Mercoledì 10 giugno 2026
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Class action. Voto a favore del Parlamento europeo

U.E.
Notizia ·
Il Parlamento europeo si schiera a favore della possibilita' per i gruppi di Consumatori lesi dalle pratiche illegali delle imprese di avviare azioni collettive e di chiedere un risarcimento. In questo senso si sono espressi 579 deputati (33 contrari e 43 astenuti) sulla posizione negoziale da tenere nei confronti del Consiglio. La regolazione trae spunto dagli scandali recenti (Dieselgate/Volkswagen e i voli annullati da Ryanair): si prevede, se passeranno le nuove norme, la possibilita' di intentare cause collettive in diversi settori come protezione dei dati, servizi finanziari, viaggi e turismo, energia, telecomunicazioni, ambiente e sanita'.
Attualmente, solo in 19 Stati membri si prevede una qualche forma di rimedio legale alle vittime di danni derivanti da pratiche illegali e le procedure possono spesso essere lunghe e costose, specialmente se le vittime ricorrono in tribunale individualmente. Le nuove regole consentirebbero azioni di gruppo contro le violazioni dei trader con un ampio impatto pubblico in casi nazionali e transfrontalieri in diverse aree di Consumo. Viene rafforzato il diritto all'accesso alla giustizia consentendo ai Consumatori di unire le forze oltre i confini nazionali e chiedere congiuntamente che le pratiche illecite siano fermate o prevenute o che ottengano un risarcimento per il danno; vengono armonizzati i meccanismi di ricorso collettivo ponendo fine alle disparita' tra gli Stati membri; viene ridotto l'onere finanziario e si rendono i rimedi piu' accessibili attraverso la rappresentanza collettiva. Inoltre si cercva di raggiungere un equilibrio tra l'accesso dei cittadini alla giustizia e la protezione delle imprese da azioni legali abusive attraverso il principio per cui il "perdente paga" introdotto dai deputati. In base al nuovo progetto di regolamento, l'azione rappresentativa puo' essere promossa solo da entita' ammissibili, come le organizzazioni dei Consumatori e alcuni organismi indipendenti designati dagli Stati membri. Questi dovrebbero essere senza scopo di lucro e non avere accordi finanziari con studi legali. Alla Commissione viene indicato di valutare entro tre anni se sia opportuno istituire un mediatore europeo per i ricorsi collettivi.
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