Colombia. Il rapporto della Contraloria: forza unica contro il narcotraffico, ma…
La complessita' della rete di lotta contro il traffico di stupefacenti diluisce le responsabilita', genera un raddoppio delle funzioni e frizioni istituzionali, provocando falle nel funzionamento e nei risultati. A dirlo e' la Contraloria General de la Nacion. Ma attenzione, scrive il rapporto, neanche il calo delle coltivazioni produce vantaggi nella lotta al narcotraffico.La Contraloria ha proposto di creare una forza unica per la lotta contro il narcotraffico per eliminare i problemi creati dalla complicata organizzazione attuale, di cui fanno parte un gran numero di istituzioni.
L'ente ha reso noto il 18 gennaio il suo quinto rapporto sulle azioni e i progressi del Plan Colombia, corrispondente all'anno 2003, in cui si raccomanda la "riforma radicale dello schema istituzionale" attuale per la lotta contro il narcotraffico.
Secondo l'ente di controllo, la complessita' crescente del narcotraffico, cosi' come i suoi legami con i gruppi armati illegali e con la criminalita' comune, ha portato alla creazione "di una variegata e amplia rete istituzionale incaricata della lotta contro la droga".
Questa complessita', annota il rapporto, si riflette nella "sovrapposizione di competenze, che diluisce le responsabilita', genera un raddoppio delle funzioni e, anche, uno scontro istituzionale, provocando falle nel funzionamento e nei risultati della lotta antinarcotici".
La creazione di una forza unica contro il narcotraffico, "simile all'esperienza boliviana", evita i problemi che si presentano attualmente, con schemi organizzativi e operativi che "garantiscono il coordinamento istituzionale e l'identificazione chiara delle responsabilita'".
Il rapporto si riferisce anche ad aspetti relativi alla riduzione dell'offerta della foglia di coca, materia prima per la produzione della cocaina, e dell'effetto nell'offerta dell'allucinogeno. "Le cifre rivelano, negli ambiti nazionale e internazionale, una riduzione notevole dell'offerta della foglia di coca e di conseguenza, della cocaina", dato che negli ultimi tre anni l'area delle coltivazioni illegali in Colombia si e' ridotta di circa un 40%.
Nonostante questo, si aggiunge, come "le statistiche delle Nazioni Unite non dimostrano un effetto sui prezzi internazionali, che dovrebbero essere cresciuti a fronte della diminuzione dell'offerta" e a fronte al fatto che dal 2002 al 2003 "la produzione complessiva potenziale della cocaina pura e' scesa da 800 tonnellate a 655".
Secondo il Dipartimento statunitense antidroga (DEA), nel mercato Usa il grado di purezza della cocaina per il consumatore finale era nel 1999 del 69%, mentre nel 2001 e' calato ad un 56%.
Per questo motivo, e in queste condizioni "e' possibile concludere che la riduzione delle aree coltivate illegalmente non rappresenta un vantaggio decisivo nella lotta contro il narcotraffico, vista la capacita' di adattamento dei mercati".
Fino a che ci saranno condizioni di conflitto armato nella maggioranza delle zone di coltivazione, le semine illegali tenderanno a mantenersi e "almeno a breve termine, l'eradicazione delle piantagioni non riuscira' a raggiungere il suo obiettivo finale: diminuire il consumo mondiale della cocaina".
A questo indirizzo il rapporto completo: clicca qui
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