Sabato 6 giugno 2026
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Le carni lavorate aumentano rischio cardiovascolare. Studio

AMERICHE - CANADA
Notizia ·
Le carni lavorate, cioè quella salate, affumicate e così via, se consumate regolarmente aumentano il rischio di malattie cardiovascolari. Lo stesso legame, invece, non emerge per quelle non processate, sia rosse che bianche. Questo è l’esito principale di uno dei più imponenti studi mai condotti su un tema dibattuto da tempo: lo studio Pure (Prospective urban rural epidemiological study), coordinato dal Population health research institute canadese, i cui risultati sono appena stati pubblicati sull’American Journal of Clinical Nutrition.
Pure è stato disegnato per verificare la relazione tra la salute e le abitudini alimentari in tutto il mondo e per questo ha coinvolto centinaia di migliaia di persone in 21 Paesi, per un’osservazione che è durata, in media, 9,5 anni. Nella parte appena pubblicata, in particolare, sono stati analizzati l’alimentazione e i dati medici di circa 134 mila persone di Paesi a reddito basso, medio e alto, con abitudini alimentari anche molto diverse, proprio per avere informazioni sulle classi di nutrienti, a prescindere da altri fattori.
Il risultato è stato che chi consuma ogni settimana 150 grammi o più di carni lavorate ha un rischio di andare incontro a una malattia cardiovascolare superiore del 46% e di morire per una di queste patologie più alto del 51% rispetto a chi ne mangia di meno. Tuttavia, chi consuma 250 grammi di carni rosse o di pollo a settimana non sembra avere un aumento di rischio significativo rispetto a chi ne mangia di meno.
Le carni rosse, il cui consumo eccessivo è collegato a un aumento di rischio di alcune forme di tumore, sono accusate di provocare anche patologie cardiovascolari, a causa soprattutto del contenuto in acidi grassi saturi a catena media e lunga, ma i dati in merito sono sempre stati contraddittori, e non definitivi. Anche in questo caso ci sono diversi limiti da tenere presenti: come in tutti gli studi osservazionali, molto si basa su quanto riferiscono le persone coinvolte negli appositi questionari, e non ci sono informazioni specifiche sul resto della dieta e delle abitudini che, di certo, hanno un ruolo non secondario sulla salute. Inoltre, non si sa che cosa mangia chi consuma carni animali in quantità minime per rimpiazzare le proteine mancanti, e questo potrebbe fare una differenza significativa.
Tuttavia, fanno notare gli autori, sembra esserci sempre una relazione tra consumo di carni lavorate e maggiori rischi per il cuore e i vasi, mentre non pare essere confermata quella tra le carni non sottoposte a processi di lavorazione e le stesse patologie. Il numero di persone coinvolte e la durata dello studio conferiscono a Pure una forza statistica rilevante, anche se, come sempre, la conclusione è che è necessario approfondire queste complicate correlazioni, per arrivare a fornire ai cittadini indicazioni chiare e limiti di assunzione.
(da Il fatto Alimentare del 16/04/2021)
 
 
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