Cellule 'ariete' contro la distrofia muscolare
Create cellule 'ariete' che aprono la strada alle terapie, oggi in via di sperimentazione, per la cura della distrofia, potenziandone l'efficacia e allargando il loro campo di applicazione anche a pazienti in stadio piu' avanzato di malattia. Questi 'arieti' potrebbero essere usati dunque come pretrattamento prima della terapia cellulare vera e propria. Sperimentate con successo sui topi dal gruppo di Giulio Cossu, docente di istologia all'Universita' di Milano e direttore dell'Istituto cellule staminali del San Raffaele di Milano, le cellule ariete sono fibroblasti di tendine geneticamente modificati, contenenti i geni per la metalloproteasi 9 (MMP9) e per il fattore di crescita derivato dalla Placenta (PlGF). Iniettate nel muscolo degli animali, queste cellule 'mangiano' il tessuto fibroso cicatriziale che si forma nei muscoli malati e ne operano la rivascolarizzazione. In questo modo il muscolo e' pronto per accogliere la vera terapia anti-distrofia: i mesangioblasti, le staminali che vanno a rigenerare nuova fibra muscolare fondendosi con le fibre residue. Questa terapia non e' molto efficace se il muscolo e' gia' in stadio avanzato di degenerazione, quindi invaso da tessuto fibroso. Col pretrattamento, invece, la terapia potrebbe divenire efficace anche in stadio avanzato di malattia. Pubblicato sulla rivista Nature Medicine, lo studio e' stato condotto dal team del San Raffaele Biomedical Park Foundation di Castel Romano (RM) e finanziato da Parent Project Onlus, BMW, AFM (Association Francaise contre les Myopathies), Ministero della Salute e Comunita' Europea. Le distrofie muscolari sono un gruppo di diverse patologie: la piu' comune e grave e' la distrofia di Duchenne (Dmd), malattia genetica causata dalla mutazione del gene della distrofina, proteina essenziale per la struttura del muscolo. La patologia causa il progressivo indebolimento dell'intero tessuto muscolare scheletrico, compresi i muscoli respiratori e cardiaci, portando alla completa immobilita' e alla morte. I primi sintomi si manifestano intorno ai tre anni e l'aspettativa di vita, pur raddoppiata negli ultimi anni, non supera in media i 25-30 anni. Al momento la distrofia e' orfana di cura ma da diversi anni gli scienziati procedono su piu' fronti per sviluppare una terapia in grado di bloccare, o almeno rallentare, la degenerazione muscolare. Un'idea in fase sperimentale e' sostituire il gene difettoso con uno sano mediante l'utilizzo di cellule staminali, la cosiddetta terapia cellulare. Su questo fronte uno degli studi piu' avanzati e promettenti a livello internazionale e' quello portato avanti da Cossu con i mesoangioblasti, particolari cellule staminali capaci di rigenerare il tessuto muscolare danneggiato e ripristinare la sua funzionalita'. Tuttavia, questa tecnica e' poco praticabile in stadio avanzato di malattia quando il muscolo degenerato e' invaso da tessuto fibroso e povero di vasi, dentro cui le cellule terapeutiche faticano a penetrare. Di qui l'idea delle cellule 'ariete': i fibroblasti contengono i geni MMP9, in grado di degradare il tessuto fibroso (collagene) e indurre la formazione di vasi sanguigni. L'idea ha funzionato, dichiara Cossu: i fibroblasti modificati sono stati iniettati nei muscoli di topi distrofici in eta' avanzata riducendo il tessuto fibroso e formando un esteso network di vasi sanguigni. 'In questa maniera siamo riusciti a far funzionare la terapia cellulare coi mesangioblasti sui topi in stadio avanzato di malattia come sui topi giovani', spiega Cossu. Ci sono pero' ancora alcuni problemi tecnici da risolvere, quindi, avverte l'esperto, va precisato che un'applicazione clinica dell'accoppiata pretrattamento-trattamento e' di la' da venire.
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