si puo' piu' limitare 'ad investire in opere buone'. Politici, cittadini impegnati e societa' civile nel suo complesso, devono provocare per far nascere una nuova stagione di intervento sociale, a partire dai poveri nelle grandi citta'. E' la strada che la Caritas italiana ha intrapreso con la redazione de 'La citta' abbandonata', indagine condotta su 10 periferie urbane in collaborazione con l'Universita' Cattolica di Milano e presentata questa mattina a Roma alla presenza del ministro della solidarieta' Paolo Ferrero.
'Vivo alla periferia di Messina - ha raccontato il presidente della Caritas Italiana, monsignor Francesco Montenegro - e per i ragazzi c'e' la scuola, la parrocchia o la strada e nient'altro'. Nella grande citta', 'non sempre a misura d'uomo - ha continuato - le periferie sono mantenute nella dipendenza, come bacino elettorale o come discarica dei problemi. Ma noi non rinunciamo a leggerle come luoghi possibili di relazioni, di contatti di progetti'. Il quadro disegnato dall'indagine della Caritas parla, nonostante tutto, 'di una coesione sociale di fondo - ha sottolineato Montenegro - che riesce a tenere sotto controllo le tensioni e l'esplosione della violenza'. Se questo succede, ha aggiunto 'e' perche' esistono realta' ecclesiastiche, associative, pezzi dell'amministrazione pubblica - in primis la scuola - che vi operano e fanno sentire le persone che ci vivono non completamente abbandonate'.
Ma la Caritas non vuole 'tingere di rosa una realta' che e' fatta anche di pericolosi abbandoni e di disagio', di una emarginazione che nasce 'dalla composizione di forme diverse di poverta', a partire da quelle legate all'immigrazione e alla disoccupazione', ammonisce Montenegro. E la chiesa 'non puo' restare ai margini della lotta per la giustizia'.
Suo compito, ha tenuto a precisare Montenegro, non e' solo 'investire in opere buone', ma risvegliare la coscienza collettiva dei problemi. Essere 'come sentinelle, suscitare un rinnovato senso di responsabilita'. Perche' la chiesa, l'associazionismo e anche la politica ricomincino dai poveri'.
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