Cile. Il libero commercio favorisce il transito di cocaina
Libero commercio, grandi volumi di carico in transito e mancanza di adeguati controlli. Queste sono le attrattive che offre il Cile come Paese "ponte" per il narcotraffico. A cui si devono aggiungere la liberta' di cambio, l'economia aperta e la facilita' ad aprire imprese, nonche' dei buoni porti, delle ottime infrastrutture, strade di comunicazione e molti chilometri di frontiera.Dopo il sequestro di 1,2 tonnellate di cocaina il ministro dell'Interno, José Miguel Insulza, ha riconosciuto questi effetti secondari e negativi dei benefici trattati di libero commercio. "Con la grande quantita' del commercio estero che ha questo Paese. con la quantita' di mercanzia che entra e che esce. bisognera' mettere maggiore impegno nei controlli".
"E' evidente che il Cile offre buoni impianti e infrastrutture e questo lo rende attrattivo per i gruppi criminali. Per questo, nonostante che si stia andando nella direzione giusta in merito alla prevenzione e alla repressione, bisogna fare un pesante investimento in logistica e personale. Bisogna investire in controllo, in particolare sui passi di frontiera", ha precisato il presidente della Commissione parlamentare che si occupa della sicurezza cittadina, Jorge Burgos (Dc), gia' sottosegretario all'Interno. "Ho avuto accesso agli ultimi rapporti dell'intelligence della polizia e questi indicano chiaramente che il 70% dell'ingresso della cocaina in Cile e' dal Peru', il 20% dalla Bolivia e il resto da altri Paesi come la Colombia".
Fonti della polizia indicano che i narcotrafficanti si sono specializzati nell'invio degli stupefacenti verso tre destinazioni: Italia (Livorno, Genova e Napoli), Olanda e Belgio.
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