Citta' del Vaticano. Monsignor Sgreccia: le staminali etiche non ancora approvate dalla Chiesa
"Cautela sulle 'staminali etiche': la Chiesa non le ha ancora approvate. Bisogna approfondire la reale eticita' delle nuove tecniche messe a punto negli Stati Uniti". E' quanto ha detto mons. Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, parlando al canale in FM della Radio Vaticana.
Mons. Sgreccia ha commentato quanto pubblicato da Nature, circa il risultato di due ricerche che avrebbero messo a punto altrettante tecniche per produrre cellule staminali embrionali senza distruggere l'embrione: "Ci fa piacere che il fattore etico sia presente quando si parla di una ricerca sperimentale. Va osservato pero' che talvolta ci sono anche degli interessi economici sotto questo desiderio di imboccare la strada che possa fare accedere ai finanziamenti. Questo succede quando i finanziamenti sulle ricerche sull'embrione sono vietati. Allora si puo' pensare con qualche fondamento che qualcuno cerchi la via etica per potere arrivare ai finanziamenti".
Mons. Sgreccia ha esaminato la ricerca elaborata dal MIT di Boston: "Innanzitutto si tratta di determinare un processo uguale a quello della clonazione, che porta a produrre un embrione clonato. In partenza pero' viene posto un 'silenziamento' di alcuni geni, in modo che il processo di sviluppo dell'embrione s'interrompa ad un certo punto, oppure l'embrione non sia in grado d'impiantarsi. Questa procedura viene presentata come 'etica' perche' l'embrione, dal quale poi si prelevano le staminali, non viene di fatto sviluppato completamente".
"Ma alcuni -ha aggiunto- hanno legittime ragioni di ritenere che comunque si tratta di un procedimento per produrre un embrione e che, fino ad un certo punto, di fatto lo produce. C'e' quindi un problema etico che merita un approfondimento. Io non voglio anticipare una soluzione, pero' certamente, e' troppo sbrigativo chiamarlo 'tout court' un procedimento 'etico'. Sia infatti che il 'silenziamento' riguardi un gene dello sviluppo o che riguardi l'ovocita che viene riprogrammato, comunque sia la tecnica e' artificiale e per di piu' e' introdotta su di un procedimento che altrimenti sarebbe una clonazione vera e propria. E li' sta l'interrogativo etico".
Per questo motivo, "la Pontificia Accademia per la Vita intende costituire un gruppo di lavoro che approfondisca ed esamini attentamente sia le procedure scientifiche sia soprattutto le ragioni etiche, per chiarire l'eticita' o meno di questa tecnica".
Anche l'altra tecnica presentata su Nature, quella dell'Advanced Cell Technology del Massachussetts "suscita perplessita', poiche' il prelievo di un blastomero presuppone che l'embrione sia fecondato artificialmente in vitro e questa gia' e' una procedura che pone un problema etico ben conosciuto. Inoltre si effettua un prelievo che in potenza puo' distruggere l'embrione, poiche' e' simile a quello che si effettua per la diagnosi preimpiantato, tecnica tra l'altro gia' bocciata per ragioni etiche anche dal voto referendario dello scorso giugno".
"Questo metodo non sempre infatti comporta la morte dell'embrione, ma comunque crea un insieme di problematiche etiche: un carattere selettivo, un rischio per l'embrione e inoltre la presupposizione di una procreazione artificiale. Tutto cio' induce a sottoporre anche questo procedimento ad un attento esame, sia sotto l'aspetto scientifico, sia, soprattutto, sotto l'aspetto etico. I dubbi qui sono ancora piu' forti che non nella precedente tecnica", ha concluso Sgreccia, invitando ad avere molta cautela: "Soprattutto occorre aspettare prima di dire che la Chiesa le ha approvate, poiche' questo non risulta in nessuna maniera".
Mons. Sgreccia ha commentato quanto pubblicato da Nature, circa il risultato di due ricerche che avrebbero messo a punto altrettante tecniche per produrre cellule staminali embrionali senza distruggere l'embrione: "Ci fa piacere che il fattore etico sia presente quando si parla di una ricerca sperimentale. Va osservato pero' che talvolta ci sono anche degli interessi economici sotto questo desiderio di imboccare la strada che possa fare accedere ai finanziamenti. Questo succede quando i finanziamenti sulle ricerche sull'embrione sono vietati. Allora si puo' pensare con qualche fondamento che qualcuno cerchi la via etica per potere arrivare ai finanziamenti".
Mons. Sgreccia ha esaminato la ricerca elaborata dal MIT di Boston: "Innanzitutto si tratta di determinare un processo uguale a quello della clonazione, che porta a produrre un embrione clonato. In partenza pero' viene posto un 'silenziamento' di alcuni geni, in modo che il processo di sviluppo dell'embrione s'interrompa ad un certo punto, oppure l'embrione non sia in grado d'impiantarsi. Questa procedura viene presentata come 'etica' perche' l'embrione, dal quale poi si prelevano le staminali, non viene di fatto sviluppato completamente".
"Ma alcuni -ha aggiunto- hanno legittime ragioni di ritenere che comunque si tratta di un procedimento per produrre un embrione e che, fino ad un certo punto, di fatto lo produce. C'e' quindi un problema etico che merita un approfondimento. Io non voglio anticipare una soluzione, pero' certamente, e' troppo sbrigativo chiamarlo 'tout court' un procedimento 'etico'. Sia infatti che il 'silenziamento' riguardi un gene dello sviluppo o che riguardi l'ovocita che viene riprogrammato, comunque sia la tecnica e' artificiale e per di piu' e' introdotta su di un procedimento che altrimenti sarebbe una clonazione vera e propria. E li' sta l'interrogativo etico".
Per questo motivo, "la Pontificia Accademia per la Vita intende costituire un gruppo di lavoro che approfondisca ed esamini attentamente sia le procedure scientifiche sia soprattutto le ragioni etiche, per chiarire l'eticita' o meno di questa tecnica".
Anche l'altra tecnica presentata su Nature, quella dell'Advanced Cell Technology del Massachussetts "suscita perplessita', poiche' il prelievo di un blastomero presuppone che l'embrione sia fecondato artificialmente in vitro e questa gia' e' una procedura che pone un problema etico ben conosciuto. Inoltre si effettua un prelievo che in potenza puo' distruggere l'embrione, poiche' e' simile a quello che si effettua per la diagnosi preimpiantato, tecnica tra l'altro gia' bocciata per ragioni etiche anche dal voto referendario dello scorso giugno".
"Questo metodo non sempre infatti comporta la morte dell'embrione, ma comunque crea un insieme di problematiche etiche: un carattere selettivo, un rischio per l'embrione e inoltre la presupposizione di una procreazione artificiale. Tutto cio' induce a sottoporre anche questo procedimento ad un attento esame, sia sotto l'aspetto scientifico, sia, soprattutto, sotto l'aspetto etico. I dubbi qui sono ancora piu' forti che non nella precedente tecnica", ha concluso Sgreccia, invitando ad avere molta cautela: "Soprattutto occorre aspettare prima di dire che la Chiesa le ha approvate, poiche' questo non risulta in nessuna maniera".
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