Colombia. Cresce il legame tra la droga e la guerra
Da quando l'esercito ha avviato il cosiddetto Plan Patriota nella parte meridionale del Paese, con l'obbiettivo di andare ad attaccare le Farc nei territori di loro maggiore influenza e neutralizzare i contatti con il narcotraffico, gli insorgenti, applicando apertamente una "economia di guerra", stanno obbligando i campesinos a seminare coca o gli prestano denaro che poi devono rendergli grazie ai guadagni dei futuri raccolti.Questa anticipazione fa parte di un rapporto preparato dall'International Crisis Group, che spiega come le Farc e le Autodifese Unite della Colombia continuano a fare profitti con l'affare del narcotraffico e utilizzano questa attivita' illegale per rafforzare le proprie finanze. Il rapporto indica come oggi, almeno 65 delle 110 unita' operative delle Farc partecipano alla coltivazione e all'affare della coca o del papavero.
Il rapporto intitolato "Guerra e droga in Colombia" (clicca qui), traccia una vera e propria mappa della zona coltivata a coca sotto l'influenza delle Farc, una specie di cintura che dalla zona sud cresce verso nordest. In alcuni territori il controllo delle Farc e' completo "cioe' offrendo sicurezza ai laboratori di raffinazione creati dai narcotrafficanti o, secondo fonti ufficiali, utilizzando propri laboratori". Crisis Group ha constatato che in alcuni casi i comandanti locali e i capi finanziari comprano tutta la base di coca, che in seguito rivendono ai rappresentanti selezionati dai cartelli.
Per quanto riguarda le Autodifese, il documento indica che "esistono prove della loro partecipazione nell'affare della droga che e' molto maggiore di quella delle Farc". E si aggiunge che diverse unita' paramilitari controllano rotte chiave per far uscire la cocaina e che molte di queste strade sono utilizzate per il contrabbando di armi. Inoltre, alcuni blocchi sono piu' specializzati nel trasporto, piu' che nella coltivazione della droga.
Nel documento si dice, ad esempio, che la maggior parte dei sequestri di piu' di una tonnellata di cocaina sono stati realizzati dalla parte del Pacifico, zone sotto controllo paramilitare. Quasi la meta' dei sequestri realizzati nel 2003 sono avvenuti in regioni controllate dai blocchi Pacifico e Calima delle Autodifese.
Secondo il documento il comandante del blocco Pacifico era un capo del narcotraffico, convertitosi in paramilitare. Vengono ipotizzati anche dei legami con l'Ndrangheta calabrese.
Crisis Group avverte anche che oggi esiste una quarta generazione del business della droga, che potrebbe essere costituita da 400 microcartelli che utilizzano sia le Farc che le Auc come fonte per la base di coca. Infine vengono fornite diverse raccomandazioni sia al Governo che alla comunita' internazionale, e in particolare vengono sollecitate le autorita' a garantire che la smobilitazione dei paramilitari sia fatta "con l'abbandono completo di qualsiasi legame con il narcotraffico".
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