Domenica 7 giugno 2026
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Come l'International Heral Tribune vede il dibattito sulla morte assistita in Italia

U.E. - GRAN BRETAGNA
Notizia ·
'Quando nel 2005 Papa Giovanni Paolo II stava morendo per le complicazioni del morbo di Parkinson, all'ultimo si rifiuto' di lasciare il Vaticano e tornare in ospedale, respingendo terapie come respiratori automatici o macchine per la dialisi; mori' dopo un giorno'. Nonostante episodi di particolare rilevanza come questo, scrive oggi con ampio risalto l'International Herald Tribune, 'gli italiani comuni non hanno il chiaro diritto di respingere terapie mediche aggressive. Decenni dopo che negli Usa si e' accettato di delegare qualcuno perche' si faccia depositario delle proprie ultime volonta' anche riguardo a un possibile accanimento terapeutico, l'Europa si muove ancora lentamente verso quella direzione. Ma certe resistenze si fanno piu' pesanti a seconda dei posti e alla questione dei diritti legali dei malati terminali se ne mischiano altre che sono indizio di contenziosi sociali, che vanno dall'eutanasia alle unioni tra gay'.
'In Italia le procedure sono confuse cosi' come in molti altri paesi. La Costituzione sancisce quei diritti, ma la deontologia medica non impone ai medici di rispettarli e, in effetti, detta norme ai medici affinche' provino a mantenere comunque in vita i pazienti. Al Senato italiano e' in discussione una nuova legge che dovrebbe affermare chiaramente il diritto a respingere l'accanimento terapeutico, ma e' improbabile che possa passare in tempi ragionevoli. Altre nazioni hanno adottato solo di recente una legislazione in materia; Francia, Spagna e Gran Bretagna hanno adottato leggi sul diritto alla morte appena due anni fa'.
'Molti europei ancora non hanno diritti legali in questo campo, che per le lobby religiose, divisioni politiche e ideologiche e' diventato un contenzioso (...) al pari di una quantita' di altre questioni, come l'aborto, l'eutanasia e i matrimoni tra omosessuali'. Il giornale, come esempio, cita il caso di Beppino Englaro, che da 15 anni si batte, sinora invano, per l'applicazione di un testamento in vita che permetterebbe di staccare il respiratore automatico al quale e' collegata la figlia in coma.
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