Colombia. Conferenza episcopale contro progetto di legge sulla morte dignitosa
La Conferenza Episcopale Colombiana ha reiterato la sua posizione in difesa della vita e di rifiuto dell'eutanasia davanti al Congresso della Repubblica. Il monito dei vescovi e' avvenuto in occasione della presentazione di un disegno di legge che intende regolare la pratica dell'eutanasia, chiedendo ai legislatori la dovuta protezione dei pazienti mediante leggi che promuovano le cure palliative e che "piu' che regolare una morte degna, con il significato perverso che ha acquisito questo termine, incoraggino l'elaborazione di una legge che cerchi di umanizzare il processo della morte attraverso un insieme di mezzi e di attenzioni".
Nel documento reso noto dall'agenzia vaticana Fides, presentato ad una delle Commissioni del Congresso e firmato da mons. Fabian Marulanda Lopez, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Colombiana, si afferma che quando in una societa' "prevale solo la tendenza ad apprezzare la vita nella misura in cui da' piacere e benessere, la sofferenza appare come una minaccia insopportabile, di cui e' necessario liberarsi ad ogni costo", ed in questo contesto "e' sempre piu' forte la tentazione dell'eutanasia, cioe', di impadronirsi della morte, procurandola in modo anticipato".
Questo fatto e' considerato come "uno dei sintomi piu' allarmanti della 'cultura della morte' che avanza soprattutto nelle societa' del benessere, caratterizzate da una mentalita' efficientista che considera il crescente numero di persone anziane e debilitate come qualcosa di troppo gravoso ed insopportabile".
Il documento dei vescovi presenta poi alcuni chiarimenti. Secondo la Dottrina della Chiesa in questa materia, occorre distinguere il caso del cosiddetto "accanimento terapeutico": sebbene esista l'obbligo morale di curarsi e di farsi curare, questo obbligo deve essere valutato secondo le situazioni concrete, cioe' "quando la morte si prevede imminente ed inevitabile, si puo' in coscienza rinunciare ad alcuni trattamenti che procurerebbero unicamente un prolungamento precario e penoso dell'esistenza, senza interrompere tuttavia le cure normali dovute al malato in casi simili". Si afferma poi che e' lecito eliminare il dolore per mezzo dei narcotici, anche se cio' abbia come conseguenza quella di abbreviare la vita del malato.
Fatti questi chiarimenti, si afferma che "l'eutanasia deve considerarsi come una falsa pieta', piu' ancora, come una preoccupante 'perversione' di questa". Con l'eutanasia "la vita del piu' debole rimane nelle mani del piu' forte, si perde il senso della giustizia nella societa' e si mina, nella sua stessa radice, la fiducia reciproca, fondamento di ogni relazione autentica tra le persone".
"La vita non e' negoziabile. Se la liberta', l'onore, l'educazione, etc. sono beni irrinunciabili, a maggior ragione lo e' la vita, radice primordiale di tutti quei beni e primo e fondamentale di tutti i diritti".
Nel documento reso noto dall'agenzia vaticana Fides, presentato ad una delle Commissioni del Congresso e firmato da mons. Fabian Marulanda Lopez, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Colombiana, si afferma che quando in una societa' "prevale solo la tendenza ad apprezzare la vita nella misura in cui da' piacere e benessere, la sofferenza appare come una minaccia insopportabile, di cui e' necessario liberarsi ad ogni costo", ed in questo contesto "e' sempre piu' forte la tentazione dell'eutanasia, cioe', di impadronirsi della morte, procurandola in modo anticipato".
Questo fatto e' considerato come "uno dei sintomi piu' allarmanti della 'cultura della morte' che avanza soprattutto nelle societa' del benessere, caratterizzate da una mentalita' efficientista che considera il crescente numero di persone anziane e debilitate come qualcosa di troppo gravoso ed insopportabile".
Il documento dei vescovi presenta poi alcuni chiarimenti. Secondo la Dottrina della Chiesa in questa materia, occorre distinguere il caso del cosiddetto "accanimento terapeutico": sebbene esista l'obbligo morale di curarsi e di farsi curare, questo obbligo deve essere valutato secondo le situazioni concrete, cioe' "quando la morte si prevede imminente ed inevitabile, si puo' in coscienza rinunciare ad alcuni trattamenti che procurerebbero unicamente un prolungamento precario e penoso dell'esistenza, senza interrompere tuttavia le cure normali dovute al malato in casi simili". Si afferma poi che e' lecito eliminare il dolore per mezzo dei narcotici, anche se cio' abbia come conseguenza quella di abbreviare la vita del malato.
Fatti questi chiarimenti, si afferma che "l'eutanasia deve considerarsi come una falsa pieta', piu' ancora, come una preoccupante 'perversione' di questa". Con l'eutanasia "la vita del piu' debole rimane nelle mani del piu' forte, si perde il senso della giustizia nella societa' e si mina, nella sua stessa radice, la fiducia reciproca, fondamento di ogni relazione autentica tra le persone".
"La vita non e' negoziabile. Se la liberta', l'onore, l'educazione, etc. sono beni irrinunciabili, a maggior ragione lo e' la vita, radice primordiale di tutti quei beni e primo e fondamentale di tutti i diritti".
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