Mercoledì 10 giugno 2026
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Cirio, l’assemblea slitta al 28 ed i vertici aziendali si appellano ai risparmiatori per l’approvazione

Notizia ·
I vertici del gruppo agroalimentare decidono di spostare dal 23 al 28 luglio la convocazione dell'assemblea degli obbligazionisti, perche' al momento prevale il fronte del no al piano di salvataggio. La societa' conferma in una nota che, "nelle proprie intenzioni, tale aggiornamento e' definitivo". Il motivo risiede "nell'opportunita' di estendere il periodo in cui gli obbligazionisti possono esprimere il voto in relazione al piano di ristrutturazione del debito". In pratica, occorre piu' tempo per consentire agli obbligazionisti una riflessione opportuna, visto che al momento sembrano prevalere i no, con la tragica alternativa della liquidazione del gruppo agroalimentare.
"Le perplessita' maggiori vengono da Cirio Holding con una maggioranza di no rispetto ai sì". Ubaldo Livolsi, consulente di Cirio per il piano di salvataggio, fotografa cosi' la situazione di voto espressa finora dagli obbligazionisti. Dopo che non si raggiunge il quorum costitutivo nella prima assemblea che risale all'8 luglio, la soglia deliberativa critica da raggiungere e' ora rappresentata dal 75 per cento dei voti favorevoli, mentre il quorum per la validita' dell'assemblea scende al 25 per cento per ciascuna delle obbligazioni in default. Il rischio e' quindi che in assemblea non venga raggiunta la quota per dare il via libera al piano. Ipotesi che non e' ancora reale, ma secondo Livolsi, "stiamo li' li'". Il rischio e' davvero grosso. Nel corso di un incontro con la stampa, il management della societa' e il consulente rivolgono un appello disperato agli obbligazioni del gruppo, affinche' revochino il voto negativo e si esprimano a favore del progetto di salvataggio. "Sarebbe un grave errore segnare il destino di una grande societa' con un voto motivato dal rancore", osserva l'amministratore delegato, Gianfranco Cianci.
Sul fronte delle trattative con i turchi di Cukurova, l'ex-patron Sergio Cragnotti non rilascia dichiarazioni. A questo punto tutto puo' accadere. E si avanza l'ipotesi che il temporeggiamento possa aprire le porte al cosiddetto piano alternativo.

L'Aduc ritiene che il piano non tuteli affatto i piccoli risparmiatori, ma che sia stato dettato dalle esigenze delle banche di salvare rapidamente la maggior parte dei soldi prestati incautamente alla Cirio. Consigliamo quindi di ignorare l'appello dei vertici aziendali della Cirio e, se si vuole dare il proprio voto, votare per il no.
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