Cina. Human Rights Watch: a figli di immigrati si nega istruzione
Le autorita' municipali di Pechino hanno chiuso nelle ultime due settimane piu' di 50 scuole per figli di lavoratori immigrati da altre province della Cina. A denunciarlo e' Human Rights Watch.
Secondo l'organizzazione umanitaria, questi provvedimenti fanno parte di una campagna che punta a chiudere tutte le scuole per immigrati non registrate entro la fine di settembre: un obiettivo che qualora raggiunto priverebbe migliaia di bambini di qualsiasi accesso all'istruzione, in spregio a diverse norme municipali sulla scuola dell'obbligo.
Secondo Hrw, la campagna va inquadrata in un contesto piu' ampio che punta a dissuadere gli immigrati dal rimanere nella capitale in vista delle Olimpiadi 2008. "Pechino sta spendendo oltre 5 miliardi di dollari per la preparazione dei Giochi - ha dichiarato Sophie Richardson, direttrice dell'organizzazione per l'Asia - ma al tempo stesso nega un diritto fondamentale come l'accesso all'istruzione per i figli di quegli stessi immigrati che stanno costruendo le strutture per le Olimpiadi".
Stando a un documento diffuso in luglio dall'amministrazione di Pechino, le scuole clandestine frequentate dai figli degli immigrati nella capitale sono circa 240 e provvedono all'educazione di piu' di 90mila bambini. In alcuni casi alle chiusure delle scuola hanno partecipato le forze di polizia della citta', bloccando le proteste dei genitori degli studenti.
L'accesso alle scuole 'legali' sembra impossibile per i figli degli immigrati: anche se fossero in grado di soddisfare tutti e cinque i requisiti richiesti dalla municipalita' di Pechino (permesso di residenza temporanea, permesso di lavoro, un documento sulla residenza, un certificato della provincia d'origine e una registrazione del luogo di domicilio), i costi sarebbero comunque troppo elevati.
La scuole clandestine rappresentano quindi l'unica via. "Ho presentato tutte le domande per far riconoscere la mia scuola - ha dichiarato il direttore di uno degli istituti clandestini frequentato da quasi mille bambini e chiuso recentemente - ma le mie richieste non sono state prese in considerazione". Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Qin Gang, ha reagito alle accuse dell'organizzazione umanitaria: "Non ho letto il rapporto di Human Rights Watch - ha dichiarato Qin - ma diamo grande importanza all'educazione dei figli degli immigrati interni e in Cina tutti hanno diritto all'educazione, ricchi e poveri, non importa se residenti nelle citta' o nelle campagne. Le scuole sono state chiuse perche' non rispettavano gli standard di sicurezza e di igiene. Le chiusure sono state effettuate per assicurare il diritto all'istruzione e non per negarlo".
Secondo l'organizzazione umanitaria, questi provvedimenti fanno parte di una campagna che punta a chiudere tutte le scuole per immigrati non registrate entro la fine di settembre: un obiettivo che qualora raggiunto priverebbe migliaia di bambini di qualsiasi accesso all'istruzione, in spregio a diverse norme municipali sulla scuola dell'obbligo.
Secondo Hrw, la campagna va inquadrata in un contesto piu' ampio che punta a dissuadere gli immigrati dal rimanere nella capitale in vista delle Olimpiadi 2008. "Pechino sta spendendo oltre 5 miliardi di dollari per la preparazione dei Giochi - ha dichiarato Sophie Richardson, direttrice dell'organizzazione per l'Asia - ma al tempo stesso nega un diritto fondamentale come l'accesso all'istruzione per i figli di quegli stessi immigrati che stanno costruendo le strutture per le Olimpiadi".
Stando a un documento diffuso in luglio dall'amministrazione di Pechino, le scuole clandestine frequentate dai figli degli immigrati nella capitale sono circa 240 e provvedono all'educazione di piu' di 90mila bambini. In alcuni casi alle chiusure delle scuola hanno partecipato le forze di polizia della citta', bloccando le proteste dei genitori degli studenti.
L'accesso alle scuole 'legali' sembra impossibile per i figli degli immigrati: anche se fossero in grado di soddisfare tutti e cinque i requisiti richiesti dalla municipalita' di Pechino (permesso di residenza temporanea, permesso di lavoro, un documento sulla residenza, un certificato della provincia d'origine e una registrazione del luogo di domicilio), i costi sarebbero comunque troppo elevati.
La scuole clandestine rappresentano quindi l'unica via. "Ho presentato tutte le domande per far riconoscere la mia scuola - ha dichiarato il direttore di uno degli istituti clandestini frequentato da quasi mille bambini e chiuso recentemente - ma le mie richieste non sono state prese in considerazione". Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Qin Gang, ha reagito alle accuse dell'organizzazione umanitaria: "Non ho letto il rapporto di Human Rights Watch - ha dichiarato Qin - ma diamo grande importanza all'educazione dei figli degli immigrati interni e in Cina tutti hanno diritto all'educazione, ricchi e poveri, non importa se residenti nelle citta' o nelle campagne. Le scuole sono state chiuse perche' non rispettavano gli standard di sicurezza e di igiene. Le chiusure sono state effettuate per assicurare il diritto all'istruzione e non per negarlo".
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti