Cendon: la mia legge del 2004 contempla il testamento biologico
"La mia legge, come ha scritto il giudice Stanzani, toglie in larga misura il senso della discussione sul testamento biologico perche' questa possibilita' c'e' gia'". Parla cosi', in un'intervista a Ecoradio, il professor Paolo Cendon, l'ispiratore della legge che ha consentito la sospensione delle cure alla donna di Modena. "Il 90 per cento di tutto quello che potrebbe esserci in una legge sul testamento biologico c'e' gia'. Attraverso l'amministratore di sostegno sarebbe inutile una legge del genere". "Tuttavia penso che sarebbe opportuna un'integrazione che chiarisse alcuni punti. Ad esempio, fino a che punto i medici sono tenuti a seguire le dichiarazioni dell'interessato? In alcuni ambiti un'integrazione di una ipotetica legge sarebbe opportuna. E poi, sarebbe una buona occasione per discutere in parlamento e perche' ognuno si pronunci". "Quando abbiamo scritto questa legge non pensavamo a casi di questo tipo. L'abbiamo scritta nel 1986 dopo un grande convegno, ma pensavamo alla gestione di altre questioni, come quelle patrimoniali, o anche quelle piu' personali, ma addirittura alla morte, alla sospensione dei trattamenti non ci pensavamo".
"Riguardo alla mia compagna di malattia, la signora Vincenza che a Modena e' stata accompagnata alla fine naturale della sua vita, fondamentalmente mi sento di dire due cose, la prima come medico, la seconda come malato. Prima di tutto, come medico, ritengo che in cio' che e' accaduto non solo non vi sia riscontro alcuno del primo caso di 'testamento biologico', ma al contrario penso che sia la manifestazione lampante di quanto il testamento biologico non serva, poiche' gli strumenti a disposizione del medico per tutelare la volonta' del malato sono gia' sanciti e dalla costituzione italiana e dal codice deontologico della professione". E' quanto dichiara il presidente dell'AISLA, l'Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, Mario Melazzini, che e' anche medico e direttore dell'Unita' operativa di Day Hospital oncologico della Fondazione Maugeri IRCCS di Pavia. Secondo il dottor Melazzini, "non vi sono, infatti, percorsi terapeutici che non siano condivisi con i pazienti e le loro famiglie, che non siano tracciati in un costante confronto tra medico e malato, confronto fatto di informazione precisa, supporto psicologico, presa in cura, affinche' ogni scelta da compiersi sia ragionata, voluta, condivisa. E' per questo che dico - aggiunge - che la tracheotomia e la ventilazione invasiva non sono strumenti di accanimento terapeutico. Lo sarebbero se la scienza imponesse il proprio intervento sul malato senza la sua accettazione, ma non possono esserlo se rispondono al suo preciso volere, se sono gli atti di un percorso pianificato, disposti secondo le decisioni del paziente, frutto di un incontro precoce e costante con il suo medico". Il presidente dell'Aisla dice inoltre: "Ancor piu' da malato affermo quanto sia fondamentale quest'opera di presa in carico che il medico deve compiere nei confronti della persona fragile che a lui si affida, quanto sia indispensabile che vi sia corretta e piena informazione dalla diagnosi alla cura, in modo che ogni passaggio sia preparato, conosciuto, disposto. Nel caso della signora Vincenza, dunque, non c'e' stata interruzione, ma compimento, compimento di una libera scelta e di un dignitoso accompagnamento alla fine naturale della malattia. E' per questo infine che ritengo cio' che e' accaduto non rappresenti una novita', un caso emblematico di un atto legislativo che ora si rende necessario. Il disporre insieme e' pratica normale e consolidata, e' un diritto costituzionale dei cittadini, e' un dovere deontologico del medico".
Club3, mensile dei Periodici San Paolo dedicato agli over 50, intervista nel numero di giugno il senatore Ignazio Marino, medico cattolico militante del Partito democratico, sul disegno di legge sul testamento biologico e contro l'accanimento terapeutico da lui nuovamente presentato in questa legislatura, dopo la proposta del 2006, con alcune sostanziali modifiche, come l'aggiunta di capitoli dedicati alle terapie del dolore, alle cure palliative e all'assistenza alle fasi finali della vita. "Sulla base della Costituzione, nessuno puo' essere obbligato a un determinato trattamento sanitario. E' sbagliato un accanimento terapeutico su una persona sulla base del fatto che non e' piu' in grado di far conoscere le proprie volonta'", e "chi si oppone a questa legge (sul testamento biologico ndr) in realta' non e' d'accordo col principio dell'autodeterminazione nella scelta delle terapie". E continua: "Fare il medico significa anche avere la possibilita' di riunire le persone che amano il loro caro e riconoscere purtroppo che, nonostante sia stato fatto tutto il possibile, adesso le cure servirebbero solamente a prolungare un'agonia. La scelta di sospendere le cure dovrebbe avvenire in maniera trasparente, documentata in cartella clinica".
"Oggi in Italia questo non e' possibile, perche' se un medico agisse con questo procedimento trasparente e limpido, teoricamente nel momento in cui sospende le terapie potrebbe essere accusato di omicidio volontario". Tuttavia, secondo Marino, altro e' il testamento biologico, altro l'eutanasia: "Dobbiamo distinguere tre situazioni: una e' l'autodeterminazione delle cure mediche sancito dall'articolo 32 della Costituzione; l'altra e' il testamento biologico che deve garantire a ognuno di noi la possibilita' di indicare per iscritto, quando si e' in buona salute, quali sono i trattamenti sanitari che si vogliono o non si vogliono ricevere in caso di malattia incurabile e quando si e' perduta ogni ragionevole speranza di recupero dell'integrita' intellettiva. La terza situazione e' l'eutanasia, che non e' paragonabile alla sospensione di cure non piu' necessarie, ma che richiede un intervento attivo da parte del medico con un'iniezione di veleno nel paziente per farlo smettere di vivere. Il mio progetto di legge e' contro l'eutanasia".
Secondo Cinzia Caporale, membro del Comitato nazionale di Bioetica, la vicenda di Modena e' uno 'schiaffo alla politica'. 'La vicenda non mi ha stupito, e rientra nelle possibilita' di rifiutare le cure - spiega Caporale - ma e' comunque un bello schiaffo alla politica e all'incapacita' che ha avuto di rispondere ad una esigenza che sta emergendo nella popolazione, cioe' quella di avere degli strumenti giuridici per poter gestire gli ultimi momenti della vita'. Una legge sul testamento biologico, ricorda Caporale, e' stata dibattuta a lungo nella scorsa legislatura ma senza arrivare ad una conclusione:'Il Comitato di Bioetica, pur essendo un luogo dove spesso e' emerso il conflitto su queste questioni, aveva trovato una 'quadra' - sottolinea Caporale - ma il Parlamento non ha recepito le nostre conclusioni'.
"Riguardo alla mia compagna di malattia, la signora Vincenza che a Modena e' stata accompagnata alla fine naturale della sua vita, fondamentalmente mi sento di dire due cose, la prima come medico, la seconda come malato. Prima di tutto, come medico, ritengo che in cio' che e' accaduto non solo non vi sia riscontro alcuno del primo caso di 'testamento biologico', ma al contrario penso che sia la manifestazione lampante di quanto il testamento biologico non serva, poiche' gli strumenti a disposizione del medico per tutelare la volonta' del malato sono gia' sanciti e dalla costituzione italiana e dal codice deontologico della professione". E' quanto dichiara il presidente dell'AISLA, l'Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, Mario Melazzini, che e' anche medico e direttore dell'Unita' operativa di Day Hospital oncologico della Fondazione Maugeri IRCCS di Pavia. Secondo il dottor Melazzini, "non vi sono, infatti, percorsi terapeutici che non siano condivisi con i pazienti e le loro famiglie, che non siano tracciati in un costante confronto tra medico e malato, confronto fatto di informazione precisa, supporto psicologico, presa in cura, affinche' ogni scelta da compiersi sia ragionata, voluta, condivisa. E' per questo che dico - aggiunge - che la tracheotomia e la ventilazione invasiva non sono strumenti di accanimento terapeutico. Lo sarebbero se la scienza imponesse il proprio intervento sul malato senza la sua accettazione, ma non possono esserlo se rispondono al suo preciso volere, se sono gli atti di un percorso pianificato, disposti secondo le decisioni del paziente, frutto di un incontro precoce e costante con il suo medico". Il presidente dell'Aisla dice inoltre: "Ancor piu' da malato affermo quanto sia fondamentale quest'opera di presa in carico che il medico deve compiere nei confronti della persona fragile che a lui si affida, quanto sia indispensabile che vi sia corretta e piena informazione dalla diagnosi alla cura, in modo che ogni passaggio sia preparato, conosciuto, disposto. Nel caso della signora Vincenza, dunque, non c'e' stata interruzione, ma compimento, compimento di una libera scelta e di un dignitoso accompagnamento alla fine naturale della malattia. E' per questo infine che ritengo cio' che e' accaduto non rappresenti una novita', un caso emblematico di un atto legislativo che ora si rende necessario. Il disporre insieme e' pratica normale e consolidata, e' un diritto costituzionale dei cittadini, e' un dovere deontologico del medico".
Club3, mensile dei Periodici San Paolo dedicato agli over 50, intervista nel numero di giugno il senatore Ignazio Marino, medico cattolico militante del Partito democratico, sul disegno di legge sul testamento biologico e contro l'accanimento terapeutico da lui nuovamente presentato in questa legislatura, dopo la proposta del 2006, con alcune sostanziali modifiche, come l'aggiunta di capitoli dedicati alle terapie del dolore, alle cure palliative e all'assistenza alle fasi finali della vita. "Sulla base della Costituzione, nessuno puo' essere obbligato a un determinato trattamento sanitario. E' sbagliato un accanimento terapeutico su una persona sulla base del fatto che non e' piu' in grado di far conoscere le proprie volonta'", e "chi si oppone a questa legge (sul testamento biologico ndr) in realta' non e' d'accordo col principio dell'autodeterminazione nella scelta delle terapie". E continua: "Fare il medico significa anche avere la possibilita' di riunire le persone che amano il loro caro e riconoscere purtroppo che, nonostante sia stato fatto tutto il possibile, adesso le cure servirebbero solamente a prolungare un'agonia. La scelta di sospendere le cure dovrebbe avvenire in maniera trasparente, documentata in cartella clinica".
"Oggi in Italia questo non e' possibile, perche' se un medico agisse con questo procedimento trasparente e limpido, teoricamente nel momento in cui sospende le terapie potrebbe essere accusato di omicidio volontario". Tuttavia, secondo Marino, altro e' il testamento biologico, altro l'eutanasia: "Dobbiamo distinguere tre situazioni: una e' l'autodeterminazione delle cure mediche sancito dall'articolo 32 della Costituzione; l'altra e' il testamento biologico che deve garantire a ognuno di noi la possibilita' di indicare per iscritto, quando si e' in buona salute, quali sono i trattamenti sanitari che si vogliono o non si vogliono ricevere in caso di malattia incurabile e quando si e' perduta ogni ragionevole speranza di recupero dell'integrita' intellettiva. La terza situazione e' l'eutanasia, che non e' paragonabile alla sospensione di cure non piu' necessarie, ma che richiede un intervento attivo da parte del medico con un'iniezione di veleno nel paziente per farlo smettere di vivere. Il mio progetto di legge e' contro l'eutanasia".
Secondo Cinzia Caporale, membro del Comitato nazionale di Bioetica, la vicenda di Modena e' uno 'schiaffo alla politica'. 'La vicenda non mi ha stupito, e rientra nelle possibilita' di rifiutare le cure - spiega Caporale - ma e' comunque un bello schiaffo alla politica e all'incapacita' che ha avuto di rispondere ad una esigenza che sta emergendo nella popolazione, cioe' quella di avere degli strumenti giuridici per poter gestire gli ultimi momenti della vita'. Una legge sul testamento biologico, ricorda Caporale, e' stata dibattuta a lungo nella scorsa legislatura ma senza arrivare ad una conclusione:'Il Comitato di Bioetica, pur essendo un luogo dove spesso e' emerso il conflitto su queste questioni, aveva trovato una 'quadra' - sottolinea Caporale - ma il Parlamento non ha recepito le nostre conclusioni'.
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