Domenica 7 giugno 2026
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Cassazione: usanze diverse non giustificano la violenza

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Lei sudafricana e lui italiano. Per 23 anni di matrimonio si era comportata in modo violento col marito: ora rischia che le venga addebitata la separazione.

Il monito arriva dalla I sezione civile della Corte di cassazione che, con la sentenza 19450 del 20 settembre, ha accolto il ricorso di un romano che era stato condannato, prima dal Tribunale di Roma e poi dalla Corte d'appello capitolina, a corrispondere alla ex un assegno di mantenimento di 516 euro al mese. Lui aveva fin dall'inizio chiesto l'addebito della separazione alla compagna perché per 23 anni aveva subito da parte sua comportamenti violenti e vessatori. La donna si era difesa lamentando un forte disagio nell'adattarsi "a stili e costumi di vita diversi". Non solo. Per tutti quegli anni lui aveva sopportato in silenzio.

Due motivi, questi, che hanno indotto i giudici di merito a dare ragione alla donna. Ma il vento è girato in Cassazione: secondo i giudici del 'Palazzaccio' che hanno accolto il ricorso di lui e rinviato alla Corte territoriale per riconsiderare il caso, "la valutazione di addebito deve passare attraverso la verifica che i comportamenti, sempre che assunti dal coniuge in piena coscienza e volontà, e contrari ai doveri fondamentali del matrimonio, pur se spiegabili con la storia personale del coniuge stesso, hanno una incidenza causale diretta nel determinare una condizione di oggettiva intollerabilità della convivenza". Non è ancora tutto.
"L'errore commesso nell'aver conferito alla eventuale tolleranza del coniuge a fronte delle ventennali intemperanze una sorta di efficacia di esimente oggettiva, mancando quindi di considerare se detta tolleranza, irrilevante come stato soggettivo esprimente una impensabile accettazione consensuale delle angherie del coniuge, non sia invece espressiva di una sostanziale cessazione dell'aspetto coniugale e quindi della conversione del matrimonio in una protratta convivenza meramente formale".
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