Venerdì 5 giugno 2026
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Cittadinanza, lo stato del 'dibattito' parlamentare

U.E. - ITALIA
Notizia ·
La riforma della cittadinanza approda in sede di discussione generale nell'aula di Montecitorio ed e' l'occasione per un test sulla capacita' di interloquire tra maggioranza e opposizione, ma anche all'interno dello stesso centrodestra. Nel quale la proposta di facilitare l'acquisizione della cittadinanza per gli stranieri regolari resta oggetto di controversia, se non di polemica, sul versante leghista. Ma il primo confronto e', tuttavia, partito.

Un clima costruttivo e concreto, segnato dalla considerazione del capogruppo democratico Dario Franceschini che valuta il tema quasi una prova generale della possibilita' di parlarsi: "Misuriamo da qua, da questo provvedimento, se c'e' davvero la volonta' di cercare un'intesa sui contenuti. Cominciamo da questa riforma istituzionale a misurare la distanza tra le parole, anche di tanti leader della destra, e i fatti". Cicchitto risponde che il Pdl non si fa fare l'esame da nessuno. Le altre opposizioni rinunciano ai toni polemici.
Sul fronte centrista e' il leader Udc Pier Ferdinando Casini a prendere la parola nell'emiciclo: "La materia e' spinosa, ma noi riteniamo che sia importante continuare il lavore. Anche da parte nostra, con tutti i rilievi e le critiche che abbiamo, non metteremo il bastone tra le ruote".

Casini lamenta che non sia "stato approfondito l'aspetto del rapporto tra regole della cittadinanza, identita' nazionale e nuova epoca della globalizzazione', ma invoca un approccio "politico, con senso di responsabilita'" alla questione. Per Italia dei valori, Fabio Evangelisti la presenza di cittadini stranieri regolarmente soggiornanti "e' una risorsa e non soltanto un problema" e "non si puo' continuare a negare un diritto che e' di tutti: il diritto di cittadinanza". E prima, in una dichiarazione, Antonio Di Pietro, aveva definito l'immigrazione "un vantaggio per il nostro Paese".

Il ghiaccio e' rotto. L'ala piu' propositiva del Pdl, quella che fa capo al deputato Fabio Granata, puo' manifestare ottimismo. Certo, quello che si discute in aula e' il testo uscito dalla commissione Affari costituzionali (relatrice Isabella Bertolini) e non quanto ideato in via bipartisan con Andrea Sarubbi (Pd). Ma per il deputato siciliano che ha tradotto in azione parlamentare la sollecitazione costante del presidente della Camera Gianfranco Fini, "oggi si apre la scommessa politica per governare lo scenario" del processo migratorio ed e' ipotizzabile che si arrivi un giorno al passaggio "dallo ius sangunis allo ius soli temperato".

L'urgenza e la necessita' di tale riforma non sono date affatto per scontate, pero', in un ampio settore del Pdl che con il capogruppio alla Camera Fabrizio Cicchitto mostra di voler tenere conto di una sensibilita' di coalizione, anche se in aula affronta il merito del problema, prescidendo dall'alleanza con la Lega e polemizzando, piuttosto, proprio con Franceschini: "E' un grave errore -sottolinea in aula- pensare di risolvere il problema dell'integrazione degli immigrati con la facile concessione della cittadinanza".

Per il capogruppo il percorso verso la cittadinanza deve avere "un intreccio di aspetti quantitativi e di aspetti qualitativi. Non credo che in cinque anni e' possibile un processo di assimilazione. Il testo Bertolini combina insieme i 10 anni (che siano proprio 10 e non 13 o 14), ma in cui ci sia un decorso di esami, confronti linguistici, storici, culturali". E, rivolto al capogruppo democratico, attacca: "Raccogliamo la sfida, ma non ci si puo' chiedere di fare l'esame per le riforme -rimarca- sull'atteggiamento che terremo in aula su questo provvedimento. Non dobbiamo passare nessun esame".

Dal versante del Carroccio, parte il fuoco di sbarramento del capogruppo Roberto Cota. E' lui a ricordare che 'abbiamo vinto le elezioni con un programma che non prevedeva revisioni della legge sulla cittadinanza, anzi abbiamo vinto le elezioni dicendo chiaramente che una delle emergenza che ci trovavamo ad affrontare era quella dell'immigrazione non regolamentata e avremmo dovuto dare piena attuazione alla legge Bossi-Fini'. Per l'esponente leghista e' proprio l'emergenza della pressione migratoria che deve indurre il Paese a "restringere le maglie" mentre "non e' una priorita' dare una cittadinanza facile o il diritto di voto". Il limite, insomma, deve restare quello dei dieci anni per la possibilita' di chiedere la cittadinanza, secondo la Lega.

Nessuna 'fortezza Italia', insomma, visto che le norme gia' esistono e quanto ai minori, ricorda Cota, colui che "nasce sul nostro territorio e che rimane sul nostro territorio, al 18° anno ha il diritto di chiedere la cittadinanza. E allora, dov'e' l'esigenza di cambiare? Dove sono queste norme illiberali? Per queste ragioni sosteniamo con convinzione il testo Bertolini'. Una proposta viene avanzata, quindi, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi, dal coordinatore del Pdl Ignazio La Russa: "Io darei -spiega- non automaticamente ma con il consenso dei genitori e con una valutazione della scuola al termine del percorso del primo ciclo di studi, cioe' quello delle elementari, la facolta' di diventare subito cittadini italiani ai bambini extracomunitari che non hanno raggiunto ancora i 18 anni".

La linea del ministro della Difesa e' quella della "severita' con chi delinque" ma "non vogliamo essere secondi a nessuno neanche quanto a sforzi per integrare chi e' qui regolarmente, rispetta le leggi e ama l'Italia". Il problema per la cittadinanza "non sono i 10 anni, perche' ci sono alcuni che ricorrono all'artifizio del matrimonio e in due anni sono cittadini mentre ci sono altri che dopo vent'anni ancora non lo sono". Si tratta, quindi, di "abolire le scorciatoie e rendere chiari i tempi della burocrazia per conseguire un diritto'. In ogni caso, la Camera tornera' a parlarne alla ripresa dei lavori, il cui inizio secondo il calendario predisposto, e' fissato per l'11 gennaio.
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