Venerdì 5 giugno 2026
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La Cei attacca il Governo: respingimenti come la Shoah

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Nessuna politica di controllo dell'immigrazione puo' autorizzare una comunita' internazionale ad abbandonare una barca di migranti naufraghi a un destino di morte, come e' accaduto all'ultimo carico di disperati persi nel mare di Sicilia: lo hanno affermato con forza i vescovi italiani, mentre la procura di Agrigento apriva un'inchiesta sull'accaduto e il mare restituiva otto corpi senza nome.
Le ricerche sono ancora in corso, e poco importa se alla fine i corpi saranno otto o settantatre', dicono i vescovi, perche' ogni vita umana 'vale infinitamente', e quello che deve preoccupare non e' tanto l'ordine pubblico che, per la Chiesa, poco ha a che fare con i barconi pieni in massima parte di rifugiati, ma 'gli occhi chiusi dell'Occidente' sulla disperazione di chi viene dall'altra sponda del mare.
Ad infliggere il primo colpo, questa mattina, alla politica dei respingimenti dell'Italia e' stato il quotidiano dei vescovi Avvenire che, in un editoriale di prima pagina, e' giunto a paragonare l'atteggiamento di chi non ha prestato soccorso ai naufraghi eritrei all'indifferenza che ha avvolto le deportazioni della Shoah. 'Allora erano il totalitarismo e il terrore a far chiudere gli occhi', ha ricordato l'editoriale, mentre oggi si tratta di 'una quieta, rassegnata indifferenza, se non anche una infastidita avversione' che si va diffondendo nel Mediterraneo e che contravviene perfino all'antica legge del mare che ordina il soccorso' prima che intervengano altre leggi: 'diritto d'asilo, accoglienza, respingimento. Ma le vite - conclude Avvenire - si salvano'. Concetto condiviso perfino dall'Osservatore romano nel titolo di una cauta cronaca dei fatti.
Che la Chiesa non condivida la politica italiana, ne' quella europea, in materia di immigrazione, non e' una novita', ma le testimonianze dei sopravvissuti eritrei hanno condotto autorevoli rappresentanti della Cei a evidenziare, oggi, le conseguenze nefaste di una 'cultura della paura' indotta da leggi 'contro l'umanita' e il sentire cristiano'.
'La morte degli immigrati che cercano di raggiungere la Sicilia rappresenta una grave offesa all'umanita' e al senso cristiano della vita', ha affermato il presidente della commissione episcopale per le migrazioni e vescovo di Capua, mons. Bruno Schettino. 'Questa ennesima tragedia in cui i deboli muoiono per l'indifferenza dei forti o a causa di leggi contrarie ai principi di umanita' e carita' devono farci riflettere e farci sentire colpevoli', aggiunge l'arcivescovo di Agrigento, la diocesi a cui appartiene Lampedusa, mons.
Francesco Montenegro. Ex presidente della Caritas, Montenegro conosce bene i drammi dei migranti e insinua il dubbio se 'la legislazione e il sistema vigente' siano 'in grado di coniugare accoglienza, rispetto dei diritti umani e legalita''.
Ancora piu' esplicito il vescovo di Mazara del Vallo, mons.
Domenico Mogavero, secondo il quale il governo dovrebbe riconsiderare le norme sui respingimenti, a suo giudizio ormai avversate da un 'movimento trasversale di opinione' che rischia di dimostrarsi un boomerang per il governo. 'Mi pare che gli ultimi interventi di Gianfranco Fini su questi temi stiano aprendo una crepa nella maggioranza - ha osservato mons.Mogavero - e mi auguro che il governo abbia il coraggio e la forza politica di cambiare le norme sui respingimenti. Se non ci sara' un ripensamento - ha concluso - saranno spine per tutti'.
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