Come cambiano i consumi in tempi di crisi
Carne, cibi pronti, gioielli, aria condizionata, benzina, televisori: la crisi obbliga i francesi a limitare le spese. Lo constatano tutti i comparti -dai prodotti culturali agli arredamenti per la casa fino ai generi alimentari. La parsimonia dei consumatori non e' affatto una stranezza o una sorpresa. Si spiega, in primo luogo, con il rapido aumento della disoccupazione che induce chi ha perso il lavoro a ridurre automaticamente le spese, ma anche chi il lavoro ce l'ha, tende a risparmiare per prudenza. Con la crisi, i francesi mangiano dunque meno? La risposta e' no. Per Robert Rochefort, direttore del Centro di ricerca sui consumi (Credoc), la situazione indica piuttosto una modifica radicale nei modi di consumare. Non di meno, ma diversamente. "La mattina, anziche' mangiare cereali sofisticati, si compra la bagette di pane". Insomma, dei piccoli sacrifici quotidiani, che esprimono anche "un desiderio di vendetta". Ossia, i francesi pensano che la crisi sia ingiusta, e si rifiutano d'arricchire i grandi gruppi della distribuzione. Un atteggiamento che li spinge a snobbare gli ipermercati, "templi del consumo", preferendogli il negozio sotto casa o il mercato di quartiere. Un riflesso che appare paradossale, essendo i negozi piccoli meno convenienti dei supermercati. Eppure, le nuove abitudini potrebbero resistere anche dopo la ripresa. Per Rochefort, la crisi potrebbe addirittura segnare "la fine dell'era dell'iperconsumo", dominante dagli anni 1970.
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