Codice deontologico infermieri: obiezione di coscienza e niente eutanasia
No all'eutanasia, cioe' a qualunque intervento attivo finalizzato a provocare la morte del paziente, anche se e' lui a richiederlo, e la possibilita' di avvalersi dell'obiezione di coscienza davanti a una richiesta in contrasto con i propri valori. A condizione pero' che la volonta' del paziente venga sempre rispettata e che l'obiettore si faccia garante delle prestazioni necessarie per la vita dell'assistito, assicurandosi che ci sia qualcuno che le esegua al suo posto. Questi alcuni dei punti fondamentali del nuovo codice deontologico degli infermieri, la cui prima bozza e' stata presentata oggi a Roma.
Cinquantuno articoli per un documento che andra' a rinnovare il vecchio codice del 1999 e che sara' pronto a inizio 2009, dopo una serie di consultazioni fra i vari collegi provinciali degli infermieri. Nel testo vengono affrontati argomenti 'caldi', come quello delle disposizioni di fine vita dei malati senza speranza: "l'infermiere - recita l'articolo 38 - quando l'assistito non e' in grado di manifestare la propria volonta', tiene conto di quanto da lui chiaramente espresso in precedenza e documentato". Non e' previsto che sia un familiare a decidere del destino del malato, "ma grazie alle tecniche di comunicazione che abbiamo oggi a disposizione o basandosi su quanto lasciato scritto dal paziente ancora in condizioni di salute - ha sottolineato Annalisa Silvestro, presidente della Federazione nazionale dei collegi degli infermieri (Ipasvi) - e' possibile per chi assiste rispettare la volonta' dei pazienti". D'altra parte, "l'infermiere - sottolinea l'articolo 37 del nuovo codice deontologico - tutela la volonta' dell'assistito di porre dei limiti agli interventi che non siano proporzionati alla sua condizione clinica e coerenti con la concezione da lui espressa della qualita' di vita".
No, dunque, all'accanimento terapeutico.
Quanto ai limiti personali che ogni infermiere puo' porre al proprio intervento assistenziale, "nel caso di conflitti determinati da diverse visioni etiche -si legge nell'articolo 8 del codice, messo a punto dall'Ipasvi con l'aiuto di medici legali, avvocati ed esperti di bioetica- e' d'obbligo l'impegno a trovare la soluzione attraverso il dialogo. Qualora vi fosse e persistesse una richiesta di attivita' in contrasto con i principi etici della professione e con i propri valori, l'infermiere si avvale dell'obiezione di coscienza, facendosi garante delle prestazioni necessarie per l'incolumita' e la vita dell'assistito". In pratica, "e' obbligato a trovare qualcuno che si sostituisca a lui e nel caso cio' non sia possibile, deve effettuare ugualmente la pratica che ritiene ingiusta. E questo perche' il bene del paziente e' la priorita' assoluta".
"L'articolato del documento e' ancora 'in fieri' e attendiamo di confrontarci con i presidenti dei collegi provinciali e le associazioni infermieristiche per completarlo con un preambolo che ne inquadri gli obiettivi. Il codice e' dunque aperto a modifiche e arricchimenti, in attesa di presentarlo nei primi mesi del 2009".
Cinquantuno articoli per un documento che andra' a rinnovare il vecchio codice del 1999 e che sara' pronto a inizio 2009, dopo una serie di consultazioni fra i vari collegi provinciali degli infermieri. Nel testo vengono affrontati argomenti 'caldi', come quello delle disposizioni di fine vita dei malati senza speranza: "l'infermiere - recita l'articolo 38 - quando l'assistito non e' in grado di manifestare la propria volonta', tiene conto di quanto da lui chiaramente espresso in precedenza e documentato". Non e' previsto che sia un familiare a decidere del destino del malato, "ma grazie alle tecniche di comunicazione che abbiamo oggi a disposizione o basandosi su quanto lasciato scritto dal paziente ancora in condizioni di salute - ha sottolineato Annalisa Silvestro, presidente della Federazione nazionale dei collegi degli infermieri (Ipasvi) - e' possibile per chi assiste rispettare la volonta' dei pazienti". D'altra parte, "l'infermiere - sottolinea l'articolo 37 del nuovo codice deontologico - tutela la volonta' dell'assistito di porre dei limiti agli interventi che non siano proporzionati alla sua condizione clinica e coerenti con la concezione da lui espressa della qualita' di vita".
No, dunque, all'accanimento terapeutico.
Quanto ai limiti personali che ogni infermiere puo' porre al proprio intervento assistenziale, "nel caso di conflitti determinati da diverse visioni etiche -si legge nell'articolo 8 del codice, messo a punto dall'Ipasvi con l'aiuto di medici legali, avvocati ed esperti di bioetica- e' d'obbligo l'impegno a trovare la soluzione attraverso il dialogo. Qualora vi fosse e persistesse una richiesta di attivita' in contrasto con i principi etici della professione e con i propri valori, l'infermiere si avvale dell'obiezione di coscienza, facendosi garante delle prestazioni necessarie per l'incolumita' e la vita dell'assistito". In pratica, "e' obbligato a trovare qualcuno che si sostituisca a lui e nel caso cio' non sia possibile, deve effettuare ugualmente la pratica che ritiene ingiusta. E questo perche' il bene del paziente e' la priorita' assoluta".
"L'articolato del documento e' ancora 'in fieri' e attendiamo di confrontarci con i presidenti dei collegi provinciali e le associazioni infermieristiche per completarlo con un preambolo che ne inquadri gli obiettivi. Il codice e' dunque aperto a modifiche e arricchimenti, in attesa di presentarlo nei primi mesi del 2009".
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