Martedì 9 giugno 2026
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Colombia. La nuova "citta' della cocaina" vicina alla frontiera con l'Ecuador

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"Abbiamo trovato dei laboratori organizzati, se si puo' dire cosi', a gruppi di tre edifici alla volta. Ciascun gruppo era separato dall'altro da quattro chilometri, e cosi' via", spiega l'ufficiale dell'intelligence dell'esercito e capo dell'operazione "Dinastia", che dall'inizio dell'anno ha portato alla distruzione di 114 laboratori per la raffinazione della cocaina, di un complesso cocalero stimato in 140 laboratori distribuiti e ben nascosti nella foresta tra i fiumi Nulpe e Guiza. Siamo nella zona sud-occidentale del Nariño, vicino alla frontiera con l'Ecuador, e l'Esercito afferma che se la spartiscono le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc) e le Autodifese Unite della Colombia (Auc).
Secondo le statistiche degli ultimi anni, la zona aveva visto una crescita esponenziale delle coltivazioni di coca: nel 1999 erano 4mila ettari, nel 2000 erano raddoppiate a 7.494, nel 2001 gli ettari divenivano 9.300, nel 2002 un nuovo salto per arrivare a 15 mila. Ma il dato che ha fatto scattare l'ingente operazione partita a gennaio 2004 e' quello del 2003, che parlava di ben 35 mila ettari coltivati a foglia di coca.
Secondo i dati resi noti dall'esercito sono gia' stati fumigati 27 mila ettari, e ne resterebbero solo 8 mila.
Il quotidiano colombiano El Tiempo dedica oggi un reportage a questa "cittadella" in mano ai gruppi armati illegali, il cui ritrovamento avviene esattamente 20 anni dopo la distruzione di un altro complesso, "Tranquilandia". Quella volta, nel marzo del 1984, la presa della cittadella del potente Cartello di Medellin avveniva nelle foreste del Caquetá, quando la Polizia distrusse ben 14 laboratori, furono bruciate 13,8 tonnellate di cocaina e vennero sequestrati 7 aerei.
Questa volta, dopo 20 anni di lotta alla droga anche grazie al supporto della Casa Bianca con i 2 miliardi e mezzo di dollari investiti nel Plan Colombia solo negli ultimi 5 anni, sono semplicemente, e percio' drammaticamente, solo moltiplicate in maniera esponenziale le dimensioni del fenomeno.
Infatti si parla di 35 mila ettari coltivati e di 140 laboratori in grado di raffinare 15 tonnellate di foglia di coca alla settimana e secondo stime dell'Esercito riportate dal quotidiano colombiano, la foglia di coca cosi' raffinata si trasforma in 4 tonnellate di base di coca e cosi' da 6 a 7 tonnellate di pasta di coca, che sul mercato internazionale arriva ad avere un valore di 25 mila dollari al chilo.
La cittadella ha anche un vero e proprio centro abitato, Llorente, che il sabato e la domenica vede le sue strade riempirsi dei raccoglitori di foglia di coca. Le attivita' commerciali hanno un doppio listino, i prezzi per il fine settimana praticamente sono piu' che raddoppiati. Tra le curiosita' ci sono i posti di telefono, una trentina, che fanno dei prezzi speciali per le chiamate con dei cellulari, il paradosso e' che la zona non ha copertura per i cellulari che cosi' riescono a funzionare solo grazie ad antenne pirata e apparecchiature che riescono a fare le chiamate.
Gli abitanti della zona ammettono che senza l'affare delle coltivazioni illegali non ci sarebbe tanta "prosperita'", e temono che le fumigazioni mettano in crisi l'economia. E mentre i contadini lavano le piante di coca per evitare la distruzione del loro raccolto dopo che sono passati gli aerei che in volo gettano i potenti erbicidi come il glifosato, anche l'Esercito si chiede per quanto potra' durare un investimento cosi' impegnativo e per quanto potranno durare le fumigazioni.
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