Chiesa cattolica divisa su referendum Ue: vogliono imporci aborto ed eutanasia
Cresce la preoccupazione a Bruxelles in vista del referendum irlandese di giovedi' sul nuovo Trattato di Lisbona. Il quotidiano Irish Time ha pubblicato un ultimo sondaggio che indica come i 'no' siano ormai passati in testa con il 35% dei favori contro il 30% dei 'si''. Fino ad ora tutte le inchieste davano per vincente il Trattato di Lisbona, ma l'aria sembra essere cambiata proprio nei giorni che precedono il voto. Gli indecisi, sottolinea l'Irish Time, sono comunque ancora numerosi, ben il 28%, mentre il 7% degli intervistati afferma che non si rechera' alle urne.
I precedenti non sono dei piu' felici per la Ue: nel giugno 2001 gli irlandesi bocciarono il Trattato di Nizza, quello che doveva aprire le porte ai nuovi Paesi dell'est. Poi il referendum venne ripetuto nell'ottobre 2002 e questa volta si impose il si'. Ma oggi, nell'ipotesi si imponga il fronte del no, riandare al voto 'e' un'opzione fuori discussione', ha affermato recentemente il premier Brian Cowen. In pratica o giovedi' passa il Trattato o si riapre la crisi.
La sconfitta sarebbe infatti un dramma per l'Europa, che ha gia' impiegato tre anni per uscire dal trauma del naufragio della Costituzione. 'Non esiste un piano B', ha ricordato a Dublino il Presidente della Commissione europea, Jose' Manuel Durao Barroso. Esattamente come alla vigilia dei referendum francese ed olandese, la Ue si presenta all'appuntamento con le urne senza un'idea buona per affrontare un'eventuale sconfitta.
Anzi, la minaccia del 'senza il Trattato, il caos', viene brandita come arma di pressione per spingere il 'si'' verso la vittoria. Anche se in Francia ed Olanda questa strategia si dimostro' controproducente.
E dire che tutta la classe dirigente irlandese fa il tifo per il Trattato di Lisbona. Il premier Cowen si e' speso in prima persona, ed anche i due maggiori partiti, il Fianna Fail che guida il governo ed il Fine Gael che guida l'opposizione.
Entrambi sono per la ratifica, come lo sono le organizzazioni degli imprenditori e quelle, assai potenti, di agricoltori ed allevatori. A favore anche l'influente gerarchia cattolica, a partire dall'Arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin. Ma in 'periferia' non sono pochi i sacerdoti che disobbediscono agli ordini di scuderia e si battono con forza per il 'no'.
La rivista Alive, ben distribuita nelle parrocchie irlandesi, riporta gli argomenti cari alla destra conservatrice: il nuovo Trattato porterebbe 'l'obbligo ad approvare l'eutanasia e l'aborto' e pure i 'matrimoni gay', temi scottanti e poco digeribili nella cattolicissima Irlanda. Ma anche argomenti che i sostenitori del si' definiscono 'campati in aria', visto che il Trattato di Lisbona non entra in questi aspetti che rimangono di stretta competenza nazionale. Sempre da destra il 'no' viene spinto usando il tema della perdita del potere di veto in materie chiave come l'immigrazione e il fisco.
Da sinistra si teme invece lo sviluppo dell'Europa della difesa, un progetto che metterebbe fine alla neutralita' dell'isola. Ma anche in questo caso si tratta di una lettura da molti considerata errata del nuovo Trattato, che non obbliga alcuno Stato membro a partecipare al progetto di difesa europea.
Altro tema caro alla sinistra e' quello della privatizzazione dei servizi pubblici, un processo che in realta' era gia' possibile con il vecchio Trattato.
Altri argomenti cavalcati dal no, sono quelli dei negoziati all'Organizzazione mondiale del commercio nel settore agricolo.
Le trattative sono condotte dalla Commissione europea e i contrari al Trattato chiedono piu' protezione a Bruxelles.
Intanto i negoziati sono comunque bloccati.
E se vincesse il 'no' in Irlanda si bloccherebbe anche l'Europa. Con 'danni incalcolabili' per il Paese, assicura il ministro alle finanze Brian Lenihan.
I precedenti non sono dei piu' felici per la Ue: nel giugno 2001 gli irlandesi bocciarono il Trattato di Nizza, quello che doveva aprire le porte ai nuovi Paesi dell'est. Poi il referendum venne ripetuto nell'ottobre 2002 e questa volta si impose il si'. Ma oggi, nell'ipotesi si imponga il fronte del no, riandare al voto 'e' un'opzione fuori discussione', ha affermato recentemente il premier Brian Cowen. In pratica o giovedi' passa il Trattato o si riapre la crisi.
La sconfitta sarebbe infatti un dramma per l'Europa, che ha gia' impiegato tre anni per uscire dal trauma del naufragio della Costituzione. 'Non esiste un piano B', ha ricordato a Dublino il Presidente della Commissione europea, Jose' Manuel Durao Barroso. Esattamente come alla vigilia dei referendum francese ed olandese, la Ue si presenta all'appuntamento con le urne senza un'idea buona per affrontare un'eventuale sconfitta.
Anzi, la minaccia del 'senza il Trattato, il caos', viene brandita come arma di pressione per spingere il 'si'' verso la vittoria. Anche se in Francia ed Olanda questa strategia si dimostro' controproducente.
E dire che tutta la classe dirigente irlandese fa il tifo per il Trattato di Lisbona. Il premier Cowen si e' speso in prima persona, ed anche i due maggiori partiti, il Fianna Fail che guida il governo ed il Fine Gael che guida l'opposizione.
Entrambi sono per la ratifica, come lo sono le organizzazioni degli imprenditori e quelle, assai potenti, di agricoltori ed allevatori. A favore anche l'influente gerarchia cattolica, a partire dall'Arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin. Ma in 'periferia' non sono pochi i sacerdoti che disobbediscono agli ordini di scuderia e si battono con forza per il 'no'.
La rivista Alive, ben distribuita nelle parrocchie irlandesi, riporta gli argomenti cari alla destra conservatrice: il nuovo Trattato porterebbe 'l'obbligo ad approvare l'eutanasia e l'aborto' e pure i 'matrimoni gay', temi scottanti e poco digeribili nella cattolicissima Irlanda. Ma anche argomenti che i sostenitori del si' definiscono 'campati in aria', visto che il Trattato di Lisbona non entra in questi aspetti che rimangono di stretta competenza nazionale. Sempre da destra il 'no' viene spinto usando il tema della perdita del potere di veto in materie chiave come l'immigrazione e il fisco.
Da sinistra si teme invece lo sviluppo dell'Europa della difesa, un progetto che metterebbe fine alla neutralita' dell'isola. Ma anche in questo caso si tratta di una lettura da molti considerata errata del nuovo Trattato, che non obbliga alcuno Stato membro a partecipare al progetto di difesa europea.
Altro tema caro alla sinistra e' quello della privatizzazione dei servizi pubblici, un processo che in realta' era gia' possibile con il vecchio Trattato.
Altri argomenti cavalcati dal no, sono quelli dei negoziati all'Organizzazione mondiale del commercio nel settore agricolo.
Le trattative sono condotte dalla Commissione europea e i contrari al Trattato chiedono piu' protezione a Bruxelles.
Intanto i negoziati sono comunque bloccati.
E se vincesse il 'no' in Irlanda si bloccherebbe anche l'Europa. Con 'danni incalcolabili' per il Paese, assicura il ministro alle finanze Brian Lenihan.
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